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La Voce del Vangelo


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La VOCE giugno 2018

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La schermaglia vincente | Un pizzico di sale


Il tuo bene più prezioso!

È inutile girarci intorno: abbiamo un problema che ci accomuna tutti. Lo conosciamo bene, ma la verità è che non facciamo granché per risolverlo. Le sue ripercussioni sulle nostre vite sono grandi – nel bene e nel male – eppure solo poche persone sono disposte a rivedere e correggere le loro priorità per affrontarlo. 

Possono esserci molti motivi per non reagire ma forse, molto semplicemente, si tratta del non essere davvero convinti dei benefici che si hanno quando lo si affronta con la dovuta serietà. Ignorarlo c’indebolisce e ci lascia impreparati davanti alle incognite della vita. E se continuiamo a trascurarlo rischiamo di diventare anche arroganti, e forse non lo ammetteremmo mai!

È un problema grande anche perché c’è chi ha interesse a impedirci di affrontarlo, sviandoci in modi subdoli che nemmeno immaginiamo.

Di cosa stiamo parlando? Del fatto che non preghiamo abbastanza (e mi auguro che per te non sia un argomento inflazionato!). 

Senza farci venire inutili sensi di colpa, consideriamo insieme perché è saggio, anzi vitale pregare, quali sono le cose per le quali è giusto pregare e quali invece le conseguenze se non lo facciamo. 

Sempre, comunque e con ogni tenacia

Se conosci qualcuno affetto da anoressia nervosa, saprai che è un disturbo che può avere effetti devastanti su chi ne soffre. Non sono esperto in medicina e non voglio assolutamente banalizzare questa patologia; ne parlo solo perché in certi versi è molto simile a una vita di preghiera irregolare.

Tutti sanno che per stare in salute è necessario nutrirsi correttamente. Una persona colpita da anoressia nervosa invece, per qualche motivo pensa di doverne fare a meno. Si guarda allo specchio e si vede in modo distorto: sempre troppo grassa, sempre inaccettabile. Cercando di assumere un aspetto ideale per il suo fisico, in realtà comincia a deturparlo credendo di stare meglio. 

È un comportamento che senza un tempestivo intervento esterno accompagnato da una cura attenta può portare alla morte. 

Come credenti, siamo tutti d’accordo che la preghiera è vitale per noi. Non si può vivere una vita spirituale sana senza pregare. Un periodo prolungato di non preghiera danneggia il nostro senso di orientamento spirituale, distorce il modo in cui affrontiamo i problemi, mina la nostra relazione intima con il Signore e, in alcuni casi, porta alla rovina. 

Che si preghi poco è una triste realtà. Ed è triste che non si voglia veramente risolvere questo problema.

Per alcune persone la preghiera si riduce a un ringraziamento sbrigativo davanti ai pasti o la sera prima di addormentarsi.

Quelli, poi, che hanno un tempo abituale di lettura biblica durante la giornata (altro tasto dolente!) forse riescono a dedicare qualche minuto in più alla preghiera. 

Come dovrebbe invece essere il nostro atteggiamento verso la preghiera?
  • “…siate allegri nella speranza, pazienti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera.” (Romani 12:12)
  •  “Perseverate nella preghiera, vegliando in essa con rendimento di grazie.” (Colossesi 4:2)
  • “Non cessate mai di pregare.” (1 Tessalonicesi 5:17)
  • “Io voglio dunque che gli uomini preghino in ogni luogo, alzando mani pure, senza ira e senza dispute.” (1 Timoteo 2:8)
  •  “Pregate in ogni tempo, per mezzo dello Spirito, con ogni preghiera e supplica; vegliate a questo scopo con ogni perseveranza. Pregate per tutti i santi.” (Efesini 6:18) 

Conosciamo bene questi versetti, ma letti così in fila non possono lasciarci indifferenti. L’esortazione è chiara: pregare sempre e ovunque. 

Non sono scritti per farci sentire in colpa. Pregare è quello che il nostro amorevole Padre celeste vuole che facciamo per il nostro bene, sia fisico che spirituale. I suoi benefici li possiamo sperimentare solo... pregando!

Benefici reali per chi prega
  • Dio è attento a chi prega: “Egli ascolterà la preghiera dei desolati e non disprezzerà la loro supplica.” (Salmo 102:17)
  • Dio è vicino a chi prega: “Il SIGNORE è vicino a tutti quelli che lo invocano, a tutti quelli che lo invocano in verità.” (Salmo 145:18)
  • Dio ha promesso di esaudire chi prega: “Questa è la fiducia che abbiamo in lui: che se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce. Se sappiamo che egli ci esaudisce in ciò che gli chiediamo, noi sappiamo di aver le cose che gli abbiamo chieste.” (1 Giovanni 5:14,15)
  • Dio dimostra il suo amore a chi prega: “Se dunque voi, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro, che è nei cieli, darà cose buone a quelli che gliele domandano!” (Matteo 7:11)
  • La preghiera è la giusta reazione alla sofferenza: “C’è tra di voi qualcuno che soffre? Preghi.” (Giacomo 5:13a)

La vita non ci risparmia le difficoltà: a ognuno la sua porzione di problemi di salute, incertezze economiche, conflitti relazionali, attriti coniugali, pensieri per i figli che crescono in un mondo corrotto… Per non parlare del governo, della società, delle amicizie o dei parenti che sempre più prepotenti insinuano la loro influenza sulla nostra realtà di tutti i giorni. 

E noi che facciamo? Abbozziamo.
Ci lamentiamo e forse litighiamo pure. Ma pregare, no eh?

L’apostolo Paolo sapeva che non sarebbe stato facile per noi gestire tutto questo da soli, perciò ha dato degli ottimi strumenti, o meglio comandi, per affrontare le cose in modo equilibrato.

“Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi. La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino. Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù” (Filippesi 4:4-7).

Essere sempre gioiosi, mantenere un atteggiamento pacato e non impensierirsi mai ma essere sereni è decisamente difficile, se non impossibile, a meno che la preghiera non sia parte integrante e preminente nella nostra vita.

Paolo sta dicendo che la preghiera produce la consapevolezza che il Signore ci è vicino. Le preoccupazioni invece, nascono dalla nostra incapacità di affrontare i problemi e dal dimenticare che possiamo lasciare che se ne occupi il Signore. 

Dio desidera che dialoghiamo con Lui esponendogli consapevolmente e con fede le nostre circostanze. Non perché non le conosca o non sappia già tutto. Egli è onnisciente. Nondimeno desidera che prendiamo del tempo per raccontargli in preghiera tutto quello che ci turba, che ci fermiamo a chiedergli aiuto e saggezza e che poi ci fidiamo di Lui per i risultati.

A proposito dei risultati: la preghiera non è un mezzo per convincere Dio ad agire come vogliamo noi! Troppo spesso preghiamo avendo già stabilito nella mente in che modo Dio debba risponderci. Come se fossimo noi i padroni del nostro destino. La preghiera invece serve per allineare la nostra volontà con quella di Dio. Sottomettendoci di buon grado alla saggezza di Dio i nostri cuori, naturalmente ansiosi e facilmente agitati, saranno custoditi in Cristo.

La gratitudine è una disposizione d’animo che, nella preghiera, cambia il nostro atteggiamento verso le situazioni: produce gioia, fa svanire la lamentela e l’amarezza.

Come vedi, la preghiera è il mezzo che Dio ha stabilito per curarci, perché oltre a rispondere alle nostre richieste secondo la sua volontà, produce un cambiamento sovrannaturale dentro di noi. 

Sarebbe assurdo se un credente volesse farne a meno e lasciarsi deperire come un anoressico spirituale. 

MAI A CASO

Non lo ammetteremmo mai, ma certe volte siamo proprio arroganti. Infatti, trascurando la preghiera personale è come se pensassimo di essere migliori di Gesù che, benché fosse Dio, ne sentiva l’assoluta necessità. È assurdo!

Ma pregare non ci viene naturale. È una disciplina che deve essere imparata ed implementata. E prima che diventi quella buona abitudine che caratterizza un vero credente, deve essere ripetuta parecchie volte.

Marco scrive: “Poi, la mattina, mentre era ancora notte, Gesù si alzò, uscì e se ne andò in un luogo deserto; e là pregava” (Marco 1:35).

Durante il suo ministero, Gesù era quasi sempre circondato dalla calca. Per trovare tempo per pregare indisturbato dovette alzarsi presto la mattina e andare in un posto isolato, lontano da interruzioni e persone.

Questo significa che la preghiera non deve essere solo una reazione spontanea che facciamo sul momento davanti a un problema o un imprevisto (il che è giusto), ma anche un tempo particolare, programmato e ragionato in cui ci mettiamo faccia a faccia con il nostro Padre celeste. Nel segreto della nostra cameretta, con la porta chiusa, come ha detto Gesù (Matteo 6:6).

Quattro consigli pratici

1. Stabilisci un tempo in cui non sarai interrotto. Con molta probabilità sarà un momento la mattina presto, prima che si mettano in moto tutte le tue responsabilità. Forse dopo una buona tazza di caffè!

2. Scegli un posto solitario. È importante non solo il quando, ma anche il dove, per non essere distratti o interrotti. 

3. Stabilisci la durata. Sii ragionevole e non cercare di fare il “super spirituale”. Mezzora può essere sufficiente per cominciare. Con l’andare del tempo vedrai i benefici di questi momenti trascorsi con il Signore e potrai prolungarli a tuo piacimento.

4. Usa un quaderno di preghiera. Ti sarà utile sia per ricordare i soggetti per i quali chiedi un intervento di Dio, sia per vedere come Egli risponderà alle tue richieste. Questo farà crescere la tua gratitudine e il tuo desiderio di perseverare nella preghiera.

Una vita proficua di preghiera non sarà frutto del caso. Non lo è mai. Sarà invece il risultato di una decisione consapevole e ponderata. E uno dei suoi benefici sorprendenti è quello di trasformare la nostra presunzione in umile gratitudine. 


 

Un pizzico di sale

Mamma si alzò e sbirciò fra le persiane. La pioggia cadeva pesante, fitta e implacabile sulle foglie gialle dei platani appiccicate al marciapiede. 
“Speriamo che si fermi per quando i bambini dovranno uscire per andare all’asilo...” pensò. Ma il cielo era di piombo, senza una sfumatura. Come quando ha intenzione di piovere per ore. 
Venne l’ora di svegliare i bambini. Diluviava ancora. 

“Sveglia, bambini! La maestra vi aspetta!” 
In questo periodo, la parola “la maestra” ha l’effetto di una fucilata. Quando si nominano i suoi voleri, non si obbietta o discute: si agisce. 
Davide, Daniele e Deborah si misero a sedere sul letto. 

“Hanno già chiuso la porta della scuola?” chiese Davide. 
“Non ancora, ma dobbiamo sbrigarci. Ecco, Daniele, i tuoi pantaloni... Deborah, infilati la gonna... Davide, quella calza è rovescia... Finite di vestirvi, poi venite in cucina. Io vado a vedere Stefanino”. 

Quando Mamma tornò in camera, Daniele era ancora in mutande, Deborah era senza gonna e Davide aveva messo la calza alla rovescia... 
Quando furono tutti vestiti, Mamma li portò alla finestra. “Quante gocce! Il cielo piange. Perché piange tanto, Mamma?” chiese Deborah. 
“Forse ha il male di pancia” osservò Daniele con un sorriso birbone.
“Ma noi ci bagneremo tutti!” si preoccupò Davide. 

“Sì, piove forte, ma Dio può fermare la pioggia per quando usciremo. Ora glielo chiediamo.” 
Mamma si mise a sedere sul letto e i tre bambini le si strinsero attorno. 

Tutti chiusero gli occhi e Mamma pregò: “Padre Celeste, per favore, ferma la pioggia per quando dovremo uscire così non ci bagneremo tutti e anche gli altri bambini avranno i piedi asciutti. Grazie, nel nome di Gesù. Amen.” 

Daniele si precipitò alla finestra. “Non si è fermata” sospirò deluso. 
“Ma ora noi dobbiamo ancora fare colazione, poi quando metteremo i grembiulini, Dio vedrà che siamo pronti per uscire e chiuderà l’acqua” spiegò Davide. 
“Come in un grande vasca da bagno!” commentò Deborah. 

E quando i grembiulini furono indossati, Dio “chiuse” l’acqua. 

La fede per i bambini è molto semplice. Si chiede a Dio una cosa e ci si aspetta di riceverla. Nessuna complicazione. 
Non per nulla Gesù dice a tutti noi: “Se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Matteo 18:3). 
E anche: “Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto” (Giovanni 15:7). – Ristampa dal gennaio 1963


 

La schermaglia vincente

Dimmi la verità: hai mai avuto conflitti con qualcuno? Battibecchi, offese, battute avvelenate e risentimenti? E hai mai giurato dentro di te: “Gliela farò pagare io!”?

Purtroppo, per la maggioranza di noi, gente “normale”, la risposta è “Sì!”

Per calmare la coscienza ci siamo detti che non era nulla, solo una banale differenza di opinioni fra amici, sposi, colleghi o fratelli di chiesa. Non abbiamo fatto o detto nulla di male. Certamente nulla di cui dovremmo pentirci o chiedere perdono. E forse siamo riusciti anche a convincerci che la colpa non era nostra, ma dell’altro… 

Devo dirti due cose però.

Primo. Che tu lo voglia ammettere o no, non si tratta di una piccolezza! Sono state offese delle persone (fra cui anche tu!), si sono creati dei risentimenti e dei cuori sono stati feriti. Lo spirito che provoca e aumenta problemi non è affatto cristiano. 

I tuoi tentativi di sminuire la gravità della situazione, di giustificarti, di sentirti dalla parte della ragione, non risolvono nulla. Anche se credi di poter dimenticare e tirare avanti, non fai che illudere te stesso.

Secondo. Per quanto ti ritenessi furbo e contento per l’effetto della tua battuta, e credessi di aver vinto grazie alla tua personalità, la verità è che non ne sei uscito né contento né soddisfatto. Che sia stato un battibecco o un’offesa, o che si tratti di una situazione che va avanti nel tempo, il risultato non è la gioia nel cuore né la soddisfazione, ma la tristezza e un senso di vuoto.

Forse, in questo momento, non mi vuoi dare ragione. 

Va bene, continua a pensarci su e valuta la tua situazione con sincerità. Vuoi davvero che continui così? Se non fai niente, è molto probabile che la situazione peggiori. O, come spesso avviene, vedrai ancora sorgere simili conflitti fra te e altre persone. È questo ciò che vuoi? L’unica risposta logica e ragionevole è “No!”

“Lo stolto prende piacere non nella prudenza, ma soltanto nel manifestare ciò che ha nel cuore” (Proverbi 18:2).  

“Le labbra dello stolto causano liti, e la sua bocca attira percosse” (Proverbi 18:6). 

Il mese prossimo, a Dio piacendo, tiriamo le somme di questo discorso. 

—Guglielmo

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