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La Voce del Vangelo


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La VOCE LUGLIO 2021

Lei con le braccia aperte come ali al vento, e lui da dietro la tiene stretta a sé sulla prua della nave…

È la scena icona di quello che è considerato uno dei più grandi film d’amore.

Chissà quante lacrime ha versato il pubblico per Jack e Rose, interpretati da Leonardo DiCaprio e Kate Winslet che, all’apice struggente della storia, vanno incontro a morte certa, mentre il Titanic affonda, sicuri dell’amore l’uno dell’altra. Che grande passione!

Chi non vorrebbe vivere una storia d’amore così intensa? 

Ma, senza voler giudicare nessuno, nella vita reale questi attori non sembrano aver avuto tanta “fortuna” in amore. 

DiCaprio, aveva solo un anno quando i suoi genitori si sono separati, e nella sua vita sentimentale non ha mai vissuto il matrimonio, passando da una relazione a un’altra apparentemente senza trovare il vero amore.

Forse la passione è colata a picco quando la sua compagna, l’attrice Aretha Wilson, l’ha ferito gravemente al volto rompendogli una bottiglia in testa durante una festa.

Auguriamo tutto il bene possibile a Leo, ma guardando la vita di tanti come lui mi chiedo: ma l’amore vero esiste? Lo saprò riconoscere ed esserne appagato quando lo incontrerò? 

Oppure già oggi fa parte della mia vita e non me ne sono mai accorto?

Ideali carenti e irreali

Non voglio sembrare cinico, ma solo pochi potranno dire di aver trovato il cosiddetto amore con la A maiuscola. Tutti lo cercano, ma è inafferrabile come la fine dell’arcobaleno dopo la pioggia: più ti ci avvicini, più si allontana. 

È terribile doverlo ammettere, ma è tipico della natura umana: siamo incapaci di amare un altro così come vorremmo essere amati noi, e cioè incondizionatamente. Ma questo, ovviamente, non significa che l’amore perfetto non esista. 

Anzi, al contrario dell’amore “arcobaleno”, questo è alla portata di tutti, è pienamente soddisfacente e trasforma chi lo possiede. 

Per comprendere cos’è e come arrivarci, è necessario cambiare il nostro punto di vista. Vediamo prima lo standard per eccellenza che Dio ha stabilito per l’uomo e la donna.

Nel capitolo 31 dei Proverbi, la madre del re Lemuel descrive a suo figlio la donna che lui dovrebbe sposare (Proverbi 31:10-31). Gli fa, insomma, il ritratto della moglie e mamma ideale che tutti vorrebbero avere: una donna di fede, che ha priorità ben chiare, operosa, attiva, forte e sana. 

Ma questa donna di Proverbi 31 non esiste, perché è ovvio che nessuno riesce a essere perfetto tutto il tempo. In quei versetti, però, Dio fa capire com’è in pratica l’amore perfetto a cui bisogna aspirare. È fatto di gesti, è ragionato e pieno di affetto. 

L’apostolo Paolo nelle sue lettere comanda ai mariti, da parte del Signore, di amare le mogli dando molti consigli pratici su come farlo (Efesini 5:25-33; Colossesi 3:1-17,19; 1 Pietro 3:7). 

Paolo ha anche scritto un capitolo molto conosciuto, 1 Corinzi 13, indirizzato a tutti, a prescindere dallo stato civile, età o sesso, in cui spiega che cos’è l’amore secondo Dio. 

Sono parole semplici ma potenti, amate, lette e recitate da tutte le generazioni, copiate da tanti poeti e musicate da molti artisti. 

Sicuramente l’amore descritto in questi passi è ciò che tutti desiderano, ma che nessuno è veramente capace di attuare. Eccetto Dio.

L’amore di Dio è più forte di qualunque affetto umano. Lui lo esprime teneramente dicendo: “Una donna può forse dimenticare il bimbo che allatta, smettere di avere pietà del frutto delle sue viscere? Anche se le madri dimenticassero, non io dimenticherò te” (Isaia 49:15).

Il nostro problema però è la difficoltà a capire e godere l’amore di Dio, perché è completamente diverso dalle nostre esperienze di amore umano. 

Detto molto seccamente, per noi l’amore è un semplice soddisfare i nostri desideri: il piacere fisico di un rapporto intimo, ma anche i nostri bisogni emotivi, il desiderio di avere valore agli occhi di qualcuno, e il non sentirci soli. Per questo spesso trattiamo l’amore come una merce di scambio, amiamo per essere amati, ci aspettiamo di essere ricambiati.

La carta nautica di Paolo

Abbiamo visto qual è lo standard di Dio per l’amore tra le persone (per mancanza di spazio ho solo citato i riferimenti dei passi biblici, ma mi raccomando, leggili tutti!). E abbiamo visto che il nostro concetto d’amore umano è superficiale e irrealizzabile. 

A questo punto la preghiera dell’apostolo Paolo, nella lettera agli Efesini, ci aiuta a capire come realizzare il vero amore nella nostra vita. 

Ecco le parole della sua preghiera.

Per questo motivo piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome, affinché egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere potentemente fortificati, mediante lo Spirito suo, nell’uomo interiore, e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, perché, radicati e fondati nell’amore, siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio. —Efesini 3:14-19

All’inizio di questa lettera Paolo aveva spiegato che l’amore di Dio era in atto già prima della fondazione del mondo, quando Lui pianificò, in ogni dettaglio, la salvezza che avrebbe offerto ai peccatori. 

Questa salvezza è stata quindi attuata da Gesù che, con la sua morte in croce, ha provveduto il perdono dei peccati di chi crede in lui, e lo Spirito Santo sigilla la certezza della vita eterna per il credente.

Poi Paolo aveva sottolineato che tutti gli esseri umani, sia Ebrei che non, hanno bisogno di questa salvezza. 

È una salvezza che cambia totalmente la condizione di chi la riceve: da schiavi di Satana, dominati dai nostri desideri e dalle persone intorno a noi, diventiamo per fede servi di Cristo, e entriamo a far parte del popolo e della famiglia di Dio, nella quale come mattoni viventi formiamo con gli altri credenti il tempio spirituale di Dio.

Era un concetto nuovo e sconvolgente per gli Ebrei, che pensavano di essere gli unici ad avere un rapporto con Dio, semplicemente perché erano di razza e di religione ebraica. Ora scoprivano che anche loro, proprio come il resto dell’umanità, potevano essere salvati e conoscere Dio solamente attraverso Cristo, l’unico mediatore tra gli uomini e Dio. 

Un solo Dio, un solo mediatore, un solo popolo. Questo era il piano nascosto per secoli che il Signore aveva rivelato a Paolo, e che aveva attuato in Cristo. E che è vero anche oggi.

Il mio bancomat è guasto

Nella preghiera citata sopra, Paolo chiede che Dio intervenga nella vita di questi credenti, ebrei e non ebrei, perché possano abbracciare e conoscere l’amore di Cristo. Come loro, anche noi per conoscere questo amore abbiamo bisogno di essere radicati e fondati sull’amore di Cristo. 

Potrebbe sembrare un controsenso che i credenti debbano ancora imparare a capire l’amore di Dio, ma non lo è. 

La comprensione di questo amore è fondamentale, perché cambia il modo di ragionare e di agire, e dà l’energia per comportarsi come Dio si aspetta da loro.

Tanti credenti fanno una professione sincera di fede, ma poi, non crescendo nella comprensione dell’amore di Cristo, continuano a zoppicare di delusione in delusione, di difficoltà in difficoltà, confusi, infelici e amareggiati.

Valutano l’operato di Dio alla luce del loro concetto di amore umano, e perplessi e frustrati non capiscono dove hanno sbagliato.

Per molti l’idea che hanno di Dio è simile a un bancomat: infilano la loro carta spirituale e digitano le loro richieste di salute, di soldi, di un lavoro, di una soluzione indolore e istantanea ai loro problemi matrimoniali e familiari: “Signore, non sono felice, ho bisogno che tu mi trovi un marito o una moglie… che cambi quello che ho… o che mi dia una chiesa migliore…”

In ginocchio davanti al nostro muto bancomat, convinti di aver fatto depositi sufficienti di lettura della Bibbia, di presenze al culto regolari, di preghiere, di servizio e di sacrifici, aspettiamo di ricevere quello che riteniamo necessario per renderci felici e sentirci amati.

Ma non succede niente. 

Non possiamo far altro che rientrare in noi stessi e renderci conto che il problema non è in Dio, ma in noi.

La preghiera di Paolo in Efesini 3 ci aiuta a riassestare la nostra bussola spirituale. Ed è questa che dovrebbe guidare tutte le nostre preghiere. In essa non si parla di sentimenti, ma di dati di fatto.

Hai notato, per esempio, che Paolo prega che per mezzo della fede “Cristo abiti nei nostri cuori”?

Spesso si insegna ai bambini a chiedere a Gesù di entrare nei loro cuori. Beh, questo è l’unico passo nella Bibbia che ne parla, ed è nel contesto di una preghiera per i credenti. Cosa vuol dire allora?

La bussola scaccia iceberg

Chiedere a Gesù di venire ad abitare nel mio cuore è chiaramente una preghiera biblica, ma se lo faccio, cosa sto chiedendo a Dio?

Il testo dice che la fede è il mezzo con cui Gesù viene ad abitare nei cuori. Definiamo allora questa fede.

Nel primo capitolo Paolo dice che aveva sentito parlare della fede dei credenti di Efeso. Sottintende che la loro non era una fede soggettiva, mentale, astratta come di chi professa una religione, ma non conosce Dio. Era evidente a tutti che credevano in Dio e in Cristo, perché la loro vita lo testimoniava. Chi li osservava poteva vedere dal loro comportamento che erano seguaci di Cristo.

Poi, nel capitolo due Paolo spiega cosa c’entri questa fede con la loro salvezza. Dice: “Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti” (Efesini 2:8,9). La fede è un dono di Dio. 

Il cammino del credente non comincia per opere pie o meritorie, ma attraverso la comprensione del sacrificio di Cristo e della necessità di credere unicamente in lui per essere salvati dai peccati e dalla perdizione eterna, senza nessun tipo di meriti né opere.

Questo spiega come Gesù viene a dimorare nel cuore del credente.

Nel versetto 3:17 il testo dice che la fede in Cristo presuppone l’essere radicati e fondati sull’amore di Cristo.

La salvezza biblica è la più grande espressione dell’amore di Dio nei confronti dell’uomo. Infatti Paolo scrive: “Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il grande amore con cui ci ha amati, anche quando eravamo morti nei peccati, ci ha vivificati con Cristo (è per grazia che siete stati salvati), e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nel cielo in Cristo Gesù, per mostrare nei tempi futuri l’immensa ricchezza della sua grazia, mediante la bontà che egli ha avuta per noi in Cristo Gesù” (Efesini 2:4-7).

La decisione di Dio di provvedere la salvezza per il peccatore, e di mandare il suo unigenito Figlio a morire per peccati che non aveva commesso, è il più grande gesto d’amore al mondo.

L’espressione “quando eravamo morti nei peccati” deve farci riflettere. Sottolinea due verità importanti, che amplificano la grandezza dell’amore di Dio.

La prima cosa è il fatto che eravamo morti, incapaci di fare cose buone, già giustamente condannati, e con il nostro destino già stabilito. 

La seconda parola, “peccati”, mette in evidenza la nostra colpa, la nostra condizione di nemici di Dio: vivevamo da ribelli, da oltraggiatori della sua santità.

Potevamo anche sentirci moralmente migliori di altri, ma agli occhi di Dio non c’era nulla di attraente in noi. La realtà è che eravamo totalmente colpevoli e indegni di qualsiasi grazia o perdono.

Se non siamo convinti di questi due concetti, è improbabile che siamo davvero radicati e fondati sull’amore di Cristo, perché non ne vediamo il senso. E se non lo siamo, non possiamo neanche crescere nella fede né resistere a lungo, perché è implicito che essere radicati e fondati serve per darci nutrimento e stabilità.

In Luca 7 c’è la storia di una peccatrice che lavò i piedi a Gesù con le lacrime, e li unse di profumo. Questo accadde nella casa di un fariseo che rimase scandalizzato dal gesto della donna e dall’atteggiamento condiscendente di Gesù. Il problema è che, mentre la donna era perfettamente consapevole del suo peccato, il fariseo si credeva molto migliore di lei. 

Il commento di Gesù è significativo: coloro che si rendono conto di essere stati perdonati tanto, ameranno Dio di più.

Le nostre radici sono forti e grandi nella misura in cui comprendiamo l’amore di Dio, e le nostre fondamenta saranno solide nella misura in cui siamo consapevoli della grandezza dell’amore di Cristo.

L’ago della bussola per la nostra vita di preghiera deve puntare al fatto che Dio ci possa rendere sempre più consapevoli della portata e del costo del suo amore per noi.

Un abbraccio non facile

Paolo, pregando che gli Efesini fossero resi capaci di abbracciare questo amore di cui abbiamo parlato, sottintende che non è naturale per l’uomo riuscirci. 

E se è vero che solo Dio può darci questa capacità, allora riceverla deve diventare il nostro obiettivo, e questa preghiera deve trasformarsi in una nostra costante richiesta a Lui.

Paolo descrive la vastità di questo amore con quattro parole: larghezza, lunghezza, altezza e profondità.

Un commentatore ha scritto che la larghezza simboleggia che l’amore di Dio abbraccia tutte le persone, senza limiti; la lunghezza allude alla sua durata eterna; l’altezza alla sua perfezione, in quanto proviene da Dio; e la profondità esprime la prontezza di Dio a scendere fino alle parti più basse della terra (Efesini 4:9) per amare gli uomini, anche i più depravati.

Quello di Dio è un amore pratico. Non è accademico, inefficace, capriccioso, transitorio o emotivo. L’amore di Dio è reale!

Scrivendo ai credenti di Roma, sulle grandi difficoltà che come figli di Dio possiamo aspettarci in questa vita, Paolo aggiunge: “Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati. Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore” (Romani 8:37-39).

Il nostro problema non è capire se siamo o quanto siamo amati, ma diventare sempre più consapevoli dell’amore costante e perfetto di Dio, da cui non possiamo essere separati, e dal quale riceviamo forza e sicurezza.

Se non ci sentiamo amati o se la nostra vita non rispecchia l’amore perfetto di Dio verso gli altri, faremmo bene a pregare con fedeltà e insistenza per questo.

È sottinteso che la preghiera debba essere accompagnata da una lettura altrettanto fedele alla Bibbia. Fissiamoci l’obiettivo di ascoltare regolarmente un insegnamento fedele alle Scritture, accurato nella dottrina e pratico nelle applicazioni. 

Dio infatti opera attraverso l’insegnamento. Quando studiamo o ascoltiamo la sua Parola bisogna prestare attenzione a quello che viene detto, bisogna farlo penetrare in noi, dobbiamo assimilarlo e lasciare che ci trasformi mente e cuore.

Se questo non succede saremo come l’uomo smemorato in Giacomo, che si illude di camminare con Dio (Giacomo 1:22-25).

Un amore sconosciuto agli uomini

Verso la fine della sua preghiera Paolo scrive che il nostro obiettivo  è  “conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza.” Non è quindi un amore umano. Non può essere immaginato dagli uomini né essere conosciuto senza l’intervento di Dio.

Come conosceremo allora questo amore che va oltre la conoscenza? Sembra un altro controsenso. 

È interessante che la parola “conoscere” nel testo originale in greco significa conoscere per esperienza.

Ricordiamo di nuovo che questa è una preghiera! Dio deve trasformare le nostre vite attraverso la comprensione di questo amore, in modo che anche noi possiamo amare, con la conseguenza che chi ci sta intorno possa sperimentare anche lui questo amore.

Il credente radicato e fondato nell’amore di Dio, via via che cresce nella comprensione dell’amore biblico, diventerà sempre più consapevole dell’amore di Dio nella sua vita, e di riflesso amerà gli altri come nessun non cristiano potrà mai fare.

Gesù ha detto: “Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri” (Giovanni 13:35).

L’amore che contraddistingue i credenti è insolito, e suscita curiosità nelle persone che li osservano se notano l’atteggiamento dell’amore umile, disinteressato e senza condizioni tra loro.

Le nostre chiese dovrebbero essere oasi dove i credenti, senza timore di essere criticati o emarginati, possano sperimentare, donare e crescere nell’amore di Dio, e ognuno possa affermare: “Da questo abbiamo conosciuto l’amore: egli ha dato la sua vita per noi; anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli” (1 Giovanni 3:16).

“Nessuno ha mai visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e il suo amore diventa perfetto in noi” (1 Giovanni 4:12).  Se Dio ha mostrato il suo amore nell’offrire la salvezza, allora è sottinteso che noi amiamo se portiamo il messaggio della salvezza agli altri.

Mai più il Titanic 

Molti hanno pianto davanti alle scene sulla tragica fine dell’amore tra Jack e Rose, che affondava col transatlantico più famoso al mondo. 

Purtroppo, anche nella realtà, la vita di molti affonda rovinosamente a causa di una ricerca dell’amore nella direzione sbagliata.

È triste dirlo, ma lo stesso vale per molti credenti e molte chiese che non sono radicate e fondate sull’amore di Cristo. 

L’amore vero esiste, ed è eterno. Dio lo ha mostrato.

Non dobbiamo mai dubitare che Dio ci ami, ma dovremmo piuttosto preoccuparci di essere sempre consapevoli del suo amore, conoscerlo di più per esperienza e abbracciarlo con tutti i credenti. 

Dio ci ha dato la bussola, usiamola per aggiustare la rotta!

– D.S.

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