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La Voce del Vangelo


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La VOCE gennaio 2016

Hai troppo da fare?

Il 2016 è appena cominciato e già sei stanco? Speri che in questo Nuovo Anno potrai toglierti qualche impegno o responsabilità di troppo? Trovare qualche momento di pace?
Allora sei nella norma! Anch’io ho troppo da fare!
Non voglio fare la predica, ma ho letto nel libro di un esperto in materia di gestione del tempo che nessuno ha troppo da fare. Il problema, in realtà, è che chi è sempre sopraffatto, ansioso e in ritardo, sbaglia perché non ha messo i suoi doveri e impegni nell’ordine della loro reale importanza. In altre parole, perde troppo tempo con le cose che sembrano urgenti ma sono le meno importanti.
Ma c’è una via d’uscita da questa condanna alla scontentezza e all’esaurimento permanente?
A questo punto, bisogna che ti faccia una domanda seria: il problema è davvero solo quello che hai da fare, cioè una questione tecnica risolvibile all’istante, se sapessi come? Oppure  potrebbe essere un problema psicologico? O addirittura un problema spirituale?
Non voglio sembrare pedante o orgoglioso, ma penso che potrei aiutarti.


«PERDERE» TEMPO È PECCATO!

Il tempo perso non lo riavrai mai indietro! Le due ore che “perdi” oggi, non le ritroverai ad aspettarti lunedì mattina in ufficio. E l’ora sprecata di ieri che volevi usare per leggere la Bibbia prima che i bambini si svegliassero, non ritornerà più.

Come ho accennato poco prima, è questione di mettere in ordine di priorità il tuo lavoro e il tuo tempo. Così, anche se alla fine della giornata dovessi renderti conto di non aver più tempo per una certa cosa che avevi in mente di fare, avresti comunque la soddisfazione di scoprire che le ore che ti “mancano” non sono andate perse.

Gesù diceva di essere venuto in terra per fare la volontà di suo Padre. Se faceva quella, la sua vita serviva pienamente al suo scopo. Ed è la stessa cosa per noi.

Ma non dobbiamo pensare che “fare la volontà del Padre” e “non perdere tempo” significhi sempre leggere la Bibbia, pregare e scrivere una lettera a qualcuno da evangelizzare o incoraggiare.

Fare il lavoro del Padre è fare esattamente ciò che Egli ti ha affidato: il lavoro che, nella sua sagace gestione dell’universo, serve ai suoi scopi, per il quale ti ha anche dotato di capacità sufficienti a compierlo.

Uno dei compiti estremamente importanti che Dio affida a molti, ma non a tutti (ad altri richiede di servirlo da single o senza figli), è quello di aiutare i figli a crescere nella conoscenza e ubbidienza alla volontà di Dio. Trattare questo dovere con superficialità e trascuratezza perché si pensa di aver “qualcosa di più importante” da fare, porta dritto al collasso della società che rifiuta di riconoscere Dio e sottomettersi a Lui. E purtroppo anche a quello della tua famiglia come quadro di gioia, moralità e comunione che Dio ha pensato per te, perché tu imparassi, insegnassi queste cose e le facessi risplendere nel mondo. Non esiste professione, lavoro, guadagno, titolo di studio, conto in banca che valga di più di questo.

Se sei un uomo, è molto probabile che “fare il lavoro del Padre” includerà sposare una donna credente che condivida il tuo desiderio di curare una famiglia in cui ogni membro vive in comunione con Dio e alle sue dipendenze. È un compito molto impegnativo che richiede del tempo e che il Signore non affida a tutti. Curando tua moglie e la famiglia con solerzia, rispetto, tenerezza e altruismo testimonierai al mondo che l’amore santo e gioioso è l’unico fondamento possibile per una società di pace, ordine, servizio e sottomissione a Dio.

Ma attenzione! Lo stato sociale, economico o culturale della tua famiglia è una falsa divinità e un intoppo spirituale, se per costruirlo e per mantenerlo stai sacrificando il primato della
volontà di Dio.

Se il piano perfetto di Dio non prevede che ti sposi, non disperare. Il matrimonio non è l’unico compito importante che Dio affida al credente. Ci sono ministeri e servizi essenziali nella chiesa e nella società che il credente non sposato, consacrato, santo, gioioso, pronto agli stessi sacrifici richiesti alle persone sposate, può svolgere alla gloria di Dio e per il bene della chiesa e della società. I single sono necessari e utili nell’opera di Dio!

Per non dover dire mai più “Non ho tempo!”, metti al primo posto il lavoro, i compiti, il ministero per cui Dio ti ha preparato. E fallo bene. Poi, chiedigli di aiutarti a valutare il resto che ti sembra importante, per dedicarci solo il tempo appropriato. Per le attività e i passatempi che non riesci a fare, sarebbe meglio darci un taglio netto!

La colpa non era di Gesù

È  possibile che quando Giuseppe e Maria sono andati a Gerusalemme per celebrare la Pasqua (Luca 2:41-45) con Gesù dodicenne, avessero già almeno sei figli e figlie (Matteo 13:55; Marco 3:32) se non di più. Ma hanno portato solo Gesù con loro. I suoi fratelli e sorelle, più piccoli di lui, non sarebbero stati in grado di affrontare il lungo viaggio a piedi da Nazaret a Gerusalemme, di circa cento chilometri.

In queste occasioni i pellegrini viaggiavano probabilmente in grandi gruppi, le donne e bambini in uno e gli uomini e i ragazzi in un altro. Forse per questa ragione al ritorno da Gerusalemme Maria avrà pensato che Gesù fosse con quello degli uomini e i ragazzi. E Giuseppe, non notando la sua presenza, avrà concluso che Gesù camminava nel gruppo con Maria. Soltanto quando si erano fermati per la notte, si saranno resi conto che Gesù non era con loro.

Hanno dovuto rifare il viaggio a ritroso di una giornata intera per giungere di nuovo a Gerusalemme. Poi finalmente il terzo giorno hanno trovato (continua a pag. 4) Gesù nel tempio,  mentre discuteva con grande calma e piacere con i maestri delle Sacre Scritture. Maria, infastidita per il tempo perso e per l’apparente indifferenza di Gesù verso la loro preoccupazione, lo sgridò: “Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io ti cercavamo, stando in gran pena”.

Ma la risposta di Gesù li stupì: “Perché mi cercavate?” Appena capito che non era partito con loro, doveva essere chiaro ai genitori il perché! Gesù fu sorpreso che non sapessero dove trovarlo: “Non sapevate che io dovevo trovarmi nella casa del Padre mio?” (“Non sapevate voi che mi conviene attendere alle cose del Padre mio?” – versione Diodati.)

Difatti, la presenza di Cristo in terra aveva un solo significato, una sola meta: Egli era venuto per fare la volontà di suo Padre. Nessun altro scopo lo interessava. Il fatto che i suoi genitori non avessero capito subito dove cercarlo non era certamente colpa sua!

Dove altro si potrebbe pensare di trovare un Figlio che ama suo Padre e vuole fare fino in fondo la volontà di Lui!?

Questo breve episodio della vita di Gesù lancia un fortissimo rimprovero ed è uno stimolo per noi, che siamo diventati figli del Padre celeste. Nel 2016, dove ci faremo trovare? Di cosa ci occuperemo?

Per Gesù, la casa, la volontà e le cose di suo Padre erano alla base di ogni suo pensiero e di ogni suo proponimento. Perché perdere tempo altrove occupandosi di cose secondarie? Sarebbe stata un’assurdità!

Quando pensiamo al dono meraviglioso di un anno nuovo da dedicare al compimento, alla realizzazione della volontà del Padre per noi, come potremmo scegliere un percorso diverso da quello di Gesù? Come potremmo accontentarci di occuparci soltanto di ciò che è materia e che presto passerà lasciando posto a nient’altro che il rimpianto del tempo che abbiamo perso?
—G.S.