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La Voce del Vangelo


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La VOCE novembre 2014

Troppi giovani in pericolo. Troppi genitori impreparati

“Hai visto al telegiornale di un ragazzo romano che si è suicidato? Beh, era un compagno di scuola di mio figlio Alfredo…”

Chi mi parlava al telefono, con la voce spezzata dall’emozione, era un padre preoccupato in cerca di risposte concrete: “Ma perché commettono queste sciocchezze? Cosa dobbiamo fare per aiutare i nostri figli a ragionare bene?”.
Domanda giustissima.

Genitori di figli adolescenti ben presto si rendono conto che, arrivati ad una certa età, è difficile ragionare con loro, non ti si filano neanche quando li avverti di un pericolo reale da evitare. Come fare perché ti diano retta e ti ascoltino?
Le notizie di cronaca di giovani che provano la droga e si ammazzano, si sprecano. Come di altri che, con la patente fresca fresca e il primo permesso strappato di usare la macchina di papà, si mettono a fare gare spericolate con altri neo-patentati con risultati devastanti.

E che dire di ragazzi e ragazzine che “provano” il sesso quando sono ancora giovanissimi?
I genitori credenti non sanno più cosa fare.

Gli avvertimenti sembrano entrare in un orecchio e uscire dall’altro: i figli non vogliono sentire raccomandazioni e divieti. Sono oramai emancipati, ribelli e incorreggibili prima ancora che papà e mamma si rendano conto che non sono più “bambini”.
Alcuni genitori cedono su tutto perché hanno paura di pretendere l’ubbidienza. Si nascondono dietro l’illusione che i loro bambini sono bravi e educati.

Leggi il seguente estratto di un articolo sugli adolescenti, e, poi, ti dirò quello che dobbiamo fare.

I segreti del cervello degli adolescenti

[...] Il progetto del Dott. Jay Giedd, [...] del National Institute of Mental Health di Bethesda, Maryland ha lo scopo di determinare come si sviluppa il cervello dall’infanzia all’adolescenza e fino alla prima età adulta. Giedd [...] ha dedicato gli ultimi tredici anni ad esplorare la testa di 1800 bambini ed adolescenti usando la Risonanza Magnetica ad alto potenziale (RMI).
[...] Prima degli studi fatti da Giedd e collaboratori all’UCLA di Harvard, dal Neurological Institute di Montreal e da una dozzina di altri istituti, la maggior parte degli scienziati riteneva che il cervello fosse un prodotto praticamente finito dal momento in cui un ragazzo raggiunge i 12 anni. Non solo sembrava che il cervello raggiungesse la sua dimensione completa, spiega Giedd, ma “in molta letteratura psicologica, tornando indietro fino allo psicologo Jean Piaget, lo stadio più alto sulla scala dello sviluppo cognitivo, quello delle operazioni formali, si verifica a 12 anni”.
 Gli studi di Giedd hanno dimostrato ciò che ogni genitore di un teenager sa: non solo il cervello dell’adolescente è lontano dall’essere maturo, ma sia la sostanza grigia che quella bianca sono sottoposte ad estesi cambiamenti strutturali ben oltre la pubertà. [...]
L’ultima parte del cervello a subire la recisione sinaptica e ad essere conformata alle sue dimensioni adulte è la corteccia prefrontale, sede delle cosiddette funzioni esecutive-pianificazione, individuazione delle priorità, organizzazione del pensiero, soppressione degli impulsi, valutazione delle conseguenze delle proprie azioni. In altre parole, l’ultima parte del cervello a crescere è la parte capace di decidere.
“Gli scienziati ed il senso comune generale avevano attribuito ai cambiamenti ormonali le cattive decisioni prese dagli adolescenti” dice Elisabeth Sowell, una neuroscienziata UCLA che ha condotto un’esemplare indagine RMI sullo sviluppo del cervello. “Ma una volta che abbiamo iniziato a mappare dove e quando avvengono i cambiamenti del cervello abbiamo potuto dire: aha, la parte del cervello che rende i teen-ager più responsabili non ha ancora finito di maturare”.
Giedd dice che la miglior stima di quando il cervello è veramente maturo è 25 anni, l’età in cui negli USA si può noleggiare un’auto”. [...] 
Estratto dall’articolo “What makes teens tick” di Claudia Wallis, pubblicato sulla rivista Time del 7 giugno ’04 - www.isisromero.it

Il principio chiave

Non basterà dire a nostri figli che non possono fare  questo o quello perché non avranno il cervello tutto sviluppato prima del 25° compleanno. Non gli importa e non ci crederebbero.
Ma, possiamo dire loro: “Figli, ubbidite ai vostri genitori in ogni cosa, poiché questo è gradito al Signore” (Colossesi 3:20). Purtroppo, può capitare che anche quello non gli importi e non ci credano! 

“Correggi tuo figlio; egli ti darà conforto, e procurerà gioia al tuo cuore” consiglia Proverbi 29:17. “Sì, ma se non mi ascolta?” dirai tu.

Allora, proviamo questo: “Insegna al ragazzo la condotta che deve tenere; anche quando sarà vecchio non se ne allontanerà” (Proverbi 22:6). La parola “insegna”, nell’originale Ebraico, viene dalla parola “stretto”, e assume qui il significato “indicagli la via stretta”! A chi, però? Non all’adolescente (perché sarebbe già parecchio troppo tardi!), ma al “bimbo”, sin dai suoi primi mesi di vita.

Ovviamente, la “via stretta” non vuol dire una dura o crudele, ma la strada corretta. È “stretta” perché esclude ogni altra via laterale.

Troppi genitori lasciano i loro piccoli liberi di seguire non la via stretta e corretta, ma quella che gli pare! È contro ogni logica, allora, aspettarsi poi che da adolescenti questi ad un tratto si mettano a ubbidirgli, che capiscano finalmente che è il loro dovere e che gli fa realmente bene sottomettersi ai genitori. I genitori dovevano insegnarlo e esigerlo da loro quando era possibile e necessario, cioè da bambini.

Se è vero che il cervello umano, fino a dopo i vent’anni, non ha sviluppato quell’area in cui si giudicano le decisioni e le scelte alla luce del loro effetto futuro, bisogna tenerne conto con cura. È chiaramente compito dei genitori continuare a istruire e guidare i loro figli attraverso i tanti possibili disastri di scelte sbagliate nell’adolescenza. E di pretendere che, come insegna la Bibbia, i figli ubbidiscano!
La Bibbia afferma (ed io lo credo), che i figli, in questo caso, “onoreranno” i genitori. Ogni giovane ha bisogno di genitori che lo amano e lo guidano fino alla maturità!

Ma non basterà insegnare ai bambini (o ai giovani quasi adulti), “cosa fare”. E neanche “come fare”!

Esiste un principio chiave, un insegnamento che molti genitori non conoscono o non insegnano, ma che è decisamente più importante d’ogni altro principio, regola o abitudine che potrai mai insegnare a chi è più giovane di te.
Trascurare questo principio maestro è una garanzia sicura del tuo fallimento come educatore. Un fallimento con delle ripercussioni serie anche sui tuoi figli, nipoti e nipotini.

È un principio che dev’essere insegnato ripetutamente neii vari stadi di crescita dei figli, dall’infanzia fino all’età adulta quando sono ormai pronti a impegnarsi nel loro lavoro, nella professione e nella famiglia.
È il segreto di un’ubbidienza crescente, sana, non imposta ma praticata con gioia. Non è il “cosa fare” né il “come fare” (che sono, ovviamente, da non trascurare). Il principio principe del comportamento, il re di tutti gli altri è il “perché fare”!
Tu sai perché è importante, essenziale e fondamentale che tu e i tuoi vi comportiate in un certo modo? È perché Dio ha fatto noi esseri umani perché raggiungessimo il massimo della potenzialità per cui siamo stati creati. E ciò può avvenire solo quando si è sottomessi alle leggi che Egli stesso ha stabilito.

Ecco ciò che Dio ha detto: “Tu amerai dunque il Signore, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze. Questi comandamenti, che oggi ti do, ti staranno nel cuore; li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai” (Deuteronomio 6:5-7).

Il compito di ogni genitore è di far capire che Dio ha il diritto di stabilire le leggi giuste perché la nostra vita sia vissuta in perfetta armonia con Lui e con le leggi dell’universo. È nostro dovere guidare i nostri figli nella sottomissione. Prima nell’infanzia, insegnandoli di essere soggetti ai genitori perché ciò è la volontà di Dio. Poi, via via che crescono in conoscenza e maturità, aiutarli a imparare a ubbidire a Dio per conto loro, come suoi figli. Così, i nostri figli e nipoti, rigenerati per la potenza dello Spirito Santo, avranno raggiunto la vera saggezza e lo scopo per cui esistono.

Genitore, non trascurare questo compito importantissimo che Dio ti affida!

— Guglielmo Standridge


Lo devono vedere in te!

Dio ordinò a Mosè: “Lavora sei giorni e fa tutto il tuo lavoro, ma il settimo è giorno di riposo” (Esodo 20:9). Ecco, allora, la regola: sei giorno di lavoro e uno di riposo (e non viceversa!). Perciò proprio perché Dio vuole che lavoriamo, dobbiamo abituare i nostri figli a farlo e a farlo con piacere, come un servizio per il Signore.

Come si fa? Col nostro esempio, prima di tutto. Ho detto che il lavoro di solito è considerato una galera. Perché non abbiano questo atteggiamento anche loro, bisogna che i bambini vedano una mamma che si alza contenta di affrontare una giornata operosa, che non sbuffa quando deve lavare i piatti, che non fa storie quando c’è da pulire a fondo l’armadio o da lucidare oggetti di rame o ottone.

Bisognerà che vedano un padre che va a lavorare con piacere, che non parla sempre contro il suo datore di lavoro e che ringrazia Dio per la forza di lavorare, per la salute e la capacità di provvedere ai bisogni della sua famiglia. Devono vedere i genitori che godono nell’osservare i risultati del loro lavoro, qualunque esso sia: una torta ben riuscita, un rubinetto che non sgocciola più, un filare di fagioli che vengono su dritti e sani nell’orto, un articolo ben scritto e ben stampato.

L’esempio è qualcosa che ti si attacca. Tempo fa, ho visto un bambino di tre anni lavorare nell’orto con suo padre e raccogliere da solo venti chili di pomodori. Ho visto anche delle giovani spose stare per ore davanti alla TV, mentre il loro lavandino era stracolmo di piatti da lavare. Esattamente come avevano visto fare dalle loro madri.

— Dal capitolo “Chi non lavora non mangia” del libro “Figli piccoli, Gioie grandi” di  Maria Teresa Standridge de Giustina
Vedi la scheda del libro e ordinalo da QUI.