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Il potere della verità

Il potere della verità

Il foglio evangelistico "IL POTERE DELLA VERITÀ" è una presentazione chiara e semplice del bisogno dell'uomo di conoscere la verità in un'epoca come la nostra che rifiuta gli assoluti e l'esistenza stessa di una verità oggettiva e universale. Come tutti i nostri opuscoli evangelistici, anche questo può essere personalizzato con un tuo messaggio che inseriamo nello spazio predisposto.

Il potere della veritàIL POTERE DELLA VERITÀ

Opuscolo di evangelizzazione personalizzabile

Molte persone rifiutano la verità di Dio, perché vogliono sentirsi libere di vivere come vogliono. La vera libertà invece viene dal conoscere e dal sottomettersi alla Verità che è Cristo stesso.

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La VOCE marzo 2021

“Come mai non hai fatto i compiti?” “Per quale ragione non hai riordinato la tua stanza?” “Perché mi hai disubbidito?”

Mi ritornano in mente le parole di mia mamma quando mi chiedeva perché non avessi fatto quello che mi aveva chiesto.

Poi, quando la domanda veniva da mio padre il fatto si faceva più serio per me.

Il più delle volte non avevo una buona spiegazione, ma cercavo lo stesso di giustificarmi meglio che potevo.

Nel tempo diventava sempre più difficile rispondere in modo convincente, perché mi rendevo conto che non bastava più trovare scuse banali.

Una volta cresciuto, non erano più i miei genitori a interrogarmi su certi perché, bensì i miei professori all’università prima, i datori di lavoro poi, e pure le persone vicine a me. E non si trattava più di monellerie di ragazzini, ma di questioni tra adulti.

È ovvio che non tutte le dimenticanze erano cose serie, ma certe erano importanti e mi avevano messo davanti alle mie responsabilità.

Siamo tutti fallibili e dobbiamo fare i conti con le nostre mancanze. Non tutte le richieste sono formulate in modo chiaro, e si possono pure presentare situazioni impreviste che ci impediscono di compiere il nostro dovere. 

Ma quando è Dio a chiedermi qualcosa, io come rispondo?

Davanti a Dio nessuna scusa tiene! 

Le sue richieste sono chiare, logiche, appropriate, autorevoli e giuste. E davanti a ciò che mi chiede Lui, non c’è cosa più saggia che domandarmi perché non ubbidisco. 

Posso razionalizzare quanto mi pare, dire che sono umano e quindi fallibile, ma col Signore non attacca. È molto meglio farsi un attento esame di coscienza sincero. 

Non posso permettermi di non pensarci o essere superficiale, perché così tornerò solo a ripetere le mie azioni.

Lui ci ha dato incarichi precisi e compiti da svolgere. Uno tra i più importanti è questo: “Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente” (Matteo 28:18-20).

Il concetto è chiaro: portare il vangelo alle persone deve essere uno stile di vita. Non abbiamo incarico più importante di questo. 

Quando il Signore ce l’ha affidato, ha assicurato che ci avrebbe accompagnato in questa responsabilità con la sua onnipotenza e la sua presenza costante. 

Eppure, tante volte recalcitriamo: “Il comando è chiaro, il suo aiuto è garantito, ma… lo facciano gli altri. Io no.”

Davanti alla giusta domanda di Gesù “Perché non evangelizzi?” come risponderei?

Non mi sento all’altezza… Non ho una preparazione adeguata… Non ho il dono dell’evangelista… Non ho la chiamata… Non so come si fa… 

CINQUE MOTIVI PER CUI NON EVANGELIZZO

 

1. Non è una priorità

Per la maggior parte delle persone la vita si riduce a una somma di circostanze. Le situazioni che viviamo ci incanalano in un flusso ininterrotto di eventi, che andranno poi a determinare quali cose hanno per noi importanza prioritaria. Anche per molti credenti è così.

Le decisioni prese tanto tempo fa tengono ancora in pugno la scala delle nostre priorità.

Abbiamo scelto una carriera? Ogni avanzamento professionale richiede un impegno sempre maggiore. 

Ci siamo sposati? Coltivare un matrimonio felice è un lavoro a tempo pieno. 

Abbiamo figli? Accompagnarli a scuola, aiutarli con i compiti, educarli, portarli a fare sport o a lezioni di musica è una giostra che continua a girare sempre. 

Quando le cose stanno così, sfido chiunque a trovare del tempo libero per qualsiasi altra cosa. 

“Insegnaci dunque a contare bene i nostri giorni, per acquistare un cuore saggio” (Salmo 90:12). 

Non permettiamo che le circostanze o la società ci impongano una scala di valori e delle priorità non adatte ai figli di Dio. 

Stabilire quali siano le cose più importanti è un ruolo che spetta a Dio; e Lui ce le dice attraverso la sua Parola.

2. Non vedo il mondo come perduto

Il male nel mondo ci dà fastidio come credenti. Ci sono tanti “peccatori” che, coi loro commenti e con l’atteggiamento che hanno, possono urtare la nostra sensibilità. Subiamo ingiustizie in un modo o nell’altro tutti i giorni. 

I non credenti spesso sono veri e propri ostacoli alla nostra serenità e alla nostra pace… Il mondo è fatto così, non ci possiamo fare nulla… Non ci resta che evitare il più possibile di entrare in contatto con il male degli altri…

Siamo infastiditi, ma non proviamo compassione per certe persone; compatiamo piuttosto noi stessi per il fatto che dobbiamo conviverci.

Gesù invece “vedendo le folle, ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore” (Matteo 9:36). Erano le stesse persone che lo avrebbero crocifisso di lì a breve! 

Gesù non poteva fare a meno di avere compassione, era una sua qualità. Questo evidenzia il nostro bisogno di rivalutare il modo in cui vediamo le persone intorno a noi seguendo il suo esempio.

3. Non sono preparato

“Evito di parlare della mia fede, perché potrebbero farmi delle domande a cui non so rispondere. Farei solo una figuraccia. Non sono mica l’apostolo Paolo io!” 

Una preoccupazione legittima. Forse. 

È possibile che dovrai rispondere a domande difficili. Allora è meglio che ti dia da fare per essere pronto a rispondere a chi te le fa con sincerità. Restare nell’ignoranza o avere solo delle vaghe idee non è d’aiuto a nessuno. 

Essere preparati sugli argomenti della salvezza e della fede è importante anche per il tuo stesso benessere spirituale. Ci sono ottimi libri, facili da leggere e da comprendere, ci sono messaggi e studi anche su internet che ci possono aiutare. Ma se non ci diamo una mossa non saremo mai pronti né preparati.

Un modo sicuramente utile è quello di seguire dei corsi biblici sulle dottrine basilari della Bibbia, curati dall’Istituto Biblico Bereano oppure chiedi informazioni al nostro ufficio tel. 06-7002559, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

“Siate sempre pronti a render conto della speranza che è in voi a tutti quelli che vi chiedono spiegazioni” (1 Pietro 3:15b).

4. Ho paura

Questa forse è la ragione più verosimile. Abbiamo paura della reazione delle persone, temiamo di perdere amici o di essere presi per fanatici. 

Ci giustifichiamo dicendo che viviamo una vita onesta, ed è quella la nostra testimonianza. Sarà la gente a chiederci qualcosa nel vedere il nostro buon comportamento. 

Purtroppo però può accadere che quando si presenta un’occasione per parlare del Signore non sappiamo coglierla, perché non la vediamo. Ma la realtà è che non la cerchiamo e non la stiamo aspettando perché, comunque, abbiamo paura.

Temiamo il giudizio delle persone, non ci piace sentirci diversi e vogliamo essere accettati.

“Se siete insultati per il nome di Cristo, beati voi! Perché lo Spirito di gloria, lo Spirito di Dio, riposa su di voi. Nessuno di voi abbia a soffrire come omicida, o ladro, o malfattore, o perché si immischia nei fatti altrui; ma se uno soffre come cristiano, non se ne vergogni, anzi glorifichi Dio, portando questo nome” (1 Pietro 4:14-16).

Dovremmo avere più paura di offendere Dio piuttosto che gli uomini!

5. Ho fallito troppe volte

“Ci ho provato, ma le persone non vogliono ascoltare discorsi sulla fede. Non sono capace di convincere nessuno, tanto meno di convertire qualcuno. Se non riesco ad avere un buon dialogo sulle cose spirituali con chi fa parte della mia vita, come potrei riuscirci con uno sconosciuto? E più ci provo, e meno mi stanno ad ascoltare. Ho perso ogni influenza su di loro.”

Sarà. Ma non sta a te cambiare il cuore di nessuno. Quella è un’opera esclusiva di Dio. Noi siamo solo suoi messaggeri.

Gesù ha detto: “Vi dico la verità: è utile per voi che io me ne vada; perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma se me ne vado, io ve lo manderò. Quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio” (Giovanni 16:7,8).

Sarà lo Spirito Santo a convincere chi vuole del proprio peccato e delle sue conseguenze, noi dobbiamo parlare alle persone e avvertirle di ravvedersi, in modo che siano riconciliate con Dio. E preghiamo che Lui possa aprire i loro occhi.

I professionisti della fede

È più facile lasciare che siano i missionari, gli evangelisti e le guide della chiesa a parlare di Cristo. Hanno sia la chiamata sia i doni necessari. Ma è un atteggiamento sbagliato. Anzi, se credi sia giusto così, dovresti preoccuparti sul serio del tuo rapporto con il Signore. Il principio spirituale “Dall’abbondanza del cuore la bocca parla” (Matteo 12:34) vale anche per questo. 

“Io sono debitore verso i Greci come verso i barbari, verso i sapienti come verso gli ignoranti;così, per quanto dipende da me, sono pronto ad annunciare il vangelo anche a voi che siete a Roma. Infatti non mi vergogno del vangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede; del Giudeo prima e poi del Greco; poiché in esso la giustizia di Dio è rivelata da fede a fede, com’è scritto: «Il giusto per fede vivrà»” (Romani 1:14-17).

Questo è ciò che Paolo ha scritto ai romani sotto ispirazione di Dio. 

Sapeva di essere debitore, e che aveva ricevuto una notizia che non poteva tenere per sé. Sapeva che Dio ha stabilito come la fede debba essere trasmessa: da persona a persona. Ogni credente deve ubbidire al comando di Dio.

Le mie giustificazioni di bambino non hanno mai funzionato con i miei genitori. Del resto le nostre scuse davanti alle nostre responsabilità mancate non convincono e non coprono lo sbaglio.

Quali scuse potrei mai presentare allora davanti al Signore che un giorno valuterà il mio operato? Non so tu, ma io desidero sentirlo dire: “Va bene, servo buono e fedele; sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore” (Matteo 25:21).

Che Dio ci aiuti a rinunciare alle nostre scuse!

“...l’amore di Cristo ci costringe, perché siamo giunti a questa conclusione: ...ch’egli morì per tutti, affinché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro. Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo nel nome di Cristo: siate riconciliati con Dio” (2 Corinzi 5:14,15,20).

– D.S.

Il potere della verità

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L'inganno delle brave persone

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Il foglio evangelistico "L'INGANNO DELLE BRAVE PERSONE" è una presentazione chiara e semplice del problema più grave dell'uomo e la soluzione di Dio. Come tutti i nostri opuscoli evangelistici, anche questo può essere personalizzato con un tuo messaggio che inseriamo nello spazio predisposto.

L'inganno delle brave personeL'INGANNO DELLE BRAVE PERSONE

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Molte persone si reputano migliori degli altri. Sperano che le loro buone qualità siano sufficienti per poter ricevere la vita eterna. Ma cosa dice la Bibbia? L'incontro di un giovane per bene con il Signore Gesù ci rivela la verità su noi stessi.

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Ti lancio una sfida

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Tutti hanno una loro opinione su chi era Gesù. Ma chi era questo uomo in realtà? Per conoscere la verità, bisogna scoprire ciò che ha affermato di se stesso.

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La VOCE marzo 2019

Condividere tutta la verità con amore

Come ti sentiresti se scoprissi che a un tuo caro, colpito da una grave malattia, fosse somministrato solo un placebo? Immagino la tua rabbia. Faresti di tutto per assicurargli la più efficace e appropriata terapia. 

Il placebo è una sostanza farmacologica senza alcun principio attivo. L’unico “effetto” che può avere è tranquillizzare, mentalmente, pazienti ipocondriaci, malati immaginari che non necessitano di alcuna cura reale.

Eppure, tante volte, come credenti  rischiamo di offrire alle persone un placebo al posto della verità.    

Il peccato è come una malattia mortale. Ha effetti devastanti nella vita, ma nell’eternità si vedono chiaramente le sue inesorabili conseguenze. 

Hai mai pensato che il tuo modo di parlare della fede potrebbe essere nocivo? 

Non c’è posto per il placebo nell’evangelizzazione. Credere alla verità porta risultati eterni meravigliosi. Ma un messaggio non pienamente conforme al vangelo è un inganno che ha effetti disastrosi.

Dobbiamo seguire l’esempio di Gesù. Lui non ha ammorbidito, né falsato il messaggio per non turbare la gente. Non cercava seguaci, ma discepoli!

IL VANGELO È UNA BUONA NOTIZIA 

La salvezza non costa nulla, ma seguire Gesù costa tutto. Anche se pare una contraddizione, è una verità biblica. 

Spesso si evita di parlare del costo di seguire Gesù, per non scoraggiare persone dal convertirsi. Il problema è che entrambi gli aspetti, il dono gratuito della salvezza e il costo del discepolato, sono indispensabili per una presentazione corretta e completa del messaggio di salvezza.

La buona notizia del vangelo sta nel fatto che Dio ha risolto il nostro problema del peccato e del conseguente giusto ed eterno giudizio su esso, cioè la morte. La salvezza non costa nulla, perché Gesù ha pagato tutto. 

“Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti” (Efesini 2:8,9). 

Dal momento che la salvezza è totalmente gratuita, qualunque pensiero, o azione, che insinui l’idea di dover fare qualcosa, o comportarsi in un certo modo per essere salvati, ne perverte il messaggio, rendendolo un vangelo falso, che non salva, bensì maledice.

Ogni tentativo per meritarsi la salvezza è un affronto alla persona e all’opera di Cristo. Sarebbe come dire che Gesù abbia fallito e che la Parola di Dio sia falsa, quando afferma che Gesù, “reso perfetto, divenne per tutti quelli che gli ubbidiscono autore di salvezza eterna… Perciò egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro… Infatti con un’unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che sono santificati” (Ebrei 5:9; 7:25; 10:14). 

IL VANGELO È ESCLUSIVO

Gesù ha affermato: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giovanni 14:6). E l’apostolo Paolo ribadisce: “Infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo” (1 Timoteo 2:5).

Non ci sono altre vie per arrivare a Dio. Non ci sono altri mediatori. Credere in un’entità, una forza superiore, in un dio diverso da quello biblico, affidarsi ai santi, vivi o morti, è un falso vangelo che non salva affatto. 

“Credo in Dio a modo mio” è un’affermazione presuntuosa e pericolosa, perché non trova fondamento in quello che Dio dice nella sua Parola.

IL VANGELO RIVELA LA VERITÀ SUL TUO PECCATO

Fin qui, le persone che frequentano le nostre chiese e si considerano credenti, per la maggior parte, sono d’accordo con tutto quello che abbiamo detto. 

Ma c’è ancora un aspetto di cui dobbiamo parlare, senza il quale la presentazione del vangelo non sarebbe completa: seguire Cristo ha un costo alto. 

Alcuni lo tralasciano pensando che, casomai, sarebbe meglio parlarne dopo che l’altro avrà accettato il nostro discorso. 

Gesù, Dio incarnato, ha fatto tutto perfettamente. Studiando il suo modo di evangelizzare, sembra quasi che volesse scoraggiare le persone a seguirlo. 

Il suo messaggio consisteva in alcuni elementi fondamentali costanti. Non ha presentato la buona novella prima di aver sollecitato una consapevolezza profonda del peccato e delle sue conseguenze. 

Anche Giovanni Battista, che era stato l’apripista del Salvatore, ha predicato contro il peccato, denunciando le opere malvagie delle persone che venivano da lui. La chiamata al battesimo di ravvedimento era la preparazione perfetta per la buona notizia che Gesù avrebbe portato loro. 

Giovanni ha perso la testa a causa del suo parlare chiaro e diretto. A nessuno piace essere rimproverato per quello che fa, tantomeno essere definito un peccatore, e mai e poi mai sentirsi condannato eternamente all’inferno.

Oggi rischieremmo molto meno di Giovanni, ma saremmo sicuramente additati come fondamentalisti radicali, senza amore. È più facile parlare di soluzioni ai problemi, consigliare su matrimoni difficili, o proporre nuove amicizie piuttosto che proclamare quella fede che richiede un dietro front totale allo stile di vita e alle credenze che si avevano prima.

Invece avvertire le persone delle conseguenze del loro peccato è un vero atto di amore. Le loro coscienze potrebbero essere sollecitate dallo Spirito Santo e portate al ravvedimento. Altro che placebo!

IL VANGELO NON TEME DI ALIENARE LA GENTE

Quando Gesù era sulla terra, i suoi fratelli si stupivano che lui non volesse rendersi noto a tutto il mondo (Giovanni 7:2-7). Le folle lo seguivano già. Sarebbe bastato poco per tenersele buone: parole dolci e promesse di felicità. 

Lui invece, alzava la posta in gioco esigendo una separazione netta dal peccato e dal mondo e una resa totale alla sua autorità. 

Era perentorio anche nel definire cosa vuol dire credere in lui.

Ha detto: “Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io riconoscerò lui davanti al Padre mio che è nei cieli. Ma chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io rinnegherò lui davanti al Padre mio che è nei cieli. Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a metter pace, ma spada. Perché sono venuto a dividere il figlio da suo padre, la figlia da sua madre, la nuora dalla suocera; e i nemici dell’uomo saranno quelli stessi di casa sua. Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me. Chi non prende la sua croce e non viene dietro a me, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita la perderà; e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà” (Matteo 10:32-39).

Seguire Gesù non è un hobby. Vuol dire vivere una vita santa, moralmente pura e onesta. Questo può creare frizione e divisione con la famiglia, con gli amici. 

Essere cristiani significa morire a se stessi. Significa anche essere pronti a morire fisicamente per amore di Gesù. 

La croce che dobbiamo portare non sono le difficoltà della vita (quelle ce l’hanno anche i non credenti), ma sono le ostilità e le persecuzioni nei nostri confronti, in quanto seguaci di Cristo. 

“Ricordatevi della parola che vi ho detta: «Il servo non è più grande del suo signore». Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutto questo ve lo faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato” (Giovanni 15:20,21).

L’amore perfetto di Dio fa parte del vangelo, ma la buona notizia diventa molto più bella quando si è pienamente consci della propria condizione di peccatori perduti.

IN TUTTO QUESTO, quando presentiamo il vangelo biblicamente, abbiamo un perfetto alleato nello Spirito Santo: “Quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. Quanto al peccato, perché non credono in me; quanto alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato” (Giovanni 16:9-11).

È compito nostro parlare di Gesù, ma non vogliamo essere colpevoli di portare un messaggio poco chiaro, o incompleto.

Preghiamo che Dio usi l’opuscolo preparato anche quest’anno (vedi qui sotto) per toccare le vite delle migliaia di persone, che sono malati terminali intorno a noi. 

Ti lancio una sfida

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Diciamocela tutta

Diciamocela tuttaDICIAMOCELA TUTTA

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Tu sai che siamo tutti uguali agli occhi di Dio. Siamo tutti peccatori. Ma il fatto che tutti peccano non ci scagiona. Come pure che non eviteremo il giusto giudizio di Dio per i nostri peccati solo perché qualcun altro ha commesso un peccato più grave del nostro.

Che dobbiamo fare allora? Possiamo provare a fare il meno male possibile? Oppure trovare un modo per scontare la pena delle nostre azioni? Forse attraverso le sofferenze che sopportiamo nella nostra vita? Forse facendo dei scarifici? Oppure speriamo di espiare il peccato con una punizione temporanea dopo la morte?

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La VOCE marzo 2018

Vivere di debiti non piace a nessuno.

Ti logora come uno stress muto nell’angolo recondito della mente, finché non avrai pagato tutto il dovuto. Come credenti, Dio vuole che siamo liberi da ogni ansia. In Romani 13:8 Egli dice: “Non abbiate altro debito con nessuno, se non di amarvi gli uni gli altri”.

Il nostro debito più grosso, l’ha pagato Lui stesso. Gesù, sulla croce ha dichiarato di aver compiuto tutto il necessario per la nostra eterna salvezza. “È compiuto!” (Giovanni 19:30) vuol dire che non c’è più nulla da pagare. Nessun conto in sospeso con Dio.

Ma abbiamo un debito ancora da assolvere!

È quel debito di cui parla Paolo nella sua lettera ai Romani, nei confronti di tutti gli uomini, indipendentemente della loro nazionalità, religione o cultura: “Io sono debitore verso i Greci come verso i barbari, verso i sapienti come verso gli ignoranti; così, per quanto dipende da me, sono pronto ad annunciare il vangelo anche a voi che siete a Roma” (Romani 1:14).

Pensavi che fosse un debito solo suo? Dio non aveva forse comandato a tutti i credenti di predicare l’evangelo ad ogni creatura?

Cosa ne è del nostro debito verso i parenti, amici e colleghi? Come lo stiamo assolvendo?

Come crederanno se non hanno mai sentito parlare di Cristo?

L’amore di Dio che abbiamo conosciuto, ci costringe, come Paolo, a supplicare la gente intorno a noi di essere riconciliati con Dio (2 Corinzi 5:14,20)? Noi siamo gli strumenti di Dio per la salvezza della gente. Ma, se siamo onesti, dobbiamo ammettere che abbiamo ampio margine di miglioramento.

Alcuni puntano sulla loro testimonianza silenziosa: si limitano a condurre una vita moralmente corretta e onesta, sperando che qualcuno osservandoli scopra che sono credenti. Altri vedono il loro coinvolgimento nel sociale come una sorta di evangelizzazione. Altri ancora raccontano la storia della loro conversione, “danno la loro testimonianza”, pensando che quella possa attirare le persone a Cristo.

Non c’è dubbio che Dio si serve di tutte queste cose per destare le coscienze dei non credenti verso il messaggio del vangelo.

Paolo infatti esorta: “…siate irreprensibili e integri, figli di Dio senza biasimo in mezzo a una generazione storta e perversa, nella quale risplendete come astri nel mondo, tenendo alta la parola di vita…” (Filippesi 2:15,16a). Il salmista invita: “Venite e ascoltate, voi tutti che temete Dio! Io vi racconterò quel che ha fatto per l’anima mia” (Salmo 66:16). E Giacomo fa notare che dire di aver fede, ma non agire di conseguenza è una contraddizione: “A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede ma non ha opere? Può la fede salvarlo? ... Così è della fede; se non ha opere, è per se stessa morta. Anzi, uno piuttosto dirà: «Tu hai la fede, e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le [tue] opere, e io con le mie opere ti mostrerò la [mia] fede»” (Giacomo 2:14-18).

La nostra condotta irreprensibile, il servizio altruista e la testimonianza personale di vita vissuta sono necessari, ma non possono sostituire l’esposizione chiara del messaggio del vangelo.

Può darsi che, avendo visto il vangelo presentato in modi sbagliati, siamo intimiditi dalle possibili reazioni delle persone, che possano pensare che cerchiamo solo di imporre le nostre idee. Ricordiamoci allora che solamente Dio può toccare i cuori e aprire gli occhi, non noi. Il più grande evangelista di tutti i tempi lo sapeva bene quando ha detto: “Io ho piantato, Apollo ha annaffiato, ma Dio ha fatto crescere; quindi colui che pianta e colui che annaffia non sono nulla: Dio fa crescere!” (1 Corinzi 3:6,7).

La mancanza dei risultati immediati potrebbe scoraggiarci e indurci a pensare di non essere capaci di presentare bene il vangelo. Ma non spetta a noi convertire qualcuno: quello lo fa Dio. E il mezzo che Egli usa è la predicazione del vangelo. Non c’è nulla di più importante, di più bello o che abbia più valore del predicare il vangelo ai non credenti.

Allora, come migliorare?

Prima di tutto dobbiamo essere consapevoli che tutto dipende da Dio. Non saranno le nostre belle parole, neanche le più azzeccate, a cambiare il cuore delle persone. Come non lo farà nemmeno la nostra buona condotta. Le parole di Gesù erano sempre giuste, la sua vita irreprensibile e Lui era spinto dall’amore più puro. Eppure moltissimi non si sono convertiti. Perciò, in preghiera, mettiamo nelle mani di Dio ogni opportunità, le parole e l’atteggiamento con cui presentiamo il vangelo. E prendiamo esempio di Paolo che chiedeva ai credenti di pregare per lui (Colossesi 3:2-6), che diventi una nostra abitudine intercedere gli
uni per gli altri.

Secondo: il messaggio è potente solo quando è presentato nel modo più accurato possibile. Non ammorbidirlo! Non cambiarlo! Sii biblico! Paolo lo dice chiaro: “Infatti non mi vergogno del vangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, ... poiché in esso la giustizia di Dio è rivelata da fede a fede, com’è scritto: «Il giusto per fede vivrà»” (Romani 1:16,17).

Da fede a fede, Dio la trasmette, dal credente al non credente. Molti deridono e si ribellano all’idea di una verità assoluta. Lo sappiamo e questo non ci spaventa. E non ci vergognamo di proclamare l’assoluta verità di Dio. Per il loro bene.

Terzo: il messaggio non è il nostro, ne siamo solo umili ambasciatori. Riconosciamo che non siamo affatto migliori degli altri, ma che anche noi avevamo un bisogno disperato di ascoltare il vangelo (rileggiti Efesini 2). Se la gente respinge quello che diciamo, non rigetta noi, ma Cristo. Non ne facciamo una battaglia personale, come per vincere un dibattito, e non roviniamo la buona notizia con la nostra arroganza.

Quarto: la notizia che abbiamo è buona! Se ce lo terremo in mente, influenzerà il modo in cui lo presentiamo.

Ho sentito alcuni “evangelizzare” senza mai menzionare il peccato. Parlavano della paura della morte, di volersi sentire amati da Dio, di come vincere le paure e sentirsi meglio… Hanno parlato di tutto tranne che del punto principale del messaggio. È quello che fa del vangelo una buona notizia!

Se non si parla del peccato, non si sta evangelizzando! È il punto cruciale del nostro messaggio. Cristo non è morto per farci stare meglio o per essere un esempio di chissà che. No! La sua morte era l’unico modo per donarci il perdono e la vita eterna. Quando parliamo di Lui a un non credente, bisogna che sia chiaro che Gesù deve divenire il suo Salvatore e Signore.

Servendoci dei versetti tratti dalla Parola di Dio, spieghiamo con parole chiare la realtà del peccato, la soluzione offerta da Dio e la responsabilità individuale di chi ci ascolta. Solo le parole bibliche – non le nostre opinioni, non i nostri pensieri – hanno un valore eterno.

Quinto: chiediamo a Dio di poter avere la stessa compassione di Gesù verso gli altri. “Vedendo le folle, ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore” (Matteo 9:36-38).

Se non riusciamo a vedere le persone come le vede Gesù, difficilmente saremo spinti ad andare oltre la nostra zona di comfort. Portare il vangelo richiede sacrificio.

Abbiamo un compito difficile, ma non impossibile. Lo possiamo fare. Si tratta di prendere sul serio la Parola di Dio ed essere ubbidienti.

Abbiamo anche tanti mezzi per aprirci la strada: calendari, volantini, libretti, opuscoli e inviti a riunioni speciali. La chiesa stessa, come l’insieme dei credenti, è un mezzo che Dio vuole usare per raggiungere i non credenti: “Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Giovanni 13:35). Allora impegniamoci tutti insieme per assolvere il nostro debito verso un mondo di pecore smarrite senza pastore.

Un ottimo strumento per "sdebitarti"

Il foglio evangelistico "DICIAMOCELA TUTTA" è una presentazione chiara e semplice del problema più grave dell'uomo e la soluzione di Dio. Come tutti i nostri opuscoli evangelistici, anche questo può essere personalizzato con un tuo messaggio che inseriamo nello spazio predisposto.

Diciamocela tuttaDICIAMOCELA TUTTA

Opuscolo di evangelizzazione personalizzabile

Tu sai che siamo tutti uguali agli occhi di Dio. Siamo tutti peccatori. Ma il fatto che tutti peccano non ci scagiona. Come pure che non eviteremo il giusto giudizio di Dio per i nostri peccati solo perché qualcun altro ha commesso un peccato più grave del nostro.

Che dobbiamo fare allora? Possiamo provare a fare il meno male possibile? Oppure trovare un modo per scontare la pena delle nostre azioni? Forse attraverso le sofferenze che sopportiamo nella nostra vita? Forse facendo dei scarifici? Oppure speriamo di espiare il peccato con una punizione temporanea dopo la morte?

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I prezzi includono la stampa di un messaggio personalizzato nello spazio predisposto sulla quarta pagina.

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La VOCE marzo 2017

Conta solo la verità

Grazie per aver accettato di leggere questo articolo! Scommetto che la prima domanda che ti è venuta in mente è: “Di che religione siete?”

Secondo una stima del 2014, ci sono circa 4200 religioni in tutto il mondo. Il numero è molto approssimativo perché nuove sette nascono continuamente. Con tutte queste fedi e religioni è facile sentirsi un po’ smarriti e confusi, non trovi?

Ma ho una notizia per te. Lo sapevi che in realtà esistono solo due religioni al mondo? E che non ne sono mai esistite più di due? Adesso rischio che mi prendi per matto: “Ma non vedi quante religioni diverse ci sono solo nella mia città?! Molte di queste si contraddicono tra loro talmente tanto che è impossibile pensare che dicano tutte la stessa cosa.”

È vero… apparentemente.

Prendiamo per esempio il fatto che alcune affermano l’esistenza di una sola divinità, mentre altre ne riconoscono addirittura milioni. È questo, allora, il fatto che le divide in due sole categorie? No.

Allora sarà il fatto che alcuni credono nella loro religione così profondamente che sono pronti a uccidere e a morire per difenderla? O che altri sono aperti al dialogo e contenti di apprezzare la sincerità dei “non credenti”, sostenendo che, in fin dei conti, basta la sincerità?

Nemmeno. Brutalità o tolleranza per il prossimo non c’entrano. Tanto meno la sincerità.

Tutte le religioni tentano di rispondere ad alcune domande fondamentali dell’uomo: Chi siamo? Da dove veniamo? Che cosa succede dopo la morte?

E tutte quante cercano di avvicinare l’uomo a Dio o di renderlo ben disposto verso l’umanità.

Sei curioso di sapere perché affermo che esistono solo due religioni? Sei curioso di sapere a quale delle due religioni appartieni tu? Ti invito a continuare a leggere e scoprirne di più!

Sai dove vai?

Non dimenticherò mai un mio viaggio in treno. Ero partito la sera prima e contavo di arrivare l’indomani a Torino per un impegno. Viaggiavo da solo ma non ero l’unico nel mio scompartimento. Gli altri posti erano occupati da una famiglia, con tanto di genitori, figli, nonni e, forse, cugini al seguito che avevano riempito ben due scompartimenti. I bambini continuavano a fare la spola tra uno scompartimento e l’altro tutti entusiasti, e quando i genitori hanno tirato fuori panini e bevande varie… è iniziata la festa!

Ero seduto vicino alla porta sentendomi un po’ un intruso, ma anche contento del posto che avevo scelto: se gli schiamazzi fossero diventati insopportabili, sarei potuto uscire velocemente e senza dare troppo all’occhio.

Sul più bello, durante la fiera dei panini, è arrivato il controllore. Ero il primo accanto alla porta, così gli ho dato il mio biglietto e lui me l’ha obliterato. Il padre, seduto davanti a me, teneva in mano i biglietti di tutta la comitiva e prontamente li ha dati al controllore. Questi, esaminandoli uno a uno, ha inarcato un sopracciglio e ha chiesto: “Ha solo questi biglietti?” Il padre, perplesso, ha risposto di sì.

Al ché il controllore ha rovinato la festa a tutta la combriccola: “Questo treno va a Torino, mentre i vostri biglietti sono per Milano!”

Quella brava gente credeva di essere in viaggio per il giuramento militare di un loro parente, ma erano saliti sul treno sbagliato. Poco importava quanto sincera fosse la loro convinzione di essere diretti a Milano: quel treno non ci sarebbe mai andato.

Sbagliare treno è una vera seccatura ma, alla fine, potrai riderci su. Non è così con le religioni: credere in una cosa non vera ha delle conseguenze eterne serissime! Ecco perché è fondamentale che tu scopra a quale delle due categorie di fede appartieni.

Certo, le migliaia di religioni del mondo hanno nomi, credenze e pratiche diverse, ma c’è un aspetto singolare, anzi fondamentale, per il quale si dividono in due gruppi nettamente distinti: la religione degli sforzi umani e la fede nell’opera compiuta da Dio.

Vedi, la stragrande maggioranza delle religioni come il Buddismo, l’Ebraismo, il cattolicesimo, il Mormonismo e l’Islam hanno tutte in comune l’idea che la salvezza della tua anima dipenda dalle opere che fai. Ognuna di esse ha una sua lista di azioni particolari da compiere e di regole da osservare ma, in sostanza, mirano tutte a una sola cosa: ottenere l’approvazione e il favore di Dio. Per aprirti le porte del Cielo le tue opere buone devono essere più numerose di quelle cattive.

Ma qui nasce il problema. Chi te lo dice che ciò che hai fatto basti per assicurarti l’entrata in Cielo? Neanche i papi hanno mai osato affermare che alla loro morte saranno subito accolti in Cielo! Come farai tu, allora, a valutare se le tue buone opere siano abbastanza numerose da compensare i tuoi peccati?

Già, il peccato… Quasi non serve che te lo dica. Se sei come me, nel tuo cuore sai benissimo di aver trasgredito i comandamenti di Dio. È la tua coscienza che te lo dice. Tutti gli uomini sono consapevoli di aver peccato. Perciò provano a espiare le loro colpe con penitenze, sacrifici e opere di carità.

Ho detto che la stragrande maggioranza delle religioni ragiona così. Per essere precisi, lo fanno tutte tranne una. Tutte le religioni del mondo non sono altro che un tentativo umano di raggiungere il divino. La fede biblica, al contrario, è la rivelazione di un Dio che viene incontro all’uomo per salvarlo. È questo il punto che voglio spiegarti con questo opuscolo. Tutto quello di cui parlerò si basa esclusivamente sulla Bibbia, la Parola di Dio. Ti do anche le citazioni di ogni frase in modo che potrai verificarne l’esattezza per conto tuo.

La Sacra Bibbia, la Parola di Dio, afferma che: “Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” (Lettera ai Romani 3:23). Il peccato è un problema di tutti, perché Dio è assolutamente perfetto, giusto e santo, per cui non può chiudere un occhio sulla malvagità umana. Il peccato dev’essere punito. San Paolo afferma, in Romani 6:23, che: “il salario del peccato è la morte”. È un verdetto inoppugnabile, con terribili conseguenze eterne che non si annulla facendo delle buone azioni.

Come per sottolineare l’inutilità degli sforzi umani di fare del bene, la Bibbia dichiara che: “Tutti quanti siamo diventati come l’uomo impuro, tutta la nostra giustizia come un abito sporco; tutti quanti appassiamo come foglie e la nostra iniquità ci porta via come il vento” (Isaia 64:6).

Se mi fermassi qui, il quadro della nostra situazione davanti a Dio sarebbe disperato, perché nessuno potrà mai raggiungere il paradiso con i propri sforzi. “Nessun uomo può riscattare il fratello, né pagare a Dio il prezzo del suo riscatto. Il riscatto dell’anima sua è troppo alto, e il denaro sarà sempre insufficiente” (Salmo 49:7,8). “Che gioverà a un uomo se, dopo aver guadagnato tutto il mondo, perde poi l’anima sua? O che darà l’uomo in cambio dell’anima sua?” (Gesù, nel Vangelo di Matteo 16:26). L’unico futuro che ci aspetterebbe sarebbe un’eternità nell’inferno, separati dal nostro Creatore.

Ma il versetto che ho citato prima – “il salario del peccato è la morte” – non finisce lì, ma continua con una buona notizia straordinaria: “il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore” (Romani 6:23).

Ecco la differenza tra la fede biblica nell’opera compiuta da Dio e tutte le religioni del mondo. Il DONO di Dio è gratuito. È il perdono completo dei tuoi peccati. È la vita eterna in Cielo con Lui.

Come si riceve questo dono?

Abbiamo già visto che tutte le buone opere, i soldi dati in beneficenza, i sacrifici o le sofferenze non possono discolparci davanti al giusto giudizio di Dio. Per questo motivo Egli ha mandato Gesù, per essere il nostro Salvatore: “Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Chi crede in lui non è giudicato; chi non crede è già giudicato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio” (Vangelo di Giovanni 3:16,18).

Hai notato cosa devi “fare” per essere salvato? Devi CREDERE in Gesù, porre la tua piena fiducia nell’opera che Egli ha compiuto morendo per i tuoi peccati al posto tuo sulla croce. Nella lettera di San Paolo agli Efesini è scritto: “Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti” (Efesini 2:8,9).

Parole semplici e chiare: la salvezza è un dono che non si può meritare o guadagnare, ma solo ricevere per fede. Chiunque riconosce che non può fare nient’altro che pentirsi e confessare umilmente i propri peccati a Dio mettendo la sua fede in Gesù come Salvatore e Signore della sua vita, sarà salvato.

Credere in Gesù vuol dire prendere sul serio quello che dice la Bibbia e di metterlo in pratica.

Ora lo sai in quale delle due categorie ti trovi: in quella degli sforzi umani destinati a fallire o in quella che si basa sull’opera compiuta da Dio. Sei pronto a smettere di dare ascolto alle religioni delle opere, e a credere a Gesù che è rivelato nella Bibbia? Tanta gente si perde dando retta alle spiegazioni e ragionamenti umani invece di leggere la Bibbia per conto proprio.

Scoprire quello che la Bibbia dice su di te, sul tuo peccato, sulla condanna eterna e sulla possibilità di essere riconciliati con Dio è la cosa più importante che mai dovrai fare. Ne va del tuo destino eterno.

Prendi la tua Bibbia e leggila. Ascolta quello che dice, fidati delle parole semplici con cui è scritta. Vedrai che esiste solo un modo di raggiungere Dio. Gesù ha detto: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Vangelo di Giovanni 14:6). n
 
Se non hai una Bibbia saremo felici di mandarti gratuitamente una parte di essa, una copia del
Vangelo di Giovanni, con l’unico impegno da parte tua di leggerla attentamente. Puoi inviare la tua richiesta a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e ti risponderemo.

Perché solo il Vangelo?

La parola vangelo viene dal greco è significa buona notizia. È il messaggio straordinario e unico al mondo dell’opera compiuta da Dio. E cioè che Egli ha provveduto una salvezza eterna e gratuita attraverso la morte vicaria di Gesù al posto dei peccatori su cui pende la condanna
inappellabile per l’inferno. La buona notizia di Gesù Cristo è il tema della Sacra Bibbia.
A differenza di ogni religione, solo la Bibbia presenta questa buona notizia. Il vangelo è uno solo. È la verità rivelata da Dio stesso, assoluta, oggettiva e universale. Perciò, a rigor di logica, tutto ciò che la contraddice, è falso, e quindi estremamente pericoloso.
È talmente pericoloso che Dio afferma che se uno predica o insegna un vangelo diverso da quello scritto nella Bibbia, è maledetto: “Anche se noi o un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anatema. Come abbiamo già detto, lo ripeto di nuovo anche adesso: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema” (Lettera ai Galati 1:8,9).
Adesso tocca te: È ora che tu decida di chi fidarti. Delle opinioni umane o della Parola di Dio?

 

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