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La Voce del Vangelo


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La VOCE aprile 2019

Se ti è mai capitato di parlare con dei Testimoni di Geova, può darsi che a primo impatto la loro fede non ti sia poi sembrata tanto diversa dalla tua. 

Offrono di studiare la Bibbia con te, e vogliono farti pensare che credono alle stesse cose a cui credi tu. Solo in un secondo momento escono fuori le contraddizioni e che la loro dottrina è contraria alla Parola di Dio.

Come loro, ci sono anche giovani ben curati, tutti in camicia bianca e cravatta, che girano in bicicletta a due a due. Si presentano come “anziani della chiesa dei mormoni”. 

Anche loro vorrebbero che tu li considerassi cristiani, ma se confronti la loro dottrina con la Bibbia, noterai che attribuiscono un significato diverso ai termini biblici. 

Succede la stessa cosa con la chiesa Cattolica: spesso il significato che dà alle parole – grazia, redenzione, giustificazione – non è quello biblico.

Ora, ho citato queste tre religioni solo come un esempio tra tante. Non voglio assolutamente dubitare della buona fede di nessuno, ma c’è da dire che non basta “essere sicuri” del proprio credo, non basta neanche essere ortodossi e ligi alla propria dottrina. 

E dirò di più: morire per la propria fede non prova che sia vera, se la fede si basa su una bugia. 

Credere in una cosa non vera vuol dire avere solo una speranza illusoria. E una falsa speranza è molto pericolosa.

Sai che c’è stato un evento che se non fosse avvenuto la fede sarebbe vana? Anche la tua. È scritto nella Bibbia.

UNA RELIGIONE CHE NON MANTIENE QUELLO CHE PROMETTE È UNA PERICOLOSA PERDITA DI TEMPO!

È “oppio dei popoli” come ha detto Karl Marx. Non ha nulla di concreto da offrire se non quello di anestetizzare le coscienze e attutire in qualche modo l’amarezza della vita.

Quello che fa la differenza tra il vangelo e tutte le religioni del mondo, incluse le cosiddette cristiane, è l’evento senza il quale ogni fede sarebbe solo una farsa. 

È la resurrezione corporale di Gesù Cristo. 

È il fondamento della fede cristiana e regge ogni altra dottrina. Da essa dipende tutto il resto.

I Testimoni di Geova, i mormoni e i cattolici dicono tutti di credere nella resurrezione, ma a guardare bene, le loro idee non si allineano perfettamente con il testo biblico.  

Ma l’apostolo Paolo scrive: “Se Cristo non è stato risuscitato, vana è la vostra fede; voi siete ancora nei vostri peccati” (1 Corinzi 15:17).

Se la resurrezione fosse un’invenzione, un’allegoria da intendere solo in senso astratto, o insufficiente a giustificare chi crede, allora i cristiani sarebbero davvero i più miserabili tra gli uomini. 

Ma se è veramente avvenuta, ha delle implicazioni eterne di grandissima importanza. 

L’inevitabilità della morte e l’incognito su quello che succede dopo, ha afflitto la mente umana sin dal principio. Ogni religione tenta di rispondere a quest’afflizione universale, e spera di portare una misura di serenità a quel momento che, prima o poi, toccherà ogni uomo.

Ma come sarà l’al di là: l’oblio, il grande vuoto, il nirvana, la reincarnazione…? 

Solo Gesù ha fatto sapere la verità sul destino eterno dell’uomo, perché è l’unico che è tornato in vita dopo la morte per non morire mai più. 

La resurrezione di Cristo è il caposaldo della fede. È menzionata ben centoquattro volte nel Nuovo testamento. Non è una leggenda. Non è una dottrina parentetica.

Infatti, quando gli apostoli dovettero scegliere un nuovo apostolo al posto di Giuda, questi doveva essere un testimone oculare della vita, morte e resurrezione di Gesù: “Bisogna dunque che tra gli uomini che sono stati in nostra compagnia tutto il tempo che il Signore Gesù visse con noi, a cominciare dal battesimo di Giovanni fino al giorno che egli, tolto da noi, è stato elevato in cielo, uno diventi testimone con noi della sua risurrezione” (Atti 1:21,22).

Non solo doveva essere stato presente al battesimo di Gesù al Giordano, aver cioè visto e sentito l’approvazione di Dio, ma doveva aver seguito Cristo, osservato i suoi miracoli e ascoltato i suoi insegnamenti, e, cosa essenziale, doveva essere testimone della sua resurrezione dai morti. 

Alla pentecoste fu proprio questo il punto chiave della predica di Pietro: “Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato; di ciò, noi tutti siamo testimoni. Egli dunque, essendo stato esaltato dalla destra di Dio e avendo ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, ha sparso quello che ora vedete e udite” (Atti 2:32,33).

Quell’uomo che i Giudei avevano fatto uccidere era risorto e ora, tramite gli apostoli, esortava loro a riconciliarsi con Lui, altrimenti avrebbero subito le giuste conseguenze del loro peccato. 

Questo è stato anche il messaggio che l’apostolo Paolo predicava ovunque andasse. In Atti 17:31, dichiara a tutti che Gesù è colui che giudicherà ogni uomo e donna, e che Dio ne ha dato prova sicura risuscitandolo dai morti. 

Più tardi, difendendosi davanti re Agrippa, tutta la sua difesa verteva sulla realtà del Cristo risorto che aveva incontrato sulla via di Damasco (Atti 26). 

La dottrina della resurrezione è talmente rilevante che NON si può essere salvati senza credere che Gesù sia risorto corporalmente. 

“Questa è la parola della fede che noi annunciamo; perché, se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato; infatti con il cuore si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa confessione per essere salvati. Difatti la Scrittura dice: «Chiunque crede in lui, non sarà deluso»

“Poiché non c’è distinzione tra Giudeo e Greco, essendo egli lo stesso Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato” (Romani 10:8-13 grassetto dell’autore).

È inutile invocare un morto. Un morto non può fare nulla per l’uomo. La salvezza del credente dipende anche dalla certezza nel cuore che Gesù è risuscitato per opera di Dio.

A questo punto è importante definire cosa s’intende col credere nella resurrezione di Gesù. È solo un atto di fede in qualcosa che si spera sia vera? È una resurrezione simbolica? È un mistero che bisogna saper interpretare? 

Oppure ci sono delle prove inconfutabili con cui tutti devono fare i conti, a meno che non rifiutino qualsiasi evidenza?

Gesù aveva predetto la sua morte e resurrezione 

“Allora alcuni scribi e farisei presero a dirgli: «Maestro, noi vorremmo vederti fare un segno». Ma egli rispose loro: «Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno; e segno non le sarà dato, tranne il segno del profeta Giona. Poiché, come Giona stette nel ventre del pesce tre giorni e tre notti, così il Figlio dell’uomo starà nel cuore della terra tre giorni e tre notti” (Matteo 12:38-40).

In un’altra occasione “i Giudei allora presero a dirgli: «Quale segno miracoloso ci mostri per fare queste cose?» Gesù rispose loro: «Distruggete questo tempio, e in tre giorni lo farò risorgere!» 
“Allora i Giudei dissero: «Quarantasei anni è durata la costruzione di questo tempio e tu lo faresti risorgere in tre giorni?» 
“Ma egli parlava del tempio del suo corpo. 
“Quando dunque fu risorto dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che egli aveva detto questo; e credettero alla Scrittura e alla parola che Gesù aveva detta” (Giovanni 2:18-22).

Gli scribi e i farisei avevano capito benissimo che Gesù parlava del suo corpo, perché il giorno dopo la sua sepoltura volevano prendere delle precauzioni contro un possibile inganno. 

“L’indomani, che era il giorno successivo alla Preparazione, i capi dei sacerdoti e i farisei si riunirono da Pilato, dicendo: «Signore, ci siamo ricordati che quel seduttore, mentre viveva ancora, disse: “Dopo tre giorni, risusciterò”. Ordina dunque che il sepolcro sia sicuramente custodito fino al terzo giorno; perché i suoi discepoli non vengano a rubarlo e dicano al popolo: “È risuscitato dai morti”; così l’ultimo inganno sarebbe peggiore del primo». 
“Pilato disse loro: «Avete delle guardie. Andate, assicurate la sorveglianza come credete».
 “Ed essi andarono ad assicurare il sepolcro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia” (Matteo 27:62-66).

È sorprendente, però, che quando le guardie tornarono e raccontarono ai capi del popolo quello che era successo alla tomba, questi non li hanno presi per bugiardi, ma hanno comprato il loro silenzio con i soldi (Matteo 28:11-15). 

Per i discepoli era diverso. A loro il Signore aveva detto tutto più chiaramente: “Poi cominciò a insegnare loro che era necessario che il Figlio dell’uomo soffrisse molte cose, fosse respinto dagli anziani, dai capi dei sacerdoti, dagli scribi, e fosse ucciso e dopo tre giorni risuscitasse” (Marco 8:31).

L’aveva predetto più volte proprio perché questo evento avrebbe costituito la base della fede dei suoi discepoli. Infatti è interessante notare che mentre gli scribi e i farisei avevano capito molto bene le parole di Gesù, i suoi discepoli le compresero solo dopo la sua resurrezione.

Come si fa a sapere che c’è stata davvero la resurrezione?

L’apostolo Paolo presenta tre motivi per cui possiamo essere certi che Cristo sia veramente risorto.

“Vi ricordo, fratelli, il vangelo che vi ho annunciato, che voi avete anche ricevuto, nel quale state anche saldi, mediante il quale siete salvati, purché lo riteniate quale ve l’ho annunciato; a meno che non abbiate creduto invano. Poiché vi ho prima di tutto trasmesso, come l’ho ricevuto anch’io, che Cristo morì per i nostri peccati, secondo le Scritture; che fu seppellito; che è stato risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture; che apparve a Cefa, poi ai dodici. Poi apparve a più di cinquecento fratelli in una volta, dei quali la maggior parte rimane ancora in vita e alcuni sono morti. Poi apparve a Giacomo, poi a tutti gli apostoli; e, ultimo di tutti, apparve anche a me, come all’aborto; perché io sono il minimo degli apostoli, e non sono degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la chiesa di Dio. Ma per la grazia di Dio io sono quello che sono; e la grazia sua verso di me non è stata vana; anzi, ho faticato più di tutti loro; non io però, ma la grazia di Dio che è con me. Sia dunque io o siano loro, così noi predichiamo, e così voi avete creduto” (1 Corinzi 15:1-11).

Il primo motivo è la fede della chiesa primitiva. I primi cristiani erano totalmente persuasi da questa verità. Erano stati contemporanei di Gesù, alcuni l’avevano anche conosciuto personalmente, e avevano potuto parlare con i testimoni oculari della sua resurrezione. 

Non avrebbe avuto alcun senso convertirsi, se Gesù fosse rimasto morto. Non ci sarebbe stata nessuna buona notizia a cui credere. La morte e la resurrezione di Cristo SONO la buona notizia. Non c’è salvezza senza la resurrezione, e senza di essa ogni presentazione del vangelo è incompleta.

Il secondo motivo è che la resurrezione non era un’invenzione di Paolo. Era stata predetta chiaramente non solo da Gesù, ma anche dalle Scritture, cioè dall’Antico testamento che gli ebrei conoscevano molto bene.

Il Salmo 22 e il capitolo 53 di Isaia contengono profezie straordinariamente dettagliate sulla morte di Gesù, ma il Salmo 16, versetto 10, aveva predetto che Gesù sarebbe risorto: “…poiché tu non abbandonerai l’anima mia in potere della morte, né permetterai che il tuo santo subisca la decomposizione.”

Il terzo motivo è che molti hanno visto Gesù risorto. Se fossero state solo un paio di persone a vederlo, e se fosse apparso solo una volta, potremmo sospettare che sia stata una specie di allucinazione collettiva. Ma non è così!

Per quaranta giorni Gesù risorto ha vissuto in mezzo ai suoi discepoli. Lo hanno visto, ascoltato, hanno toccato le sue cicatrici e mangiato con lui. 

Questi incontri, proprio come con i discepoli sulla via di Emmaus, hanno provocato una trasformazione radicale in questi uomini e donne “ai quali anche, dopo che ebbe sofferto, si presentò vivente con molte prove, facendosi vedere da loro per quaranta giorni, parlando delle cose relative al regno di Dio” (Atti 1:3).

A sostegno dell’onestà del racconto biblico c’è anche il fatto che non tutti erano pronti a credere tanto facilmente. 

Toma, uno dei discepoli, aveva dubbi e non si sarebbe convinto senza prove: “Or Tommaso, detto Didimo, uno dei dodici, non era con loro quando venne Gesù. Gli altri discepoli dunque gli dissero: «Abbiamo visto il Signore!» Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò»” (Giovanni 20:24,25).

Quando poi lo vide, Gesù gli mostrò le sue mani e il suo costato e Toma, sopraffatto da questo gesto d’amore nei suoi confronti, non poté che esclamare: “Signore mio e Dio mio!” (v. 28).

Vedere Gesù risorto ha convinto i discepoli dell’identità del loro Maestro: è colui che sosteneva di essere, l’unigenito eterno Figlio di Dio, l’unico che può perdonare e salvare l’uomo dalla perdizione eterna. 

Questa fede in Gesù, morto e risorto, è quella che ha dato la forza ai credenti di tutti i tempi di affrontare ingiurie, offese, persecuzioni e morte per la loro testimonianza.

L’apostolo Paolo stesso, che prima della sua conversione andava in giro per imprigionare e maltrattare coloro che avevano creduto in Cristo, afferma che avere incontrato Cristo risorto cambiò la sua fede e lo scopo della sua vita. Da persecutore è diventato perseguitato e martire.

Pensare che siano stati pronti a soffrire maltrattamenti e a morire per difendere delle favole o per aver avuto allucinazioni è illogico. Chi mai morirebbe per un ideale che non offre alcun tornaconto?! 

I primi cristiani preferivano morire piuttosto che rinnegare la fede nella resurrezione. È lo stesso anche per noi oggi?

Che tipo di fede è una che non riconosce la resurrezione di Cristo?

Paolo ce lo dice chiaramente: “…se Cristo non è stato risuscitato, vana dunque è la nostra predicazione e vana pure è la vostra fede… e se Cristo non è stato risuscitato, vana è la vostra fede; voi siete ancora nei vostri peccati. Anche quelli che sono morti in Cristo sono dunque periti” (1 Corinzi 15:14,17,18).

La grande illusione
- Se Cristo non è stato risuscitato, lui era un impostore e ha mentito su tutto.
- Se Cristo non è stato risuscitato, la Bibbia non è vera e non è degna di fiducia.
- Se Cristo non è stato risuscitato, credere in Lui non ha senso.
- Se Cristo non è stato risuscitato, non c’è stato nessun sacrificio per i nostri peccati.
- Se Cristo non è stato risuscitato, tutti sono ancora irrimediabilmente sotto il giudizio di Dio.
- Se Cristo non è stato risuscitato, tutti i predicatori cristiani sono dei falsi testimoni.
- Se Cristo non è stato risuscitato, quelli che sono morti da credenti sono perduti.

Ma Gesù è risorto! E credere alla sua resurrezione ha dei benefici inestimabili.

1. La resurrezione dimostra chi è Gesù veramente

L’apostolo Paolo scrive: “Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù, il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma svuotò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce. Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sottoterra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre” (Filippesi 2:5-11). 

Gesù è stato “dichiarato Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santità mediante la risurrezione dai morti” (Romani 1:4). La resurrezione ha svelato la vera identità di Gesù. 

2. La resurrezione conferma che possiamo essere perdonati

Risuscitando Gesù dai morti, Dio ha dimostrato di aver accettato il suo sacrificio per i nostri peccati. Egli è stato l’Agnello di Dio che ha tolto il peccato del mondo. Se Gesù fosse stato un peccatore, sarebbe morto per i suoi peccati senza poter risorgere, perché la morte è la giusta condanna del peccato.

Ora, invece, abbiamo l’immensa gioia di poter confessare a Lui i nostri peccati e sapere con certezza che Egli è fedele e giusto da purificarci da ogni iniquità (1 Giovanni 1:9).

Riconciliati con Dio tramite il sacrificio di Cristo, nessuno di noi deve portare il peso del proprio peccato. Non esiste un peccato troppo grave da non poter essere perdonato. 

3. La resurrezione toglie la paura della morte

Odio la morte! Sono stato a troppi funerali. Ho dovuto vivere e assistere al dolore che la separazione dai propri cari produce. Ancora oggi provo dolore perché sento la mancanza del sorriso e della saggezza di mia mamma. La morte tocca piccoli e grandi, non c’è nessuno immune a essa.

Paolo scrive: “«O morte, dov’è la tua vittoria? O morte, dov’è il tuo dardo?» Ora il dardo della morte è il peccato, e la forza del peccato è la legge; ma ringraziato sia Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo” (1 Corinzi 15:55-57).

La resurrezione di Gesù dimostra che la morte è stata sconfitta, e la morte per i credenti è solo un passaggio alla vita eterna.

4. La resurrezione ha portato una speranza meravigliosa

Per la sua resurrezione, ogni promessa di Gesù è ancora valida per il credente: “Il vostro cuore non sia turbato; abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me! Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, vi avrei detto forse che io vado a prepararvi un luogo? Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi; e del luogo dove io vado, sapete anche la via” (Giovanni 14:1-4).

Se non fosse risorto, come farebbe a prepararci un posto in cielo! Pensaci: vivremo alla presenza di Dio, lo conosceremo ogni giorno di più, non ci saranno più lacrime ma solo gioia eterna!

5. La resurrezione assicura il ministero di Cristo oggi

Solo un Cristo risorto può compiere il ministero che il Signore Gesù svolge nei cieli davanti a Dio in favore dei suoi. È il nostro sommo sacerdote. Non solo ci sta preparando una casa per la nostra eternità, ma vive per sempre per intercedere per noi. Possiamo avvicinarci a Dio attraverso la sua opera. 

“Avendo dunque un grande sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, stiamo fermi nella fede che professiamo. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, poiché egli è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovare grazia ed essere soccorsi al momento opportuno. Egli invece, poiché rimane in eterno, ha un sacerdozio che non si trasmette. Perciò egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro” (Ebrei 4:14-16; 7:24,25)

Che meravigliosa certezza: in Cristo abbiamo un mediatore che simpatizza con noi, che conosce la nostra fragilità e ci soccorre quando ne abbiamo bisogno. Infatti, si comporta proprio come un avvocato difensore per noi contro ogni accusa. “Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; e se qualcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto” (1 Giovanni 2:1).

Siamo privilegiati a godere oggi del ministero che Gesù fa per noi ogni giorno. Senza la sua grazia e il suo sostegno saremmo persi.

6. La resurrezione di Cristo è garanzia della nostra resurrezione

“Ma ora Cristo è stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti. Infatti, poiché per mezzo di un uomo è venuta la morte, così anche per mezzo di un uomo è venuta la risurrezione dei morti. Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati” (1 Corinzi 15:20-22).

Nei versetti da 35 a 57 Paolo spiega che, grazie alla resurrezione di Cristo, anche noi risusciteremo in un corpo nuovo, glorificato e eterno. Anche questa è davvero una buona notizia!

No! Non ho una fede vana!

La resurrezione è un fatto storico, veramente avvenuto. Abbiamo un Salvatore vivo e onnipotente. Perciò non mi vergogno di parlare di lui agli altri. Anzi, lo devo fare, perché Gesù morto e risorto è l’unica speranza per ogni persona che conosco.

“Perciò, fratelli miei carissimi, state saldi, incrollabili, sempre abbondanti nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore” (1 Corinzi 15:50).

Non è una perdita di tempo, quindi, proprio in questa stagione di pasqua, che per molti è poco di più di una colomba o un coniglietto di cioccolato, parlare loro di un Gesù risorto. È fondamentale e opportuno.

 

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