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La Voce del Vangelo


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La VOCE ottobre 2020

A Roma, come in tutte le grandi città, il traffico è un fattore di stress notevole. 

Ormai ho perso il conto di quante volte, venendo al lavoro, ho dovuto girare a vuoto (anche per quarantacinque minuti!) per trovare un parcheggio. Lo stesso vale per i nostri collaboratori e per chiunque venga a visitare il nostro ufficio.

Quando poi capita di trovarlo subito, è facile pensare che Dio ci abbia veramente benedetti. E ne siamo ancora più convinti se non è a pagamento.

Diciamo pure che siamo stati benedetti quando l’esito degli esami medici che ci preoccupavano è negativo. 
Lo gridiamo, un po’ scossi, anche dopo essere scampati da un pericolo. 
E lo diciamo con gratitudine quando Dio risponde a una nostra preghiera.

Ma fermiamoci a pensare: che significa benedire o essere benedetti? 

Quando dici “Dio ti benedica” a qualcuno, a cosa stai pensando? Come fai a sapere se, dopo, Dio avrà effettivamente benedetto quella persona? 

La risposta più comune è che auguriamo qualcosa che possa rendere la vita più bella o più confortevole. Ma è proprio quella la volontà finale di Dio per i suoi figli?

Ti sei mai chiesto perché mai Lui dovrebbe benedirti, o quale sia il motivo per cui lo fa?

Fai risplendere il tuo volto su noi

Il mese di ottobre è un po’ come cominciare il nuovo anno. Le vacanze ormai sono finite, il lavoro e tutte le attività sono ricominciate. I mesi estivi sono stati (speriamo!) belli anche se diversi per il Covid-19, che senza dubbio ha avuto un impatto sulle nostre normali attività. In tutti i casi si ricomincia.

E ci auguriamo che Dio ci benedica.

Il Salmo 67 comincia con parole che probabilmente rispecchiano quello che tutti desideriamo.

“Dio abbia pietà di noi e ci benedica, faccia egli risplendere il suo volto su di noi.” 

Senza distorcere il significato originale del versetto, si potrebbe parafrasarlo così: Dio, mostraci grazia, facci del bene sia spiritualmente che fisicamente, e cammina con noi.

Sono tre richieste sempre valide e di cui abbiamo continuamente bisogno, dalle quali risuona l’eco della benedizione che Dio, tramite Mosè, aveva ordinato ad Aronne di pronunciare per il popolo di Israele. 

“Il signore disse ancora a Mosè: «Parla ad Aaronne e ai suoi figli e di’ loro: “Voi benedirete così i figli d’Israele; direte loro: ‘Il signore ti benedica e ti protegga! Il signore faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio! Il signore rivolga verso di te il suo volto e ti dia la pace!’” (Numeri 6:22-26).

Sono parole ispirate da Dio, e sappiamo che Lui ha piacere di benedire i suoi. Il Salmo 67 non parla quindi di cose astratte o teoriche, ma di realtà per i credenti. 

Il nostro rapporto con Dio si basa, dall’inizio alla fine, sulla sua grazia. 

Lui, per grazia, ha mandato suo Figlio a morire e a salvare coloro che – sempre per grazia sua – umilmente si riconoscono peccatori, meritevoli della condanna eterna, e si appellano alla sola grazia di Dio per essere perdonati e (ancora per la grazia di Dio) seguono Cristo risorto come loro salvatore e Signore.

Per dirla tutta, ogni nostro respiro e ogni battito del cuore è per grazia di Dio. 

Chiediamo al Signore di benedirci perché sappiamo che tutta la nostra esistenza dipende comunque da Lui. È Lui che, nella sua onnipotenza, dirige ogni passo della nostra vita, provvede per noi e ci protegge anche quando non ce ne rendiamo propriamente conto.

E non lo fa solo per i suoi figli. Infatti la Bibbia afferma che Dio fa splendere il sole, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Ogni persona, che lo riconosca o no, sta di fatto beneficiando della grazia di Dio (Matteo 5:45). 

Purtroppo, spesso anche come credenti, sottovalutiamo questa grazia che sostiene e pervade l’esistenza stessa di ogni cosa, e alziamo la cresta. L’apostolo Paolo, proprio conoscendo la nostra arroganza, ci ricorda che tutto quello che abbiamo lo abbiamo ricevuto (1 Corinzi 4:7).

Quando ripenso ai miei viaggi nei villaggi africani, dove la povertà era ovunque, mi chiedo cosa abbia fatto io per nascere in un paese ricco come l’Italia, e non essere uno di quei bambini malnutriti e vestiti di stracci?! Eppure la grazia di Dio è attiva tanto in una capanna africana quanto a casa mia a Roma. 

Siamo stati benedetti, lo siamo in questo momento, e possiamo chiedere al Signore di continuare a benedirci, come il salmo ci invita a fare: “Fai risplendere il tuo volto su di noi.” Cioè “Sii al nostro fianco in tutto quello che ci succede.” 

È una richiesta che si legge spesso nei salmi. Abbiamo bisogno che Dio ci accompagni, che ci protegga e ci salvi.

Sei consapevole che poter cantare al Signore e chiedere a Lui di benedirci è un privilegio straordinario, che non può e non deve lasciarci indifferenti?

 

Il punto principale del Salmo 67 è, però, un altro, e lo leggiamo più avanti. È una verità fondamentale che, se compresa e messa in pratica, cambierà sicuramente il nostro modo di chiedere a Dio di benedirci. 

E non cambierà solo il nostro atteggiamento verso le cose che chiediamo al Signore, ma influenzerà il nostro modo di pensare in generale. Può darsi che quello che stiamo per scoprire non ci sorprenderà, ma ho la sensazione che molti di noi si sentiranno ripresi. Ed è una cosa buona.

Il Dio che ci mostra grazia continuamente, che ci benedice al di là di quello di cui ci rendiamo conto, e cammina con noi, ha uno scopo ben preciso nel farlo. E non è quello di farci stare meglio, e nemmeno più comodi.

Il salmo prosegue: “affinché la tua via sia conosciuta sulla terra e la tua salvezza fra tutte le genti. Ti lodino i popoli, o Dio, tutti quanti i popoli ti lodino! Le nazioni gioiscano ed esultino, perché tu governi i popoli con giustizia, sei la guida delle nazioni sulla terra” (versetti 2-4).

Le sue benedizioni, nella vita del popolo di Israele prima e nella nostra poi, erano intese per fare in modo che Lui fosse conosciuto e riconosciuto come unico vero Dio e salvatore, e come guida di ogni nazione.

Questo concetto l’aveva espresso già in Genesi, quando aveva detto ad Abramo: “in te saranno benedette tutte le famiglie della terra” (Genesi 12).

Più avanti l’aveva ripetuto a Isacco, e poi a Giacobbe. 

Questa promessa conteneva una profezia che si è avverata in Gesù, perché tramite Lui anche i non-Ebrei hanno ora libero accesso a Dio. 

In passato, prima della venuta di Cristo, il Signore si era fatto conoscere dai popoli pagani per mezzo del popolo d’Israele. Egli era “il Dio del cielo”, il creatore di tutte le cose, che aveva benedetto il popolo d’Israele facendo innegabili miracoli straordinari. Si era fatto conoscere col diluvio universale, liberando Israele dall’Egitto, a Gerico, con Daniele nella fossa dei leoni, con Davide e Golia. Ogni sua benedizione aveva lo scopo di esaltare il suo nome davanti ai popoli e alle nazioni della terra.

Infatti la benedizione citata prima, che Aronne doveva pronunciare sopra Israele, aveva una funzione ben precisa: “Così metteranno il mio nome sui figli d’Israele e io li benedirò” (Numeri 6:27).

Lo scopo di Dio nel benedire il popolo d’Israele era quello di farsi conoscere. Lo stesso vale per noi oggi: Dio ci benedice per farsi conoscere dagli altri.

L’apostolo Paolo lo espresse così: “Il Dio che disse: «Splenda la luce fra le tenebre», è quello che risplendé nei nostri cuori per far brillare la luce della conoscenza della gloria di Dio che rifulge nel volto di Gesù Cristo” (2 Corinzi 4:6).

Il Signore vuole che la sua luce risplenda attraverso di noi. Chiaro, no?

Il mondo ancora oggi ha bisogno di conoscere la salvezza, i popoli devono lodare Dio e devono capire che Dio governa con giustizia (Salmo 67:2-4).

Sì, Lui governa proprio con quella giustizia, la quale esige che l’uomo sia condannato eternamente per il suo peccato e per la sua ribellione a Dio, ma che ha anche provveduto al modo di imputare al peccatore la giustizia di Cristo che soddisfa la giustizia di Dio, per fede. 

 

Allora, la prossima volta che chiediamo a Dio di benedirci, o auguriamo la sua benedizione a qualcuno, ricordiamoci: stiamo affermando che vogliamo essere lo strumento per far conoscere la sua salvezza e la sua grandezza ai popoli.

Basta con l’autocommiserazione, con l’insoddisfazione! Tutti passiamo momenti in cui non svolgiamo bene il nostro compito, ma non deve diventare il nostro stile di vita.

A volte siamo veloci a prenderci dei meriti che non abbiamo, e Dio deve correggere la nostra arroganza. Ma poi siamo veloci a rigurgitare la nostra insoddisfazione su tutti, e contagiamo tanta gente. Dobbiamo smetterla.

Invece di essere pietre d’inciampo per la proclamazione del vangelo, diventiamo “pietre viventi… per formare una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo” perché siamo “un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamia[mo] le virtù di colui che [ci] ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa” (1 Pietro 2:5,9b).

Dio ha uno scopo e lo porterà a compimento servendosi di coloro che gli ubbidiscono, e riconoscono fedelmente davanti a tutti Gesù come il loro Signore e salvatore (Matteo 10:32,33).

“Ti lodino i popoli, o Dio, tutti quanti i popoli ti lodino! La terra ha prodotto il suo frutto; Dio, il nostro Dio, ci benedirà. Dio ci benedirà, e tutte le estremità della terra lo temeranno” (Salmo 67:5,6).

Fai di questo salmo il tuo canto, fai che sia il tuo grido di gioia! 

Il versetto 6 dice che “la terra ha prodotto il suo frutto.” La terra non produce frutti spirituali, ma quelli materiali. Significa che Dio ci benedice anche materialmente per far conoscere il suo nome. 

Le nostre azioni, reazioni, atteggiamenti, parole sono fondamentali nel promuovere la gloria di Dio.

In Apocalisse leggiamo che: “Dopo queste cose guardai e vidi una folla immensa che nessuno poteva contare, proveniente da tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue, che stava in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, vestiti di bianche vesti e con delle palme in mano. E gridavano a gran voce, dicendo: «La salvezza appartiene al nostro Dio che siede sul trono, e all’Agnello”  (Apocalisse 7:9,10).

Dio è al lavoro, sta raggiungendo ogni popolo, ogni nazione con il messaggio della salvezza. L’ha fatto in passato tramite Israele, e lo farà ancora quando tutti gli Ebrei riconosceranno Gesù come Messia. In questo momento, lo sta facendo tramite la chiesa: Egli mostra la sua benevolenza verso i suoi figli, affinché noi lo riconosciamo pubblicamente come nostro Dio e lo esaltiamo davanti agli altri.

“Dio, benedicimi!” non deve più essere una richiesta egoistica per soddisfare i nostri desideri. Dev’essere una preghiera che scorga dal desiderio che il Dio che amiamo e ammiriamo sia onorato, ora e per sempre.

– Davide Standridge

 

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