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La Voce del Vangelo


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La VOCE aprile 2016

Sei un "vero" cristiano?

È una domanda che può far perdere le staffe a qualcuno! È troppo personale. O addirittura offensiva.

Me ne sono reso conto per quello che mi è successo cinquanta o più anni fa, quando ero andato ad abitare a Napoli.
Avevo fatto amicizia con alcuni giovani della mia età, tutti “studenti universitari”, o perlomeno si chiamavano così, senza badare troppo al fatto che alcuni di loro erano fuori corso da anni. A Napoli, a quei tempi, essere “studenti universitari” era più o meno una scelta di carriera.

Quando allora, nella mia ingenuità, domandavo loro se fossero o meno “cristiani”, mi rispondevano risentiti: “Ma che credi? Che siamo animali?!”

Per loro la logica era questa: o si è cristiani oppure animali. Non c’erano altre possibilità.
Ho capito che dovevo imparare a definire meglio le mie parole.

D’altra parte, ancora oggi questa domanda può suscitare delle risposte di significati molto diversi.
Tu sai dirmi se sei un vero cristiano? E come intenderesti la domanda?


Dove sono finiti i "veri" cristiani?

In questi ultimi mesi e anni ci sono state molte notizie di “cristiani” perseguitati: in Egitto ad alcuni sono state tagliate le teste, in Siria scappano a migliaia dalla morte e in Iraq donne cristiane sono vendute come schiave del sesso.
Per carità, non vogliamo dire che non siano cristiani. È scritto sui loro documenti, come è stato per i loro genitori, nonni e bisnonni.

Forse sarà come ho sentito dire da papa Francesco in un saluto a un convegno di pastori Pentecostali americani: “Siamo tutti cristiani!” Al che un pastore Anglicano ha commentato: “Allora, che festa! Con una sola frase abbiamo “convertito” tutti, i peggiori atei e i miscredenti inclusi, irlandesi, sudamericani, nordamericani, inglesi, tedeschi, danesi, svedesi o finlandesi che siano e chi sa quanti altri ancora! Tutti quanti in una sola volta! Siamo tutti cristiani e basta!”

Ma perdonatemi! Non vorrei essere un guastafeste, ma è Gesù Cristo stesso a buttare una bomba in questa “festa della fratellanza”!
È stato Lui a tracciare quella linea rossa che separa quelli che si camuffano da cristiano o s’illudono di esserlo (sia pur involontariamente o senza saperlo) da coloro che lo sono davvero. Le parole di Cristo sono sorprendenti, e vale la pena conoscerle e tentare di capirle.

Nel Vangelo di Matteo Gesù ha detto: “Non chiunque mi dice: «Signore, Signore!» entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: «Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demòni e fatto in nome tuo molte opere potenti?» Allora dichiarerò loro: «Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!»” (Matteo 7:21-23).

Gesù voleva che fosse chiaro, senza alcun fraintendimento, che al tempo del giudizio finale molte persone si rivolgeranno a Lui con un titolo di rispetto e di familiarità, e gli diranno: “Signore, non dirci… Non puoi dire… che non ci conosci!”

Si tratterà di una cattiva, spiacevolissima sorpresa per molti! Eppure c’è scritto “cristiano” sui loro documenti. Anche il loro certificato di battesimo lo attesta: “cristiano”! Di loro hanno scritto addirittura sui giornali, bellissimi articoli sulle loro grandi opere di beneficenza per orfani e rifugiati, di come si sono dati da fare proprio per piacere al Signore! Perfino le loro offerte sono tutte segnate nei registri della loro parrocchia, cattolica o protestante che sia. Come è possibile che il Signore non li conosca?

E Gesù dirà che i loro nomi saranno pure scritti sui loro registri, ma se non lo sono sui suoi, Egli, certamente, NON LI HA MAI CONOSCIUTI!

In cosa avranno sbagliato? Come mai i loro pastori o le guide spirituali non glielo hanno fatto notare? Chi li ha ingannati?

Le parole perentorie di Gesù non lasciano adito ai dubbi: “Non vi ho mai conosciuti!”

Gli diranno di aver fatto “miracoli”, “guarigioni”, “esorcismi”, “profezie”, tante opere buone, ma il Signore non li ha mai conosciuti né riconosciuti!

E dichiarerà loro le parole finali citate nel Vangelo di Matteo: “Allontanatevi da me, malfattori!”

Ma non è tutto qui!

Hai mai pensato cosa avrebbe da dire Gesù ai membri delle nostre chiese? È possibile che alcuni di quelli che frequentano le nostre riunioni, e che da anni consideriamo come figli di Dio e nostri fratelli in Cristo, non lo siano davvero?

Forse sono figli di credenti, per cui abbiamo preso per credenti anche loro. Bravi ragazzi che i genitori portavano sempre alla scuola domenicale. A un certo punto sono cresciuti e hanno chiesto di essere battezzati. Hanno detto che anche loro credevano in Gesù. E li abbiamo battezzati. Può darsi che ora che si sono sposati, si siano intiepiditi nella fede. Avranno tanto da fare fra famiglia e lavoro che li vediamo poco. E se avessero fatto scelte cristianamente poco savie, chi siamo noi a giudicare?

O forse sono quelle altre persone care e gentili, più mature, venute da altre chiese. Ci hanno detto di essere evangeliche da anni, che cercavano una chiesa un po’ più “calda”, “amorevole” e “sana”. Col passare del tempo sono diventate assidue nelle presenze e fedeli nelle offerte. Come oseremmo pensare ora che non siano “veri” credenti? Sarebbero offesissime!

E se con troppa leggerezza avessimo accolto come fratelli in fede persone di altre chiese di cui conosciamo poco o niente?

Questi sono solo un paio di esempi. L’errore, in realtà, potrebbe capitare in molti modi.

Giovanni ha scritto: “Chi crede nel Figlio ha vita eterna, chi invece rifiuta di credere al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui” (Giovanni 3:36). Chiediamo alle persone se sono “credenti” o se hanno “creduto in Gesù”. Che cosa dovremmo fare di più, se ci dicono di sì?

Il Signore ha detto: “Chi non porta la sua croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo” (Luca 14:27)

Ha anche detto: “Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano” (Matteo 7:13,14). E ha aggiunto: “Li riconoscerete dunque dai loro frutti” (Matteo 7:20).

Di quale giudizio ha parlato l’apostolo Pietro quando ha scritto: “Infatti è giunto il tempo in cui il giudizio deve cominciare dalla casa di Dio; e se comincia prima da noi, quale sarà la fine di quelli che non ubbidiscono al vangelo di Dio?”
(1 Pietro 4:17)?

Ditecelo voi!

Scriveteci subito una lettera o un’e-mail per spiegarci chiaramente come fate a sapere chi è un “vero” credente e chi non lo è. Le vostre risposte contribuiranno a una prossima Voce del Vangelo