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Vivi la Parola


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La gratitudine comincia con il fermarsi

1 Cronache 16:8-12

Lodate il SIGNORE, invocate il suo nome;
fate conoscere le sue gesta fra i popoli.
Cantategli, salmeggiategli,
meditate su tutte le sue meraviglie.
Gloriatevi del suo santo nome;
si rallegri il cuore di quelli che cercano il SIGNORE!
Cercate il SIGNORE e la sua forza,
cercate sempre il suo volto!
Ricordatevi delle meraviglie che egli ha fatte,
dei suoi miracoli e dei giudizi della sua bocca…

In questi versetti, tutti i verbi sono all’imperativo: Dio, attraverso le parole di Asaf, comanda ad Israele di ringraziarlo.
Trovo interessante che la gratitudine verso Dio non scaturisce semplicemente  dalla mia sottomissione ai suoi comandamenti. È piuttosto il risultato del tempo che ho preso per ricordare ciò che Egli ha fatto. Un credente che si ferma a riflettere sull’opera di Dio nella sua vita non può fare a meno di essere sopraffatto dalla gratitudine. Essere grati in ogni cosa è ciò che Dio vuole per noi.

1 Tessalonicesi 5:18
in ogni cosa rendete grazie, perché questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.

La mancanza di gratitudine è disobbedienza. È il peccato di egocentrismo, perché, nel migliore dei casi, denota la totale indifferenza verso la cura e la mano attenta di Dio nelle nostre vite e, nei peggiori dei casi, è la presunzione di aver compiuto cose nella nostra vita con le nostre forze senza l’intervento di Dio.
 
Nel Vangelo di Luca c’è questo racconto che illustra la gratitudine.

Luca 17:11-19
Nel recarsi a Gerusalemme, Gesù passava sui confini della Samaria e della Galilea. Come entrava in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, i quali si fermarono lontano da lui, e alzarono la voce, dicendo: «Gesù, Maestro, abbi pietà di noi!»  Vedutili, egli disse loro: «Andate a mostrarvi ai sacerdoti». E, mentre andavano, furono purificati.  Uno di loro vedendo che era purificato, tornò indietro, glorificando Dio ad alta voce;  e si gettò ai piedi di Gesù con la faccia a terra, ringraziandolo; ed era un samaritano.  Gesù, rispondendo, disse: «I dieci non sono stati tutti purificati? Dove sono gli altri nove?  Non si è trovato nessuno che sia tornato per dar gloria a Dio tranne questo straniero?»  E gli disse: «Àlzati e va'; la tua fede ti ha salvato».

Il lebbroso era tornato da Gesù, non perché avesse ricevuto qualcosa di diverso dagli altri, ma perché si era fermato a riconoscere ciò che Gesù aveva fatto per lui. Si era reso conto di essere stato guarito, era tornato e si era prostrato ai piedi di Gesù ringraziandolo.
 
Dove erano finiti gli altri nove? Che cosa avranno pensato quando sono stati guariti? Quali pensieri passavano per le loro menti? La loro grande voglia di poter rientrare nella società aveva forse soffocato qualsiasi sentimento di gratitudine? Credevano forse di meritare di essere guariti perché avevano sofferto per così tanto tempo? Il Vangelo non dice cosa li ha distratti, ma è chiaro che Gesù si aspettava che tornassero.
 
Il Re Davide s’impegnò a ricordare.

Salmo 103:1-5
Benedici, anima mia,il SIGNORE;
e tutto quello ch'è in me, benedica il suo santo nome.
Benedici, anima mia, il SIGNORE
e non dimenticare nessuno dei suoi benefici.
Egli perdona tutte le tue colpe,
risana tutte le tue infermità;
salva la tua vita dalla fossa,
ti corona di bontà e compassioni;
egli sazia di beni la tua esistenza
e ti fa ringiovanire come l'aquila.

Davide aveva molti motivi per essere grato a Dio. Era stato perdonato, curato dalle infermità e gli era stata data una nuova ragione di vivere. Era stato circondato dall’eterno amore immutabile e gratuito di Dio. Aveva sperimentato la misericordia e ricevuto molte benedizioni. Era stato soddisfatto e le sue forze erano state rinnovate.
 
Le stesse cose sono vere nella vita di ogni essere umano. Il problema non è che non abbiamo ricevuto la cura, l’amore e la misericordia di Dio, ma che non ci fermiamo a riconoscere di avere tutto questo. Ci porterebbe alla sola conseguenza logica: a ringraziare Dio.
 
La gratitudine cambia il nostro modo di rivolgerci a Dio. E ci fa agire diversamente verso gli altri.

Ebrei 13:15-16
Per mezzo di Gesù, dunque, offriamo continuamente a Dio un sacrificio di lode: cioè, il frutto di labbra che confessano il suo nome. Non dimenticate poi di esercitare la beneficenza e di mettere in comune ciò che avete; perché è di tali sacrifici che Dio si compiace.

Essere memori di ciò che Dio ci ha dato dovrebbe produrre una gratitudine udibile e una generosità visibile. Facciamo sì che diventi un esercizio quotidiano. Fermiamoci, prendiamo del tempo per riflettere sull’abbondante amore e misericordia di Dio nella nostra vita. Riempiamo le nostre labbra con gratitudine, e cerchiamo delle opportunità per condividere con altri ciò che Dio ci ha abbondantemente donato.