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La Voce del Vangelo


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La VOCE ottobre 2019

Illusi! Cosa state pensando?

“Mio figlio è un bravo ragazzo, non ha mai fatto nulla di male!”  È il ritornello più ripetuto dai genitori di figli che hanno commesso un crimine. 

Uno di questi genitori è Ethan Elder che, come ha riportato Il Messaggero del 1 agosto, ha dichiarato: “Sono cresciuto in povertà, ho avuto fortuna più tardi nella vita. Ai miei figli ho insegnato l’importanza di condividere e dare. Entrambi sono divenuti due giovani adulti generosi e gentili.”

Ethan Elder è il padre del diciannovenne Finnegan Elder accusato di aver ucciso con undici coltellate alle spalle il carabiniere Mario Cerciello Rega. 

Se questa storia non sconcerta il pubblico, è perché ormai siamo abituati a tanti crimini inauditi. Il peccato dell’uomo sembra non conoscere limiti. 

Tutti i bambini nascono peccatori e i comportamenti sbagliati cominciano dalla nascita. Eppure troppi genitori adorano i propri rampolli a tal punto da non intervenire. Stanno allevando dei piccoli delinquenti che, se non diventano dei mostri, è solo per la grazia di Dio.

Succede nel mondo. Ma è particolarmente triste e fa anche rabbia che nelle famiglie dei credenti si sottovaluti quello che Dio dice nella Bibbia. 

È vero, ne abbiamo già parlato, anche più volte. Ma repetita iuvant.

Figlio mio, dammi il tuo cuore

Nel libro dei Proverbi è scritto: “La follia è legata al cuore del bambino, ma la verga della correzione l’allontanerà da lui” (Proverbi 22:15).

Non ci vuole un teologo né una laurea per afferrare il concetto.

Nel cuore del bambino, per quanto lui sia carino e piccolino, si nasconde la follia, e spesso neanche tanto bene. C’è solo una medicina che funziona contro l’incapacità del bambino di distinguere il bene dal male: la verga della correzione. 

La verga qui indica punizione che deve farsi sentire, essere ben percepita insomma, ma ci torneremo su alla fine dell'articolo.

Che tempi! Che costumi!

Vedo tanti bambini e ragazzini sempre più giovani incollati agli iPad e telefonini che li intrattengono. I genitori si illudono che vestirli griffati e pettinarli alla moda, o peggio ancora assecondarli in tutto e per tutto, sia sinonimo di buona educazione. Ciò però non fa altro che camuffare la follia insita nel cuore di questi piccoli. 

Tempo fa in spiaggia osservavo una scena che è durata una decina di minuti. Un bambino di sette o otto anni gridava parolacce e sputava sulla nonna che cercava di tenerlo buono. Era un continuo crescendo di insulti e grida. 

Ad un certo punto il “dolce fanciullo” ha preso una pala di plastica e ha colpito la nonna sul ginocchio. Lei, per difendersi, gli ha dato una botta sulla mano, al che il bambino, più per la sorpresa che per il dolore, si è messo a piangere e gridare. 

Sono intervenute due altre mamme cercando di calmarlo, ma lui ha cominciato a colpire anche loro. 

Per farlo smettere la nonna gli ha dato dei soldi per comprarsi un gelato, cosa che poi ha fatto. E mentre lo mangiava continuava a dire parolacce alla nonna. 

Dopo aver mangiato solo metà del gelato, ha buttato il resto e ha preteso altri soldi per andarsi a comprare altre cose. La nonna ha prontamente aperto la borsetta e ha fatto come le lui aveva chiesto. 

Così, alla fine, lui si è allontanato lasciando la nonna a massaggiarsi il ginocchio dolente colpito dal “bravo bambino!” 

Morale della storia: il bambino folle si era allontanato dalla nonna, ma la follia del bambino aveva solo messo radici più profonde.

Lezioni di civiltà

A volte provo pena per tutti quelli che, pur non essendo i genitori, devono esercitare una qualsiasi forma di autorità sui bambini. Gli insegnanti a scuola ne sanno qualcosa: in confronto alle generazioni passate di educatori, oggi si fa sempre più fatica a gestire gli alunni. Attualmente questi ragazzini pieni di follia sono obiettivamente più difficili da educare. È vero che molti insegnanti cercano di escogitare modi creativi di controllare le scolaresche, ma spesso è un lavoro senza speranza.

Ai tempi miei, se i genitori scoprivano che qualcuno di noi si comportava male a scuola, la punizione arrivava sicura e senza indugi. E quando i miei figli andavano a scuola c’era ancora quel senso di rispetto, anche se meno evidente, della figura del professore, che faceva sì che normalmente i genitori davanti ai comportamenti inaccettabili dei figli dessero ascolto agli insegnanti. Oggi sembrano schierarsi dalla parte del bambino prima ancora di scoprire il fatto vero, e senza dare peso alle difficoltà dell’insegnante. 

Morale della storia: molti insegnanti, nonostante la buona volontà, e mossi da un vero desiderio nonché da un reale bisogno dei bambini di essere educati, hanno le mani legate.

La Bibbia presenta tanti principi fondamentali su come allevare figli. È chiaro che chi non la conosce non li segue, ma è triste che tanti genitori credenti si facciano influenzare più dal modo di fare moderno che dalle sue verità.

I principi biblici sull’educazione non sono affatto legati alla cultura del tempo, ma alla natura del bambino, di cui Dio ha una conoscenza perfetta, il che fa di Lui anche l’autorità massima sull’argomento. 

Richard Baxter, un noto puritano del XVII secolo, aveva cominciato il suo ministero insegnando alla scuola elementare. Nel tempo poi è diventato un leader del movimento puritano. Quello che segue qui sotto è scritto da lui quasi 350 anni fa.

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Più giusto chiamarlo un diavolo che un genitore!

“...allevateli nella disciplina e nell’istruzione del Signore” (Efesini 6:4)

Genitori! Il vostro esempio e la vita sono un continuo, potente sermone che vostri figli vedono sempre!

Genitori! C’è un’eredità eterna di gioia che i vostri figli devono raggiungere – ed è in vista di essa che voi dovete allevarli. C’è una miseria senza fine a cui devono fuggire – ed è questo ciò che dovete insegnargli diligentemente. Se non insegnate loro a conoscere Dio e a servirlo, e come essere salvati e scampare alle fiamme dell’inferno, non gli insegnate nulla, anzi fate peggio di niente. È nelle vostre mani di fare loro la più grande gentilezza o la peggiore crudeltà che esista al mondo! Aiutateli a conoscere Dio e ad essere salvati, e fate di più per loro che se li aiutaste a diventare principi o principesse.

Se trascurate le loro anime e li allevate nell’ignoranza, mondanità, empietà e nel peccato, li tradite consegnadoli nelle mani del diavolo, il nemico delle loro anime, proprio come se li vendeste a lui. Li vendete per essere schiavi di Satana! Li tradite consegnandoli a uno che li imbroglierà e abuserà di loro in questa vita e li tormenterà per l’eternità. 

Se vedeste un uomo o una donna che osi nel suo cuore gettare il figlio in una fornace ardente, non pensereste che sarebbe più giusto chiamarlo diavolo piuttosto che genitore? Quanto più quando si tratta delle fiamme dell’inferno! 

Quali mostri disumani sareste allora, se leggendo nelle Scritture quale sia la via per l’inferno, e chi siano quelli che Dio consegnerà al diavolo per essere tormentati, allevaste lo stesso i vostri figli senza sforzarvi di salvarli da un destino simile!

Se li amate, mostratelo nelle cose da cui dipende il loro benessere eterno. Non dite che li amate, se poi li conducete all’inferno! E se non li amate, non siate così spietati nei loro confronti da dannarli! Non c’è peggiore cosa che possiate fare per dannarli che allevarli nell’ignoranza, incuria, mondanità, sensualità e empietà!

Non ci sono altre vie verso l’inferno. Eppure… Sareste forse capaci di allevare loro in questo tipo di vita e insistere che non desiderate la loro dannazione?

Ma se voi addestrate i vostri figli nell’empietà, dovreste ammettere che avete l’intenzione di dannarli! E non è forse vero che il diavolo è più scusabile di voi per aver agito con crudeltà verso i vostri figli, perché come loro genitori, la natura vi spinge ad amarli e a difenderli dalla miseria?

Lasciatemi parlare seriamente ai cuori di quei genitori disattenti ed empi che trascurano la santa educazione dei loro figli. Non siate così spietati verso chi avete portato al mondo! Abbiate pietà e soccorrete le anime che avete contaminate e rovinate! Abbiate pietà delle anime che dovranno perire nell’inferno se non si convertono!

Aiutate loro che hanno così tanti nemici che li assalgono, così tante tentazioni da affrontare, così tante difficoltà da superare e un giudizio tanto severo da subire!

Aiutate loro che sono tanto deboli e cosi facilmente ingannati e abbattuti!

Aiutateli prontamente, prima che il peccato li indurisca, e Satana si costruisca una fortezza nei loro cuori.

Non siate crudeli verso le loro anime!
Non vendeteli a Satana, a nessun prezzo!
Non traditeli all’inferno a causa della vostra empia negligenza!

E se uno di loro dovesse pur perire, che non sia a causa vostra, voi che avete il dovere di fare loro del bene.

La rovina delle anime dei vostri figli è più consona a Satana che a voi che siete i loro genitori!

Considerate quanto siano odiosi i genitori traditori delle anime: tradiscono i propri figli per farli diventare schiavi di Satana qui e tizzoni dell’inferno nell’eternità! Non unitevi al diavolo in questa orrida malvagità contro natura!

“Non risparmiare la correzione al bambino; se lo batti con la verga, non ne morrà; lo batterai con la verga, ma lo salverai dal soggiorno dei morti” (Proverbi 23:13,14).

—Richard Baxter

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È un testo duro, senza giri di parole,  quello di Baxter, ma non gli si possono fare appunti. 

Dio, nella sua misericordia, protegge i figli dalle mancanze e incapacità dei genitori, e salva anche bambini che sono stati cresciuti nell’incuria e disattenzione, ma non per questo possiamo trascurare le nostre responsabilità.

In molte famiglie entrambi i genitori lavorano fuori casa e, sebbene questa possa essere una necessità, non è un buon motivo per abdicare al proprio ruolo di genitore educatore. 

Non spetta alla scuola curare le anime dei figli. 
I nonni o le babysitter non possono sostituire l’amore e la cura da parte dei genitori. 

E sebbene Dio indubbiamente si serva della cura e delle attenzioni di tanti bravi insegnanti di scuola domenicale e di ore felici per avere un impatto eterno nella vita di tanti bambini trascurati dalla famiglia, la scuola domenicale non può supplire alle mancanze di coloro ai quali Egli ha assegnato la responsabilità di accudire, allevare ed educare i figli.

Un nuovo inizio

A questo punto voglio incoraggiarti a non ancorarti alle scuse che forse ti vengono naturali o alle opinioni che non sono in linea con la Parola di Dio.

L’anno scolastico sta ricominciando ed è un buon momento per rivalutare le proprie priorità, e per esaminare con più attenzione quelle che sono forse già diventate cattive abitudini in famiglia.

Come marito e moglie, perché non prendete il tempo per leggere insieme il libro dei Proverbi? In esso c’è una miniera d’oro di principi e avvertimenti sull’educazione dei figli. Studiateli e discutete insieme come metterli in pratica nella vostra famiglia.

Come genitori, ridedicatevi al compito santo di curare le anime dei vostri figli. 

Padri, leggete Deuteronomio 6:1-9. Prendete il tempo per chiedervi come potete svolgere meglio (o cominciare a svolgere!) il vostro compito di padri. Senza più cercare scuse, trovate il modo di svolgerlo con diligenza e costanza, davanti al Signore, per il bene dei vostri figli.

Madri, trovate il tempo e chiedete al Signore le forze per aiutarvi a trasmettere ai vostri figli l’importanza di avere un cuore per gli insegnamenti morali necessari per il benessere spirituale. 

È un progetto a lungo termine: i cambiamenti non avvengono solo perché si fanno dei buoni propositi, ma sono il risultato di una pianificazione attenta del vostro tempo e delle vostre priorità.

“La verga e la riprensione danno saggezza, ma il ragazzo lasciato a se stesso fa vergogna a sua madre. Correggi tuo figlio; egli ti darà conforto e procurerà gioia al tuo cuore” (Proverbi 29:15,17).

E quando poi parleranno dei vostri figli, possa il vostro cuore gioire ed essere fiero di loro. 

Punire secondo Dio
  • Chi risparmia la verga odia suo figlio, ma chi lo ama, lo corregge per tempo. Proverbi 13:24
  • Non risparmiare la correzione al bambino; se lo batti con la verga, non ne morrà; lo batterai con la verga, ma lo salverai dal soggiorno dei morti. Proverbi 23:13,14
  • La follia è legata al cuore del bambino, ma la verga della correzione l’allontanerà da lui. Proverbi 22:15 
  • La verga e la riprensione danno saggezza; ma il ragazzo lasciato a se stesso, fa vergogna a sua madre. Proverbi 29:15
  • Anche Dio usa la disciplina coi suoi figli: “...e avete dimenticato l’esortazione rivolta a voi come a figli: «Figlio mio, non disprezzare la disciplina del Signore, e non ti perdere d’animo quando sei da lui ripreso; perché il Signore corregge quelli che egli ama, e punisce tutti coloro che riconosce come figli»”. Ebrei 12:5,6

Giochi proibiti  

Quando i gemelli erano abbastanza grandi per camminare e circolare nella loro stanza, ma ancora troppo piccoli per usare il vasetto, usavano una quantità indescrivibile di pannolini. Allora i pannolini che si buttano non si usavano molto perché erano molto cari (ancora oggi sono un peso non indifferente sul bilancio famigliare...); perciò ogni giorno c’era da fare il bucato, stendere i pannolini e ripiegarli. Poi li mettevo in un cassetto nella stanza dei bambini.

Daniele, uno dei gemelli, un giorno decise di inventare un gioco nuovo e divertentissimo.

Aprì il cassetto, tirò fuori un pannolino, lo spiegò e lo buttò attraverso la stanza. Poi fece lo stesso col secondo, col terzo e così via, finché il cassetto non fu vuoto. 

Quel giorno era in casa mio marito. Aveva un lavoro da fare e si congratulava per il silenzio e la calma che regnavano in casa (mai fidarsi quando c’è troppo silenzio!!). 

Ad un tratto, sentì i bambini che ridevano come matti e andò a vedere. 

Sembrava che nella stanza fosse passato Attila, flagello di Dio.

“Ma che avete fatto?” chiese mio marito.

“Niè gioca molto bene” (Niè voleva dire Daniele, nel linguaggio dei bambini).

Papà si mise a spiegare con pazienza che i pannolini non sono un gioco, che devono stare nel cassetto, a fare la “nanna”. Perciò, prese il bambino, gli fece piegare alcuni pannolini, glieli fece riporre nel cassetto, la maggior parte la ripiegò lui e il cassetto fu chiuso con fare solenne.

“I pannolini ora fanno la nanna. Non sono un gioco. Nanna” ripeté mio marito.

“Nanna” acconsentì Daniele.

“Se i bambini giocano con i pannolini, papà deve fare...”

“Pum, pum” ripeterono in coro i gemelli.

“Capito?”

“Capito.”

Il giorno seguente avevamo un ospite a pranzo e i bambini erano in camera loro perché avevano già mangiato.

Di nuovo, un grande silenzio dalla camera dei bambini. Andai a vedere. Era di nuovo passato il turbine fra i pannolini. Oltre ai pannolini, erano volati anche magliette e bavaglini.

“Ci penso io” disse mio marito. Infatti, è una buona regola, se possibile, che le punizioni siano date dalla persona che ha emanato la legge. In quel caso, mio marito.

“Allora, che cosa è successo?”

“Niè, gioca. Pannolini nanna. Niè sveglia.”

“E cosa aveva detto papà?”

“Pannolini nanna.”

Era chiaro: Daniele aveva capito perfettamente che cosa avrebbe dovuto fare e aveva disubbidito. 

Perciò doveva essere punito.

“Ci ha provato ancora?” domanderete.

No. Non con i pannolini, per lo meno. Anzi, con un sorriso birbone, metteva la manina sulla maniglia del cassetto e diceva: “Pannolini nanna, Niè non sveglia!” 

—Tratto dal capitolo 5 del libro Figli piccoli, gioie grandi di Maria Teresa Standridge


Uno degli errori più pericolosi

Uno degli errori più pericolosi che un genitore possa fare è vietare, o trascurare per ignoranza, che i suoi figli fin da piccoli frequentino la chiesa e siano istruiti nella Parola di Dio.

Uno dei più grandi tradimenti del volere di Dio avviene quando una chiesa locale, o i suoi responsabili, scoraggiano i genitori che desiderano portare i loro figli alle riunioni, non provvedendo loro ogni agevolazione e aiuto perché possano curare e accudire i loro bambini nell’ambiente della chiesa.

Ricordo, molti anni fa, un’esperienza mia e di mia moglie, quando dei credenti, forse senza rendersene conto, hanno dimostrato il loro desiderio di allontanare i bambini dalla chiesa o dai locali che possiamo chiamare, senza falsa retorica, la “casa di Dio”. Si tratta dei locali che sono consacrati all’insegnamento della Parola di Dio, che si frequentano per conoscere la verità di Dio, per adorarlo e per avvicinarci spiritualmente a Lui. 

Eravamo in un paese straniero di cui non capivamo la lingua, e la domenica ci siamo impegnati a trovare una comunità evangelica sana che potevamo frequentare per godere la comunione con Dio e con altri credenti. Ovviamente abbiamo portato tutta la famiglia, i nostri quattro figli, fra i tre e i sette anni. Abbiamo cercato di cantare quanto possibile in una lingua sconosciuta, e abbiamo ascoltato il messaggio, senza capirci nulla. Alla fine siamo rimasti orgogliosi del comportamento dei nostri figli, decisamente ordinato e rispettoso. 

Finché una signora di una certa età non ci ha salutati in italiano e, poi, commentato con un tono di sufficienza: “Noi, i bambini piccoli, non li portiamo all’adunanza”. 

Solo allora ci siamo resi conto che, effettivamente, oltre ai nostri, altri bambini non ce n’erano! 

In un primo momento, istintivamente, ci siamo un po’ vergognati: avevamo infranto le regole! Ma la nostra seconda reazione è stata orgoglio e tranquillità di cuore: i nostri figli non avevano causato disturbo a nessuno. 

E nella vostra chiesa, come va? C’è chi si oppone alla presenza dei bambini? C’è chi critica i genitori che ce li portano? E, d’altra parte, siete sicuri di poter dire in tutta onestà che i vostri figli non abbiano causato, o non causino, disturbo a nessuno? 

Ammettiamo, per prima cosa, che i problemi possono esistere e, poi, vediamo come possono essere risolti con la soddisfazione di tutti e, soprattutto, per il bene dei figli, dei genitori, della chiesa e per la gloria di Dio.  

Certamente è possibile. Ci state? 

—Tratto dal libro I miei bambini in chiesa? Sì, ma... di Guglielmo Standridge

 

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