log in

Dio è davvero in controllo?

Dio è davvero in controllo?

DIO È DAVVERO IN CONTROLLO?

Fidarsi di Lui in un mondo ostile

di Jerry Bridges
ISBN 978-88-96129-06-7
Pagine 136
Euro 9,00 + spese postali

Quando n disastro naturale colpisce vicino a casa nostra, o un incidente porta via un nostro caro o un bambino nasce con una malformazione grave che influenzerà tutta la sua vita, come reagiamo?
Pensiamo che Dio abbia guardato incurante da un’altra parte? O che sia, in ogni modo, così lontano per cui poco gli importa ciò che succede ai mortali? Dove’è Dio quando le cose vanno male?

Jerry Bridges affronta questi interrogativi e li esamina alla luce delle Sacre Scritture. Non pretende di capire a fondo e di spiegare i pensieri e i piani di Dio, né si erge a giudice di chi si chiede “perché?”.
Cerca solo con grande onestà di esporre nella maniera più semplice e piana ciò che lui stesso ha compreso.

Ne risulta un quadro equilibrato e estremamente consolante di un Dio amorevole, saggio e sovrano, che non perde il controllo delle circostanze mondiali e nostre personali. Anzi le usa per il bene temporale e eterno di chi si fida di Lui.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.


 
[Estratto dal capitolo "Il potere di Dio sulla natura"]

La sterilità

Un’altro campo di battaglia per la nostra fiducia in Dio è il problema della sterilità. Molte coppie pregano per anni per avere un figlio, senza vedere risultati. Anche qui la Bibbia afferma con chiarezza che Dio è in controllo. Di Anna viene detto che “Il Signore l’aveva fatta sterile” (1 Samuele 1:5) mentre Egli rese feconda Lea (Genesi 29:31). Sarah, la moglie di Abrahamo, disse: “Il Signore mi ha fatta sterile” (Genesi 16:2). L’angelo del Signore disse alla madre di Sansone, prima della sua nascita: “Ecco, tu sei sterile e non hai figli, ma concepirai e partorirai un figlio” (Giudici 13:3). Ancora, l’angelo del Signore disse a Zaccaria: “La tua preghiera è stata esaudita, tua moglie Elisabetta ti partorirà un figlio” (Luca 1:13). Tutti questi brani della Scrittura insegnano che Dio è in controllo sul concepimento dei bambini. Anzi, il Salmo 139:13, va oltre e dice che “Sei tu (Dio) che mi hai intessuto nel seno di mia madre”. Dio non solo controlla il concepimento, Egli sorveglia la formazione del piccolo nell’utero della madre. Dio esercita davvero un controllo amorevole e sovrano su tutta la sua creazione, incluso ciò che accade nei nostri corpi.

Allora come possiamo fidarci di Lui di fronte al dolore, alla sofferenza, alla malattia o al dispiacere che provoca l’impossibilità di avere dei figli o la nascita di un bambino con gravi problemi? Se Dio è in controllo, perché permette che accadano tutte queste cose?
Nel primo capitolo di questo libro, ho detto che per fidarsi di Dio nella difficoltà dobbiamo credere che Egli è completamente sovrano, perfetto nell’amore e infinito nella sapienza. Non abbiamo ancora parlato dell’amore e della sapienza di Dio, ma per ora consideriamo solo un brano della Scrittura.
Il Signore infatti non respinge per sempre; ma se affligge, ha pure compassione, secondo la sua immensa bontà; poiché non è volentieri che Egli umilia e affligge i figli dell’uomo. —Lamentazioni 3:31-33

Dio non ci affligge né provoca dolori volentieri. Non prova piacere nel causarci pena o dispiacere.
Egli ha sempre uno scopo per il dolore che porta o permette nella nostra vita. Molto spesso non sappiamo quale sia questo scopo, ma ci basta sapere che la sua infinita saggezza e il suo perfetto amore hanno stabilito che quella particolare sofferenza è la cosa migliore per noi. Dio non spreca il dolore. Egli lo usa sempre per compiere il suo piano. E il suo piano è per la sua gloria e per il nostro bene. Quindi, possiamo avere fiducia in Lui quando il nostro cuore sanguina e i nostri corpi sono dilaniati dal dolore. Confidare in Dio nel nostro dolore e nella sofferenza significa accettare che essi vengono da Lui. C’è una grande differenza tra l’accettazione e la rassegnazione o la sottomissione. Ci possiamo rassegnare ad una situazione difficile, solo perché non abbiamo alternative. Molta gente lo fa continuamente. Oppure, ci possiamo sottomettere alla sovranità di Dio sulle nostre circostanze con una certa riluttanza. Accettare veramente il nostro dolore e la sofferenza è un atto volontario. Un atteggiamento di accettazione dice che ci fidiamo di Dio, del fatto che Egli ci ama sa cos’è meglio per noi.

Accettare non significa che non pregheremo per una guarigione fisica o per il concepimento e la nascita di un piccolino dal nostro matrimonio. Dobbiamo certamente pregare per queste cose, ma dobbiamo pregare fidandoci di Dio. Dobbiamo capire che, anche se Dio può fare ogni cosa, per ragioni infinitamente sagge e amorevoli Egli potrebbe anche non fare ciò per cui stiamo pregando. Quanto a lungo dovremmo pregare? Se possiamo pregare con fiducia, con un atteggiamento di accettazione della volontà di Dio, dovremmo pregare fino a che ne proviamo il desiderio. Centinaia di anni fa, il profeta Abacuc lottò con la domanda “dov’è Dio?”, in tutto il male che vedeva intorno a sé. Alla fine giunse alla conclusione che, sebbene non comprendesse quello che Dio stava facendo, si sarebbe fidato di Lui. La sua affermazione di fiducia, fatta di fronte ad un mondo che crollava intorno a lui, è un esempio calzante per noi, specie quando lottiamo col problema della sovranità di Dio sulla natura. Abacuc disse:
Infatti il fico non fiorirà,
non ci sarà più frutto nelle vigne;
il prodotto dell’ulivo verrà meno,
i campi non daranno più cibo,
le greggi verranno a mancare negli ovili,
e non ci saranno più buoi nelle stalle;
ma io mi rallegrerò nel Signore;
esulterò nel Dio della mia salvezza

—Abacuc 3:17,18

Dio è davvero in controllo? © Associazione Verità Evangelica