log in

Deprecated: Non-static method JApplicationSite::getMenu() should not be called statically in /home/istitutobiblicobereano/public_html/templates/gk_game/lib/framework/helper.layout.php on line 199

Deprecated: Non-static method JApplicationCms::getMenu() should not be called statically in /home/istitutobiblicobereano/public_html/libraries/cms/application/site.php on line 272

Commentario Romani 1 - 8

Romani 1-8

COMMENTARIO ALLA LETTERA DI S. PAOLO AI ROMANI, 1-8

di John MacArthur
Pagine 522
Euro 24,00 + spese postali

Molti, se non tutti, i grandi risvegli e riforme nella storia della chiesa sono originati direttamente dall'Epistola ai Romani.” Agostino, Martin Lutero, John Wesley, Giovanni Calvino, William Tyndale hanno tutti testimoniato dell’importanza centrale di questa lettera dell’Apostolo delle genti nella loro vita e nella loro formazione cristiana.

Questo testo rispecchia l’argomentazione dell’Apostolo Paolo, sia in risposta alle obbiezioni dei Giudei e dei cristiani giudaizzanti, sia alle obbiezioni dei pagani, riguardo alla buona novella della salvezza per grazia e della vita vittoriosa sul peccato. La giustificazione del peggior peccatore soltanto per la grazia di Dio e per la fede, la sua posizione di assoluta sicurezza nell’opera di Cristo, il suo destino eterno come erede di Dio sono delle dottrine fondamentali, tutte spiegate con grande chiarezza in questa epistola.

Questo commentario è insolito perché tratta ogni parola del testo, sia nel suo contesto, sia nel contesto di tutte le Sacre Scritture, sia in relazione alle opinioni e alle dottrine dei credenti passati e presenti. Perciò, non si tratta strettamente di un commentario, ma di un’esposizione fedele a tutta la dottrina del Nuovo Testamento, che può illuminare e edificare non soltanto il predicatore, ma anche ogni credente serio che desidera conoscere meglio la base della propria fede e le grandi benedizioni che Dio gli ha preparate.

È scritto in linguaggio chiaro e non tecnico, per l’uso di tutti.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 


 
[Estratto dal capitolo 15]

Come essere giusti davanti a Dio

La giustizia è uno dei temi maggiori e ripetuti spesso nella lettera ai Romani. Come è stato menzionato nel capitolo precedente, la radice comune dei termini giustizia, giustificazione e delle varie forme verbali e aggettivali derivate, si trova più di sessanta volte in questa lettera. Quello che stiamo esaminando (3:21-25a) è uno dei tanti passi dell’epistola che si concentrano sulla giustizia di Dio, in base alla quale viene valutata ogni altra giustizia.

L’unica giustizia che l’uomo possiede o che possa raggiungere dentro di sé è ingiustizia, perché questa è la caratteristica sostanziale della sua natura umana peccatrice. La “giustizia” dell’uomo, dichiara Isaia, “è come un abito sporco”, riferendosi ai pannolini che le donne usavano nel loro periodo di mestruazioni (Isaia 64:6).
La luce della giustizia proviene solo dall’alto. Zaccaria, il padre di Giovanni il battista, profetizzò su Gesù che Egli sarebbe stato “l’Aurora dall’alto [che] ci visiterà per risplendere su quelli che giacciono in tenebre e in ombra di morte” (Luca 1:78,79). Quando prese fra le braccia il piccolo Gesù, il pio Simeone dichiarò: “I miei occhi hanno visto la tua salvezza, che hai preparata dinanzi a tutti i popoli, per essere luce da illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele” (Luca 2:30-32).
Giovanni descrive il Signore Gesù Cristo dichiarando: “La vera luce che illumina ogni uomo stava venendo nel mondo” (Giovanni 1:9). Gesù Cristo era Dio incarnato, il quale portava in se stesso la luce della salvezza per il mondo.

I poeti antichi, greci e romani, amavano scrivere tragedie fortemente drammatiche in cui l’eroe o l’eroina si salvavano da situazioni impossibili grazie all’intervento in extremis di un dio (il noto deus ex machina). Tuttavia, i poeti più seri sceglievano di non introdurre un dio sulla scena se la situazione non meritava di essere districata con un intervento divino.
La suprema tragedia umana è il peccato dell’uomo, e soltanto il vero Dio può risolverlo. Solo un Dio perfettamente giusto può provvedere alla giustizia di cui gli uomini hanno bisogno per essergli graditi.

Sotto molti aspetti, la giustizia di Dio è diversa da ogni altro tipo di giustizia. Primo, è differente per la sua fonte, che è Dio stesso. “Cieli, stillate dall’alto; le nuvole facciano piovere la giustizia! Si apra la terra e sia feconda di salvezza; faccia germogliare la giustizia al tempo stesso. Io, il Signore, creo tutto questo” (Isaia 45:8).
Secondo, la giustizia di Dio è diversa nella sua essenza. È una giustizia completa che adempie l’ordine della legge divina e insieme ne sconta la pena derivata dalla sua trasgressione. In base a questa legge tutti gli uomini vengono giudicati. Il comando dato dalla legge di Dio richiede che essa sia adempiuta perfettamente. Richiede la perfezione senza alcun peccato, cosa che solo l’uomo Gesù Cristo poté mai compiere. Egli osservò ogni richiesta della legge di Dio senza la minima deviazione o mancanza. Anche se affrontò ogni tentazione a cui l’uomo è soggetto, egli fu completamente senza peccato (Ebrei 4:15). Tuttavia, perché pagasse la pena imposta dalla legge per conto dell’umanità peccatrice, Dio “lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in Lui” (2 Corinzi 5:21). “Egli ha portato i nostri peccati nel suo corpo, sul legno della croce, affinché, morti al peccato, vivessimo per la giustizia” (1 Pietro 2:24; cfr. Ebrei 9:28).
Terzo, la giustizia di Dio è unica nella sua durata. È una giustizia eterna, che dura d’eternità in eternità. Tutta la Scrittura si riferisce alla sua giustizia come a una giustizia eterna (vedi ad es. Salmo 119:142; Isaia 51:8; Daniele 9:24). La persona, dunque, che riceve la giustizia di Dio riceve una giustizia eterna.

Commentario alla lettera di S. Paolo ai Romani, capp. 1-8 © Associazione Verità Evangelica