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La Voce del Vangelo


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La VOCE agosto2020

In questi ultimi mesi abbiamo tutti seguito con una certa ansia i bollettini dei contagi e dei decessi quotidiani sui telegiornali.

Le difficoltà fanno emergere la vera consistenza della nostra fede: è un principio spirituale.

Nel Vangelo di Luca un episodio fa riflettere su come possiamo affrontare la pandemia del COVID-19 con il dovuto equilibrio, senza cadere nel sentirci troppo o troppo poco spirituali. Luca racconta di una tempesta che si abbatté su Gesù e i discepoli in mezzo a un lago. 

“Un giorno egli salì su una barca con i suoi discepoli, e disse loro: «Passiamo all’altra riva del lago». E presero il largo. Mentre navigavano, egli si addormentò; e si abbatté sul lago un turbine di vento, tanto che la barca si riempiva d’acqua, ed essi erano in pericolo. I discepoli, avvicinatisi, lo svegliarono, dicendo: «Maestro, Maestro, noi periamo!» Ma egli, destatosi, sgridò il vento e i flutti, che si calmarono, e si fece bonaccia. Poi disse loro: «Dov’è la vostra fede?»” (Luca 8:22-25).

In questa storia, ti sarebbe mai venuto in mente che Gesù potesse essere colto di sorpresa dalla tempesta? O che si trovasse per caso sulla barca con i discepoli proprio in quelle circostanze? 

Oppure che non gli importasse nulla di loro perché si era messo a dormire, mentre la situazione precipitava?

Certamente no! 

Niente di ciò che accadde era stato lasciato al caso, ma ogni dettaglio era stato pianificato con uno scopo ben preciso. 

Quel giorno, infatti, doveva servire da lezione pratica e indimenticabile per i discepoli. 

Avrebbero appreso come reagire nelle difficoltà. 

Avrebbero realizzato cosa pensavano realmente di Gesù. E semmai fossero entrati un’altra volta nel panico, sarebbero stati capaci di identificare subito il vero problema.

 

A questo punto del ministero pubblico di Gesù, i discepoli avevano già trascorso molto tempo con lui, lo avevano visto fare miracoli e guarire tantissima gente da ogni tipo di malattia. Ma, per quello che ne possiamo sapere, non si erano ancora mai trovati in una situazione del genere, in pericolo di vita. 

Erano pescatori esperti. Sapevano valutare bene le condizioni del tempo. Nulla faceva loro presagire una bufera. Quel turbine li ha colti di sorpresa.

Il loro grido diceva tutto: “Maestro, Maestro noi periamo!” Matteo dice che esclamarono: “Signore, salvaci, siamo perduti!” e Marco precisa che gli dissero anche: “Maestro, non ti importa che moriamo?”

Era una reazione legittima dal punto di vista umano. Erano in balia degli elementi e non sapevano se sarebbero sopravvissuti.

È normale sentirsi spaventati e preoccuparsi per la propria incolumità davanti al pericolo della morte. Ma bisogna anche sapere come affrontare e gestire questa paura, senza diventarne succubi. 

Era questa la lezione che i discepoli dovevano ancora imparare.

Il loro problema era legato a una piccola parola di quattro lettere: “fede”. Infatti, Gesù gli domandò: “Dov’è la vostra fede?” e Matteo ci racconta che 

Gesù aggiunse: “Perché avete paura, o gente di poca fede?”

I discepoli, fino a quel momento, non avevano ancora capito che Gesù era Dio incarnato, e che per lui nulla è impossibile. E sembra che non avessero capito nemmeno le sue intenzioni e i suoi sentimenti verso di loro, perché preoccupati esclamarono: “Non ti importa?!”

 

Il COVID-19 si è abbattuto sul mondo come un turbine inaspettato. Eravamo tutti impreparati. Possiamo facilmente identificarci con i discepoli nella loro angoscia. Ma Dio non è mai sorpreso né dagli eventi né dalle nostre reazioni, e tantomeno dalle nostre paure.

E la domanda che Gesù rivolge a noi, nelle nostre circostanze, è la stessa: dov’è la tua fede? Perché hai così poca fede?

Il coronavirus ha messo a nudo quello che pensiamo realmente su Dio.

Alcuni hanno espresso apertamente i loro dubbi sulla responsabilità di Dio in questa pandemia e sulla sua disposizione nei loro confronti: “Se Dio fosse davvero buono… se fosse davvero sovrano… se mi amasse davvero, sarebbe intervenuto.”

Ma se abbiamo tentennato, se la nostra fiducia in Dio si è dimostrata debole, una cura c’è. E funziona! La cura è lo studio della Parola di Dio. 

Dio si rivela nella Bibbia, perciò noi impariamo a conoscerlo leggendola, studiandola e mettendola in pratica. Più noi ubbidiamo a quello che Egli dice nelle Scritture, più lo conosceremo, e più convinti saremo della sua onnipotenza, dei suoi pensieri di pace e della sua cura verso noi (Geremia 29:11; Luca 12:22-32). 

Conoscere Dio fa maturare la mia fede e affrontare più serenamente anche le avversità, ed era questo ciò che ancora mancava ai discepoli. 

Ma attenzione! Non dovevano “avere fede che la tempesta si sarebbe calmata”, perché poteva anche non essere nei piani di Dio. Nemmeno dovevano pensare di riuscire a salvarsi per la “loro fede”. Non dovevano “dichiarare per fede” che un qualche miracolo, che Dio non aveva promesso, li avrebbe tirati fuori dal pericolo. Non è questa la fede che onora Dio.

Dovevano piuttosto avere fede in Dio che, qualunque cosa fosse accaduta, Egli avrebbe guidato e coordinato ogni cosa secondo i suoi scopi eterni.

 

Durante il lockdown, tante chiese, per non interrompere del tutto la comunione tra i credenti, hanno spostato gli incontri settimanali su piattaforme come Facebook, ZOOM, Skype e altre. Questo ha fatto sì che si potessero raggiungere anche persone che non erano mai venute in chiesa, o poco attratte dalle cose spirituali. 

La Parola di Dio è entrata in diverse case dove non era stata mai predicata prima, e non è poco! 

Ma anche se gli incontri virtuali sono serviti, e servono, per la propagazione del vangelo in questo nuovo contesto, non sono come incontrarsi di persona. Anzi, a lungo andare, possono addirittura rappresentare un impedimento per una crescita spirituale sana. 

Mi spiego. Non dover uscire di casa, ma poter assistere al culto con una tazza di caffè, seduti comodamente a casa in pantofole (spero non in pigiama!) può avere reso pigri e svogliati i credenti.

Ricordo quando mi ero rotto il legamento crociato e dovevo usare le stampelle per mesi. Menomale che ce le avevo, almeno mi potevo muovere. Ma non era la stessa cosa che camminare!

La vera chiesa non è virtuale. La chiesa sana è formata da un gruppo di credenti che si incontrano di persona, si conoscono, si amano, si curano. 

Ha bisogno di tempo, dedizione, sforzo e tanto lavoro, ed è il piano di Dio per la nostra crescita.

Può darsi che continueremo a incontrarci in gruppi ridotti, e che porteremo ancora le mascherine, e che dovremo astenerci dall’abbracciare e salutare gli altri come prima, ma spero pure che non sentiremo la nostalgia di vivere la chiesa virtualmente e isolati. 

 

I credenti continuano ad avere bisogno di cura. Il discepolato è, purtroppo, ancora un concetto poco praticato nelle chiese. Molti non capiscono di cosa si tratta, altri non sanno come fare, e altri ancora lo rifiutano in partenza. 

Ma discepolare qualcuno non è altro che seguire da vicino e curare personalmente la sua crescita spirituale. Questa cura personale e individuale è parte integrante della vita di una chiesa.

Il Nuovo Testamento è pieno di espressioni del tipo “gli uni gli altri”. 

Forse questa pandemia ha portato qualcuno ad apprezzare l’isolamento, e a sviluppare un nuovo piacere nello stare per conto proprio. Ma se siamo diventati lavativi e pigri trascurando pure chi ha bisogno di essere discepolato, non è certo quello che Dio desidera da noi.

Se dovessimo trovarci di nuovo nella condizione di dover restare chiusi in casa, faremmo bene a impegnarci al massimo, anche essendo creativi, nel curarci gli uni gli altri. 

Il distanziamento sociale può esserci imposto, ma non dobbiamo permettere a nessuno di obbligarci al distanziamento spirituale!

 

Quante cose “necessarie” non sono state possibili! Ho scoperto negli ultimi mesi che tante cose che ritenevo necessarie si sono dimostrate piuttosto inutili. 

Forse una tra queste è il calcio, che non è qualcosa di vitale. Siamo onesti: ne abbiamo sentito la mancanza così tanto? A pensarci bene, siamo riusciti a sopravvivere anche senza.

Le restrizioni imposte alla nostra “normalità” avrebbero dovuto farci riflettere sulle nostre priorità abituali. 

Normalmente ci sembra che non abbiamo mai il tempo di frequentare lo studio infrasettimanale, di fare la nostra meditazione biblica quotidiana, di leggere un buon libro… Ci manca il tempo per stare in famiglia e avere un impatto spirituale nella 

vita dei nostri figli. Adesso che le restrizioni si stanno allentando torneremo a permettere che siano la società e le abitudini a prendere il controllo del nostro tempo?

L’apostolo Paolo ha scritto: “Guardate dunque con diligenza a come vi comportate; non da stolti, ma da saggi; ricuperando il tempo perché i giorni sono malvagi. Perciò non agite con leggerezza, ma cercate di ben capire quale sia la volontà del Signore” (Efesini 5:15-17).

Impiegare il mio tempo secondo la volontà di Dio non accadrà mai per caso, ma sarà il frutto di un ragionamento attento e coscienzioso.

La morte ha colpito molti di sorpresa! L’apostolo Paolo ha scritto: “Pregate nello stesso tempo anche per noi, affinché Dio ci apra una porta per la parola, perché possiamo annunciare il mistero di Cristo, a motivo del quale mi trovo prigioniero, e che io lo faccia conoscere, parlandone come devo. Comportatevi con saggezza verso quelli di fuori, ricuperando il tempo. Il vostro parlare sia sempre con grazia, condito con sale, per sapere come dovete rispondere a ciascuno” (Colossesi 4:4-6).

Quante persone sono entrate in ospedale e non ne sono più uscite vive! Isolate da parenti e amici, prigioniere della loro solitudine e della paura. 

Quanti di loro avranno avuto l’opportunità di ricordare in quei momenti il messaggio della salvezza che forse un vicino di casa, un collega, un parente o un amico aveva presentato loro?

Sono sicuro che, mentre la loro capacità di respirare diminuiva, hanno pensato alla morte e alle sue conseguenze.

 

Spero tanto che questa pandemia ci abbia fatto riflettere sulla nostra responsabilità di parlare del vangelo alle persone intorno a noi. Come ascolteranno, se non c’è chi predichi?

Non possiamo tornare indietro nel tempo e rifare tutto, ma possiamo andare avanti con nuovi propositi e nuova determinazione a parlare di Cristo a coloro che Dio mette intorno a noi. 

Questo è il motivo per cui abbiamo ideato le quattro pagine interne di questo numero della VOCE come un opuscolo da passare a un amico non credente. Se vuoi altre copie per la distribuzione, scrivici o chiamaci e saremo felici di inviartele gratuitamente!

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N.B.: Puoi leggere l'opuscolo "Il coronavirus ha cambiato la mia vita" cliccando sull'immagine qui sotto oppure cliccando QUI!