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La Voce del Vangelo


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La VOCE gennaio 2019

Si può sperare ancora

Come sarà il tuo 2019? 

In qualunque modo provi a immaginartelo, non puoi sapere cosa ha in serbo per te. Nessuno di noi ha il controllo su quello che accadrà. Ma, a pensarci bene, è un dono di Dio il non sapere i particolari dell’anno che sta per cominciare. Conoscere in anticipo le future difficoltà potrebbe renderci inutilmente ansiosi, depressi e infelici. E sapere quali benefici ci aspetteranno potrebbe inquinare i nostri atteggiamenti con l’orgoglio, rovinando anche le nostre relazioni.

Dio ci insegna ad affrontare la vita giorno per giorno. “Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno” (Matteo 6:34). 

C’è una saggezza indiscutibile in tutto quello che Dio dice. Invece di affannarsi per il domani che non sai come sarà, la cosa più saggia, utile e giusta è vivere bene il presente. 

Oggi è la soglia del domani: quello che pianti oggi, con parole, azioni e atteggiamenti, lo raccoglierai domani. Un futuro sereno, senza rancori e rimpianti, non ti cade giù dal cielo.

Seguendo i consigli della Bibbia possiamo preservarci da più guai del necessario. 

Chi non lo vorrebbe? 

Ma partire bene richiede riverenza, ubbidienza e rispetto per il Signore. “Il principio della saggezza è il timore del SIGNORE, e conoscere il Santo è l’intelligenza” (Proverbi 9:10).

Ti proponiamo di guardare con noi alcuni versetti tratti dal libro dei Proverbi, ispirato da Dio per il nostro bene. La saggezza di queste brevi massime può proteggerci da inutili errori e può aiutarci a “seminare” un 2019 migliore.

Benvenga il 2019

Salomone, l’uomo che Gesù ha definito il più saggio che sia mai esistito, nella sua introduzione al libro dei Proverbi mette subito in chiaro lo scopo per cui scrive: “Perché l’uomo conosca la saggezza, l’istruzione e comprenda i detti sensati; perché riceva istruzione sul buon senso, la giustizia, l’equità, la rettitudine; per dare accorgimento ai semplici e conoscenza e riflessione al giovane. Il saggio ascolterà e accrescerà il suo sapere; l’uomo intelligente ne otterrà buone direttive” (Proverbi 1:2-5).

Mica poco! Io ne ho un gran bisogno. E tu? 

La particolarità dei proverbi è che sono frasi molto concise. Anche taglienti. Non si sprecano per addolcirti la verità. 

Così, senza mezzi termini, Dio dice che trascurare le sue parole è da stolti, pura follia. “Il timore del SIGNORE è il principio della scienza; gli stolti disprezzano la saggezza e l’istruzione” (Pr. 1:7).

Egli avverte che ci saranno conseguenze se non lo si ascolta: “Poiché quando ho chiamato avete rifiutato di ascoltare, quando ho steso la mano nessuno vi ha badato, anzi, avete respinto ogni mio consiglio e della mia correzione non ne avete voluto sapere, anch’io riderò delle vostre sventure, mi farò beffe quando lo spavento vi piomberà addosso come una tempesta, quando la sventura v’investirà come un uragano e vi cadranno addosso l’afflizione e l’angoscia. Allora mi chiameranno, ma io non risponderò; mi cercheranno con premura ma non mi troveranno. Poiché hanno odiato la scienza, non hanno scelto il timore del SIGNORE, non hanno voluto sapere i miei consigli e hanno disprezzato ogni mia correzione, si pasceranno del frutto della loro condotta, e saranno saziati dei loro propri consigli” (Pr. 1:27-31).

Seguire il Signore non solo ci guida a vivere meglio, ma previene grandi dispiaceri e calamità. 

Tutta Italia ha parlato di Desirée, una povera ragazza, drogata e stuprata a Roma. Era strano sentire i suoi famigliari descriverla come una “brava” ragazza, ma lei si drogava e non andava più a scuola. La famiglia sembrava essere totalmente impreparata a questa tragedia. 

Certo, è un caso limite, ma sarebbe ingenuo pensare che non ci sia nessun figlio di credenti fumare spinelli o fare sesso. 

Questi comportamenti non cominciano in un momento. Sono il risultato di anni di negligenza nel proprio ruolo in famiglia. Triste a dirsi, ma mariti e mogli che non si parlano più, e genitori e figli che litigano spesso esistono anche nelle famiglie di credenti. 

Cosa sia successo nella famiglia di Desirée non si sa, ma certamente i campanelli di allarme non sono stati ascoltati. O forse non sapevano quali fossero i segnali a cui prestare attenzione. 

Tutti vorrebbero prevenire tali problemi, ma chi è davvero pronto ad ascoltare i consigli antichi, le verità immutabili, per esaminare la propria vita e cambiare, o implementare quello che è necessario? 

La Parola di Dio ti dice la verità, ma tocca a te applicarla alla tua vita, per il tuo bene.

Chi ben comincia...

C’è un punto di partenza preciso dal quale scaturisce tutto il resto. È il fattore più determinante che influisce su tutta la nostra vita. Regola ogni nostra decisione, reazione, relazione e sentimento. Eccolo: “Confida nel SIGNORE con tutto il cuore e non ti appoggiare sul tuo discernimento. Riconoscilo in tutte le tue vie ed egli appianerà i tuoi sentieri. Non ti stimare saggio da te stesso; temi il SIGNORE e allontanati dal male; questo sarà la salute del tuo corpo e un refrigerio alle tue ossa” (Pr. 2:5-8).

Hai notato? Sta dicendo che non siamo sufficientemente saggi per poter fare di testa nostra senza Dio, e che se non siamo diretti da Lui, siamo portati a fare il male, e a stare male. 

Le statistiche rivelano che sono sempre di più le persone depresse, anche tra i giovanissimi. È forse un comportamento che hanno in qualche modo “imparato” dai genitori o da persone intorno a loro? O la loro depressione è il frutto del loro modo sbagliato di affrontare la vita? 

Fidandosi solo dei ragionamenti umani si rimane inevitabilmente delusi: non resta che vivere le conseguenze del peccato. Perché il peccato ha sempre una conseguenza.

Per questo abbiamo bisogno di aggrapparci alla verità della Parola di Dio: “Bontà e verità non ti abbandonino; legatele al collo, scrivile sulla tavola del tuo cuore; troverai così grazia e buon senso agli occhi di Dio e degli uomini” (Pr. 2:3,4). 

Ti ricorda qualche frase di Gesù? “Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi…” Non si tratta di rispolverare dei versetti nel momento del bisogno (che è la cosa giusta da fare!), ma di lasciare che quelle parole modellino il nostro cuore giorno per giorno. E questo ci porta al prossimo proverbio.

Sempre all’erta

“Custodisci il tuo cuore più di ogni altra cosa, poiché da esso provengono le sorgenti della vita. Rimuovi da te la perversità della bocca, allontana da te la falsità delle labbra” (Pr. 4:22,23).

Il cuore è la sede dei nostri affetti e desideri. Ma è ingannevole e maligno. È incline al peccato e va protetto più di ogni altra cosa. 

Custodire il cuore significa stare lontani da qualunque cosa sia perversa e sbagliata. È non soffermarsi su pensieri che portano a peccare, non desiderare il male, né invidiarlo, ma riempire il cuore con la verità delle Sacre Scritture.

Vuol dire stare sempre all’erta, perché siamo ribelli e insensati per natura. E quando pecchiamo, dobbiamo essere corretti.

Le lacrime degli stupidi

A nessuno piace essere ripreso. Ma è davvero necessario.

“Chi ama la correzione ama la scienza, ma chi odia la riprensione è uno stupido” (Pr. 12:1). 

Odiare, risentirsi o arrabbiarsi quando siamo ripresi è da stupidi! Più chiaro di così!

Chi non vuole essere ripreso si crede perfetto. Chi non vuole essere corretto, pensa di non aver nulla da imparare. E diciamocela: persone così sono piuttosto insopportabili.

Molti rimpianti nascono dal non aver voluto ascoltare, per orgoglio, testardaggine o ripicca. Dio ci invita a essere malleabili, e essere pronti ad ascoltare ed evitare così tanti rimpianti inutili: “…e tu non dica: «Come ho fatto a odiare la correzione, e come ha potuto il mio cuore disprezzare la riprensione? Come ho fatto a non ascoltare la voce di chi m’insegnava, e a non porgere l’orecchio a chi m’istruiva?” (Pr. 5:12,13).

Spesso dico scherzando che vorrei tornare a scuola, al liceo, che a suo tempo detestavo. Quante cose avrei potuto imparare se fossi stato più attento… Per le nozioni si può anche rimediare più tardi studiando per conto proprio, ma trascurare le lezioni di vita potrebbe costare molto caro.

Tutti pronti dunque ad accogliere buoni consigli e propositi della Parola di Dio! Ma non solo quando ci vengono offerti: li dobbiamo ricercare attivamente. 

Fai una lista delle aree in cui riconosci di aver bisogno di consiglio: il tempo, i soldi, l’educazione dei figli, difetti caratteriali, le amicizie, la vita coniugale, il tuo rapporto con i genitori… Scoprirai che sono soggetti di cui parla la Bibbia. Salomone non era estraneo a tutto ciò. Il suo libro dei Proverbi ha 31 capitoli! Tanta saggezza a tua disposizione.

MA TI SEI VISTO?

Chiediamoci: siamo delle persone a cui si può insegnare o pensiamo di essere autosufficienti? Come reagisci quando qualcuno ti si avvicina offrendo dei consigli? Pensi subito: “Ma chi si crede di essere per venirmi a fare la predica”? 

Non saresti l’unico a pensarlo. 

È interessante notare che queste cose ci danno fastidio da giovani, ma anche da grandi è lo stesso! Sarà forse che abbiamo problemi di orgoglio?

“La superbia precede la rovina, e lo spirito altero precede la caduta” (Pr. 16:18). 

Una persona arrogante è incorreggibile. Andrà a finire male di sicuro. L’orgoglio infatti è la caratteristica del diavolo. Dio resiste gli orgogliosi.

Nella sua perfetta cura, Dio ci ha messo intorno genitori, anziani di chiesa, amici e fratelli e sorelle in fede – sono un gran dono che non dobbiamo sottovalutare. Dio si serve anche di loro per educarci. Permettiamo a loro di aiutarci a crescere nel nostro amore per il Signore. 

Ho amici a cui voglio tanto bene, vedo aspetti nella loro vita che non vanno, ma non ho il coraggio di avvicinarli, perché so come reagirebbero e ho paura di perdere la loro amicizia. Non mi va di essere travolto da una lunga lista di giustificazioni e finte ragioni. 

Mentre scrivo queste parole mi sto chiedendo: Ma io come sono? Faccio la stessa cosa? 

Le persone trovano in me una persona desiderosa di ascoltare? Sono pronto a cambiare?

Di recente un amico che mi ha ringraziato per il tempo che avevo passato con lui regolarmente per un paio di anni. Ci incontravamo alle 5 di mattina a McDonald’s per parlare della sua vita. Mi ha confidato che spesso andava via arrabbiato, non gli piaceva ascoltare le cose che dicevo. Eppure, eravamo lì perché lo aveva chiesto lui. Sapeva che quei momenti erano utili per la sua vita. Lo erano anche per me, perché dandogli consigli biblici ero continuamente spronato a rivedere e valutare la mia vita.

Zitti e mosca!

“Nella moltitudine delle parole non manca la colpa, ma chi frena le sue labbra è prudente. La lingua del giusto è argento scelto; il cuore degli empi vale poco” (Pr. 10:19,20). 

A volte sembra che Salomone abbia scritto alcuni dei suoi proverbi proprio per noi italiani. Siamo chiacchieroni, parliamo troppo e volentieri. 

Il libro dei Proverbi avverte di mordere, di frenare la lingua loquace. Imparare a stare zitti è una grande protezione.

Come vorrei tornare indietro nel tempo e non avere pronunciato delle cose che ho detto nella mia ignoranza, nel voler dare la mia opinione. A volte me ne sono reso conto subito e ho potuto rimediare, ma altre volte sono passati anni e il ricordo delle mie parole taglienti ha continuato a fare del male.

“C’è chi, parlando senza riflettere, trafigge come spada, ma la lingua dei saggi procura guarigione” (Pr. 12:18). 

Se solo imparassimo a parlare al momento giusto, potremmo fare tanto bene. Il parlare troppo ci mette nei guai, ci espone al rischio di dire qualcosa che avremmo dovuto tenere per noi.

“Chi va sparlando svela i segreti, ma chi ha lo spirito leale tiene celata la cosa” (Pr. 11:13).

“L’uomo accorto nasconde quello che sa, ma il cuore degli stolti proclama la loro follia” (Pr. 12:23).

Non dobbiamo solo stare attenti a come parliamo, ma anche a stare lontani da quelli che lo fanno troppo. “Chi va sparlando palesa i segreti; perciò non t’immischiare con chi apre troppo le labbra” (Pr. 16:19).

Se ti viene da sorridere pensando che sia un problema solo delle donne, ti sbagli. Il rischio riguarda tutti. Dovremmo stamparci questi versetti su un pezzo di carta e metterlo sullo specchio del bagno, così prima che il caffè svegli la nostra lingua ci faranno ricordare di stare in guardia.

Famiglia canaglia

Chi è sposato lo sa: mariti e mogli possono diventare molto insensibili. Certi comportamenti diventano un’abitudine, di cui non ci rendiamo neanche più conto.

Dai tempi di Adamo e Eva i coniugi hanno sempre trovato cose da ridire sugli atteggiamenti l’uno dell’altra. 

Dio però, ci spinge a riflettere sulle nostre azioni. 

“Meglio un piatto d’erbe, dov’è l’amore, che un bue ingrassato, dov’è l’odio” (Pr. 15:17). 

In famiglia, l’amore, la stima e la cura reciproca valgono molto di più che il benessere economico. 

Tanti uomini si affaticano per provvedere per la famiglia, trascurando però il loro ruolo di guide spirituali per la moglie e i figli. Il loro amore non è visibile nelle parole e nella cura dei famigliari. 

Provvedono vestiti, casa, vacanze, gadget e sport che, però, non possono compensare la discordia che regna in casa: “È meglio un tozzo di pane secco con la pace, che una casa piena di carni con la discordia” (Pr. 17:1).

Cari padri, non è indispensabile che tutti i figli abbiano un tablet o uno smartphone. Anzi forse sarebbe meglio non averli per niente. 

Avreste più tempo da passare con tuo figlio.

Le mogli hanno un ruolo importante nel portare pace e serenità in famiglia, il ché non va perso di vista. “La donna saggia costruisce la sua casa, ma la stolta l’abbatte con le proprie mani” (Pr. 14:1). 

Litigare o parlare male del marito non ha mai portato nulla di positivo, anzi allontana solo il coniuge. “Meglio abitare sul canto di un tetto, che in una gran casa con una moglie rissosa. Meglio abitare in un deserto, che con una donna rissosa e stizzosa” (Pr. 21:9,19).

La serenità della famiglia comincia proprio nella relazione tra i coniugi. Le ferite, i dolori, l’astio non sono misurabili, non si può sapere chi dei due ha sofferto di più. 

Alzare la voce, lamentarsi, criticare, ripetere all’infinito le stesse cose, è un segno di NON voler trovare una soluzione.

Vuoi un anno migliore? Una casa che sia un’oasi di pace, dove regnino il rispetto e l’amore? Comincia tutto proprio dai genitori! 

Come vi parlate in famiglia? Cosa pensi di fare per essere un agente di pace nella tua casa? Il cambiamento non sarà frutto del caso, ma delle tue decisioni e dei tuoi propositi ponderati e preparati.

Allevi un delinquente?

Provo un dispiacere misto a rabbia quando osservo alcuni genitori con i loro piccoli. La mamma che continua a vietare al bambino di fare una certa cosa, e lui che continua imperterrito a farla… Genitori che invece di disciplinare i figli, gli fanno lunghi e ripetuti discorsi inutili, che non producono cambiamenti… Padri che (se mai sono a casa!) lasciano alla mamma, o ai nonni, la gestione dell’intera famiglia, mentre loro si mettono a guardare la TV, o a leggere il giornale in mezzo al caos più totale…

Pensare che l’educazione cominci quando i figli sono grandi “abbastanza”, è il modo più sicuro di avere guai grossi: “Anche il bambino dimostra con i suoi atti se la sua condotta sarà pura e retta” (Pr. 20:11). Quante volte devi dire di no al bambino prima che ci siano delle conseguenze?

Bisogna cominciare da subito, quando sono ancora piccolissimi, cominciando con chiarezza e fermezza. “Chi risparmia la verga odia suo figlio, ma chi lo ama, lo corregge per tempo” (Pr. 13:24). Se non l’abbiamo capito, Salomone reitera: “La follia è legata al cuore del bambino, ma la verga della correzione l’allontanerà da lui” (Pr. 22:15). 

Dio raccomanda di intervenire subito, quando c’è ancora speranza. “Castiga tuo figlio, mentre c’è ancora speranza, ma non lasciarti andare sino a farlo morire” (Pr. 19:18). 

Non c’è nulla di male nell’usare la punizione appropriata. “Non risparmiare la correzione al bambino; se lo batti con la verga, non ne morrà; lo batterai con la verga, ma lo salverai dal soggiorno dei morti” (Pr. 23:13,14). 

Ami i tuoi figli? Allora sappi che amarli richiede tanto lavoro! 

Qualche volta devi ritornare sulla stessa correzione, anche nel giro di pochi minuti. Forse non ti va, forse sei stanco, ma è necessario. Nel tempo raccoglierai i benefici. “Insegna al ragazzo la condotta che deve tenere; anche quando sarà vecchio non se ne allontanerà” (Pr. 22:6).

Ma la Bibbia ha qualcosa da dire anche per i figli quando diventano più grandi e cominciano a esercitare una certa autonomia: “Ascolta, figlio mio, l’istruzione di tuo padre e non rifiutare l’insegnamento di tua madre; poiché saranno un fregio di grazia sul tuo capo e monili al tuo collo” (Pr. 1:8,9).

Non so quanti adolescenti leggeranno questo articolo, ma lancio un’idea: fate leggere questo giornale ai vostri figli, e poi chiedetegli di valutare la vostra vita di famiglia! 

Avrete poi il coraggio di ascoltarli e cambiare? Sicuramente sorprendereste i vostri figli, specialmente se mostrate prontezza genuina a chiedere perdono e a cambiare.

Rivalutare regolarmente come sta andando l’educazione dei figli sin da piccoli, è una buona abitudine. Aiuta a migliorare prima che sia troppo tardi.

Il miracolo della fame

“Il pigro desidera, e non ha nulla, ma l’operoso sarà pienamente soddisfatto” (Pr. 13:4). “Il pigro non ara a causa del freddo; alla raccolta verrà a cercare, ma non ci sarà nulla” (Pr. 20:4).

Il lavoro serve per provvedere alla famiglia, e per poter donare agli altri. L’ha stabilito Dio. 

Trovare il lavoro può essere difficile, e un lavoro che ci piaccia, con la paga che pensiamo di meritare, è forse impossibile. Dio, però, non ce lo comanda solo quando ci piace: dobbiamo lavorare e basta. Il principio è valido: “La fame del lavoratore lavora per lui, perché la sua bocca lo stimola” (Pr. 16:26).

Genitori, un po’ di fame fa miracoli nei vostri figli! Conosco diverse persone che continuano a provvedere a loro anche quando questi sono ormai adulti. Non parlo di aiuti saltuari. Se ci sono delle emergenze è giusto aiutare con quello che si può, ma non è normale che i figli adulti dipendano economicamente dai genitori. 

Un sano atteggiamento verso il lavoro si impara da piccoli. 

Molti genitori invece non fanno lavorare i bambini in casa. È un danno nei confronti dei figli. 

Devono imparare a farsi il letto, apparecchiare e sparecchiare, lavare i piatti, portare fuori la spazzatura e fare le pulizie. Altrimenti diventeranno pigri. 

Quale datore di lavoro assumerebbe un pigro? 

Chi vorrebbe sposarsi un pigro?

La compagnia che fai… 

“Chi va con i saggi diventa saggio, ma il compagno degli insensati diventa cattivo” (Pr. 13:20). Le persone che ci scegliamo come consiglieri e come amici esercitano un grande ascendente su di noi.

Scegliersi amici credenti, con principi biblici solidi, è d’obbligo. Ma c’è di più. 

Devono essere anche capaci di tenere a bada i sentimenti. “L’uomo collerico fa nascere contese, ma chi è lento all’ira calma le liti” (Pr. 15:18). 

Devono saper perdonare: “Chi copre gli sbagli si procura amore, ma chi sempre vi torna su, disunisce gli amici migliori” (Pr. 17:9).

Devono essere di animo generoso: “Se il tuo nemico ha fame, dagli del pane da mangiare; se ha sete, dagli dell’acqua da bere; perché, così, radunerai dei carboni accesi sul suo capo, e il SIGNORE ti ricompenserà” (Pr. 25:21,22).

Tu sei un amico così?

Il Signore lo è.

Hai letto fino a qui; se stai facendo bene, non ti vantare. Se ci sono cose che devi cambiare, chiedi aiuto al Signore: “Non ti vantare del domani, poiché non sai quel che un giorno possa produrre. Altri ti lodi, non la tua bocca; un estraneo, non le tue labbra” (Pr. 27:1,2). 

L’anno che verrà è nelle mani di Dio. Lui ha promesso di camminare accanto a noi. Impariamo a fidarci di Lui, impariamo a chiedere perdono: “Chi copre le sue colpe non prospererà, ma chi le confessa e le abbandona otterrà misericordia” (Pr. 28:13).

Quest’anno, quando qualcuno ti augura Buon Anno, fermati, rifletti e ripromettiti di seguire i principi biblici, e il suo augurio non cadrà nel vuoto! 

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La VOCE febbraio 2017

È ora di sporcarsi le mani

Hai un pollice verde? Allora saprai che febbraio è il mese in cui vanno piantati gli ortaggi primaverili: fagioli, porri, rape e pomodori. E nei vasi sui balconi si seminano le petunie, verbene e centauree che nei mesi autunnali sfoggeranno tutto il loro splendore. Avrai provato anche tu il piacere di far crescere qualcosa. Coltivare le meraviglie che Dio ha disseminato nel suo universo e goderne i frutti è da sempre uno dei compiti e delle gioie particolari dell’uomo.

Scegliamo attentamente la pianta di un certo colore, di una certa forma, o quel frutto particolare che ci piace e lo curiamo meglio che possiamo, ma il seme o la radice che piantiamo non somiglia affatto al fiore o alla frutta che raccoglieremo. E quando spunta il germoglio, sappiamo di non esser stati noi a crearlo, a dargli la sua forma caratteristica o a munirlo delle sue proprietà nutrizionali o salutari.

Abbiamo solo “collaborato” al risultato meraviglioso che non è in nessun senso dipeso da noi. Noi non abbiamo infuso la vita in quel seme o in quella radice. Non abbiamo creato l’acqua che l’ha nutrito né prodotto il caldo e il sole che hanno spinto quella vita a fiorire.

Così è anche per la vita spirituale: Dio ha previsto un progresso che ci porterà dalla nuova nascita fino a una piena maturità in Cristo. Chi mai vorrebbe rimanere un bambino per tutta la vita!?

Tu sei sicuro che stai crescendo come dovresti?


Come sta il tuo giardino?

Crescere è naturale. Ma appunto: per crescere bisogna prima nascere. È la radicale trasformazione iniziale da cui scaturisce il processo di crescita: da nemici di Dio si diventa suoi figli per l’intervento dello Spirito Santo. L’apostolo Paolo, parlando di ogni credente, scrive: “Se infatti, mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo, tanto più ora, che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita” (Romani 5:10).

La chiave soprannaturale, per cui siamo salvati e cominciamo una nuova vita, è la grazia di Dio. Efesini 2:8,9 precisa che “è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti”. Infatti, siamo salvati per grazia, per il dono immeritato di Dio, e cresciamo solo per grazia.

La grazia, però, ha bisogno di una chiave. È scritto che siamo salvati “mediante la fede”. Ma dove la troviamo questa fede per essere salvati? Paolo ce lo spiega: “La fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo” (Romani 10:17).

La fede nasce per opera dello Spirito Santo quando si ascolta e si viene a conoscere la Parola di Dio che spiega chi è Cristo e cosa ha fatto. Questa Parola di verità convince di peccato, e porta al ravvedimento e alla fede.

Allo stesso modo anche la tua crescita spirituale e la crescita dei credenti vicini a te viene per conoscenza e fede nella Parola di Cristo, la Sacra Bibbia. Gesù ha detto: “Chi ascolta la mia Parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna” (Giovanni 5:24). E Paolo dice che “Seguendo la verità [cioè la Parola di Cristo e Cristo stesso] nell’amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo” (Efesini 4:15). In tutto questo “colui che pianta e colui che annaffia non sono nulla: Dio fa crescere” (1 Corinzi 3:7).

Ma non è un processo automatico o indipendente dalla tua partecipazione, dalla tua volontà. Come le piante sui nostri balconi, anche noi abbiamo bisogno di cure e attenzioni specifiche contro le intemperie e parassiti che potrebbero impedire la nostra crescita spirituale.

Crescere è essere trasformati. Come i semi che diventano germogli e poi piante mature, anche noi subiremo cambiamenti che la gente dovrebbe poter vedere bene: da bambini spirituali appena nati, diventiamo prima giovani e poi persone mature nella fede. Se non c’è questo progresso, dovremmo essere preoccupati e domandarci cosa c’è che non va.

In quale giardino crescerai dipende in gran parte da te e determinerà il modo in cui cresci. Per esempio, quando cerchi dove andare ad abitare, tieni conto di quanto sia facile o meno frequentare regolarmente una chiesa locale? Per quanto dipende da te, sceglierai i turni di lavoro che ti permettano di essere presente al culto la domenica? Il tuo tempo libero lo preferisci passare con i credenti o ti trovi più a tua agio tra i non credenti? I libri che leggi e i programmi che segui ostacolano o promuovono la tua crescita spirituale?

Come crescerai nel 2017? Il tuo progresso sarà evidente a tutti? Che sia per te l’anno più importante della tua vita di crescita e frutto spirituale per la gloria di Cristo. Forse studiare la Bibbia con l’aiuto dei corsi biblici per corrispondenza dell’Istituto Biblico Bereano ti darebbe la spinta che ti serve. Sono chiari, semplici e pratici, e si prestano ad essere studiati sia da soli che in gruppo. Li puoi trovare tutti seguendo questo LINK.

Minimo quattro volte al giorno!

Strano a dirsi, per quanto riguarda lo studio della salvezza e la crescita spirituale, sembra che un gruppo importante di persone trascurate siano proprio i figli di credenti. Troppi padri e madri pensano di non saper fare, di non aver tempo. Credono che l’istruzione che i bambini ricevono nella Scuola Domenicale o mentre ascoltano la lettura biblica in famiglia sia sufficiente. La Bibbia insegna molto diversamente!

Ecco un commando molto preciso: “Tu amerai dunque il SIGNORE, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze. Questi comandamenti, che oggi ti do, ti staranno nel cuore; li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai”” (Deuteronomio 6:5-7).

È facile capire, no? Chi è che deve insegnare la Bibbia ai tuoi figli, sin dalla prima infanzia fino a quando non lasceranno la casa tua? “Tu inculcherai.” Tu, padre, e tu, madre. Ci sono almeno quattro periodi della giornata in cui insegnerai con cura le verità rivelate nella Bibbia:
1)    la mattina, quando vi alzate,
2)    quando sei fuori casa, a fare una passeggiata, a far le spese o in viaggio con loro,
3)    quando sei seduto in casa, a tavola o nei momenti liberi,
4)    quando ti coricherai, prima di mettervi a letto.

I quattro momenti non saranno impiegati tutti nello stesso modo. Uno di questi bisogna che sia dedicato alla lettura, allo spiegare, con esempi semplici, come mettere in pratica ciò che la Bibbia insegna. È il tempo per scambiare domande e insegnamenti. Gli altri tre momenti potrebbero consistere semplicemente nel pregare insieme per un problema sorto durante il giorno, o per far notare e commentare qualcosa del bellissimo universo che Dio ha creato.

Dire che non si ha il tempo è una scusa. Basta solo stabilire il momento giusto per tutti. In una famiglia in cui sono stato ospite, sono stato svegliato presto per essere presente all’incontro di studio e preghiera con la famiglia, prima che il padre partisse per lavoro e i figli andassero a scuola.

Tutta la Bibbia fa appello ai genitori, anzi li comanda a istruire la famiglia sui principi biblici per il bene dei figli quanto dei genitori stessi. L’istruzione biblica nella famiglia è il bisogno numero uno in assoluto per ogni nucleo familiare.

“Figlio mio, osserva i precetti di tuo padre, e non trascurare gli insegnamenti di tua madre” (Proverbi 6:20);
“La verga e la riprensione danno saggezza; ma il ragazzo lasciato a se stesso
[a fare ciò che gli pare], fa vergogna a sua madre” (29:15);
“Possano tuo padre e tua madre rallegrarsi, e possa gioire chi ti ha partorito!” (23:25).
“Figli, ubbidite nel Signore ai vostri genitori, perché ciò è giusto. Onora tuo padre e tua madre (questo è il primo comandamento con promessa) affinché tu sia felice e abbia lunga vita sulla terra.” (Efesini 6:1-3).

Possa il 2017 essere l’anno più felice e più ricco della vita della vostra famiglia!

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La VOCE ottobre 2015

“Mario, non entrare nell’acqua!” “Mario, t’ho detto di non entrare nell’acqua!”
“Mario!! Hai capito che devi stare lontano dall’acqua?”
“Che devo fare per farti obbedire?”
“È possibile che ogni giorno sia la stessa storia?!”
“Ora che sei entrato in acqua, resta vicino alla riva!”

Tutti i giorni, scene come queste, sono sotto gli occhi di tutti. Si ripetono ovunque: nei negozi, per strada, a scuola e in casa. I genitori sembrano ormai aver perso l’abilità – e anche la volontà! – di educare i figli. Certe volte, osservando scene del genere, mi viene voglia di dare un paio di sculacciate. Non ai figli. Ai genitori!
È penoso vedere la totale incapacità dei genitori, credenti inclusi, di controllare i propri figli. E quel che è ancor più triste è che spesso lo si vede proprio in chiesa.
A volte si ha la sensazione che i genitori siano più preoccupati per la “brutta figura” che fanno a causa del comportamento dei figli in pubblico, che per il danno che arrecano ai propri bambini  per non saperli disciplinare.
Il problema è che l’educazione dei figli non può essere relegata ai momenti in cui si comportano male in pubblico. Deve cominciare a casa.

Continua a leggere: troverai insegnamenti importanti!


IN PUBBLICO COME A CASA

Dio ha detto chiaramente che i genitori sono responsabili dell’educazione dei loro figli. Ma molti genitori,  soprattutto neo papà e mamme, pensano di poterlo fare senza dover pianificare il buon uso del tempo a casa. E poi si stupiscono degli scarsi risultati. Le seguenti 9 false speranze sono alcune delle stolte aspettative che i genitori pensano di ottenere senza un granché da parte loro. Non sono in ordine d’importanza, ma dovrebbero farci riflettere.

1    Che i figli sappiano come comportarsi senza essere educati dai genitori.
Per alcuni genitori ricorrere al baratto sembra l’unico modo per ottenere l’obbedienza. “Stai buono adesso e poi la mamma ti dà…” “Se la smetti di fare capricci andremo a prendere il gelato.” Il problema è che lo scambio deve diventare sempre più vantaggioso per i figli. Ma la lezione che imparano più in fretta è che il gelato, prima o poi, arriva lo stesso.
 “Ascolta, figlio mio, l’istruzione di tuo padre e non rifiutare l’insegnamento di tua madre” (Proverbi 1:8). I figli devono imparare ad ascoltare e seguire le istruzioni senza baratti e ricatti. Lo faranno, se i genitori si esprimono con loro in modo chiaro e coerente.

2    Che i figli si comportino in pubblico in modo diverso da come fanno a casa.
Sembra scontato? Ma pensaci: se aspetti che sia l’imbarazzo per un comportamento scorretto di tuo figlio in pubblico a farti interessare della sua educazione, hai perso in partenza!
Dio ha comandato ai genitori, specialmente ai padri di essere coinvolti nell’istruzione dei figli. “Questi sono i comandamenti, le leggi e le prescrizioni che il SIGNORE, il vostro Dio, ha ordinato di insegnarvi, perché li mettiate in pratica […] così che tu tema il tuo Dio, il SIGNORE, osservando, tutti i giorni della tua vita, tu, tuo figlio e il figlio di tuo figlio, tutte le sue leggi e tutti i suoi comandamenti che io ti do, affinché i tuoi giorni siano prolungati” (Deuteronomio 6:1,2).
Se i figli non imparano ad obbedire a casa, non lo faranno in pubblico. Se a casa non ci sono regole a cui devono sottostare, sarà difficile convincerli che ce ne siano fuori casa. Se la parola dei genitori non ha peso a casa, tanto meno ne avrà quando si esce di casa.

3    Che i figli conoscano Dio senza essere istruiti a casa.
Far conoscere Dio ai figli è un compito che Lui stesso ha affidato specialmente ai genitori! Sentirsi inadeguati o impreparati in questo, non dà il diritto di relegare l’insegnamento biblico ad altri, alla chiesa o alla scuola domenicale. La cura spirituale di tuo figlio è compito tuo. Prima cominci a farlo, migliore sarà il risultato.
“Tu amerai dunque il SIGNORE, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze. Questi comandamenti, che oggi ti do, ti staranno nel cuore; li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai” (Deuteronomio 6:5-7).
È sottinteso che i genitori stessi amino il Signore con tutto il cuore e vivano in piena dipendenza da questo amore che trasforma le loro priorità e guida ogni comportamento quotidiano. Sperare che i figli imparino ad amare Dio senza una cura attenta e costante da parte dei genitori è da stolti.

4    Che i figli amino la chiesa se i genitori non la frequentano regolarmente.
Molti genitori sono sorpresi quando i figli, arrivati a una certa età, perdono l’interesse per la chiesa e smettono di andarci. Ma in tutti questi anni, cosa avranno trasmesso ai figli, non tanto a parole, ma con i loro comportamenti? Che è più importante riposare che andare in chiesa? Che la casa, lo svago, lo sport ha la precedenza? Che la frequenza regolare è un’opzione? E che è normale criticare il messaggio, le guide, la musica e le persone al ritorno a casa?
“Facciamo attenzione gli uni agli altri per incitarci all’amore e alle buone opere, non abbandonando la nostra comune adunanza come alcuni sono soliti fare, ma esortandoci a vicenda; tanto più che vedete avvicinarsi il giorno” (Ebrei 10:24,25). Come fai a dimostrare il tuo amore per la Parola e per gli altri credenti, se non li frequenti?

5    Che i figli abbiano le giuste priorità se i genitori non le hanno.
Se chiedessi ai tuoi figli quali sono le tue priorità nella vita, cosa direbbero? Amarsi a vicenda? Rispettarsi? Per il marito sacrificarsi per la moglie? Per la moglie sottomettersi al marito? Amare il Signore? Crescere spiritualmente? La santificazione?
L’ipocrisia dei genitori, insieme alla incoerenza, è il deterrente numero uno nell’istruzione dei figli. Salomone attesta: “Insegna al ragazzo la condotta che deve tenere; anche quando sarà vecchio non se ne allontanerà” (Proverbi 22:6). Ogni genitore spera che nel tempo gli sforzi e le lacrime portino frutto. Le nostre azioni fanno parte dell’insegnamento quanto le nostre parole.

6    Che i figli adolescenti trovino piacere a parlare con i genitori se non l’hanno mai fatto prima.
In molte famiglie tutti e due i genitori lavorano. Trovare il tempo insieme in famiglia, ricavarsi spazi nella vita dei figli diventa difficile. I bambini oggi interagiscono molto di più con la TV, l’ipad e il cellulare di quanto lo facciano con i genitori. Non permettere che altri abbiano più influenza di te sui tuoi figli! Fermati e chiediti quanto sono influenzati dalla scuola, da ore e ore di TV e dagli amici. Alla luce di queste realtà, puoi fidarti a occhi chiusi di quello che stanno imparando?
Sii presente nella vita di tuo figlio e dimostragli che sei interessato a quello che lui pensa. Dio lo fa amorevolmente con noi: “Io ti istruirò e ti insegnerò la via per la quale devi camminare; io ti consiglierò e avrò gli occhi su di te” (Salmo 32:8).

7    Che i figli ubbidiscano se non ci sono conseguenze alla disobbedienza.
“Chi risparmia la verga odia suo figlio, ma chi lo ama, lo corregge per tempo” (Proverbi 13:24). Due aspetti fondamentali sono evidenti in questo testo: il primo è che la disobbedienza senza le dovute conseguenze non solo è grave, ma è in realtà un modo di odiare il figlio. Il secondo è che la disciplina va applicata per tempo. Minacciare i figli disobbedienti con una punizione che non si intende infliggere non serve a niente. I figli hanno bisogno di imparare che tutte le loro azioni hanno delle conseguenze. Questo è amore: istruire, mettere paletti, fissare limiti e insegnare le conseguenze chiare e immediate della disobbedienza.
Dare regole ai figli, esigere l’obbedienza e punire le disobbedienze sono elementi importanti per rendere il terreno fertile per la presentazione del Vangelo. Al contrario, vivere in una famiglia dove non si hanno regole chiare e dove la ribellione non ha conseguenze, non prepara il cuore del bambino alla verità del peccato, del castigo e della salvezza.

8     Che i figli non diventino ribelli se sono educati male.
Le persone più frustrate dal cattivo comportamento dei figli sono proprio i genitori. Dopo ripetuti ordini caduti su orecchi sordi, anzi, seguiti da ostinata disobbedienza, i genitori cedono e danno libero sfogo a reazioni spropositate: grida, schiaffi e minacce fuori posto. “E voi, padri, non irritate i vostri figli, ma allevateli nella disciplina e nell’istruzione del Signore” (Efesini 6:4).
Parole dettate dalla frustrazione, minacce esagerate e punizioni inflitte perché si è in collera non producono i risultati desiderati. Dio dice che allevare i figli è qualcosa che si fa giornalmente nell’istruzione e disciplina attenta.

9    Che i figli sappiano le buone maniere a tavola se a casa non si mangia insieme.
Una volta ero seduto a tavola accanto a due famiglie con quattro figli tra i due e i sei anni. Il pranzo è stato lento, ma i figli sono stati seduti tutto il tempo ed hanno mangiato senza gridare o creare trambusto. Sembra irreale? Come ci sono riusciti i genitori? Tutti e due erano coinvolti nel tenerli buoni e si erano preparati con giochini per i tempi d’attesa tra una portata e l’altra.
Molte famiglie hanno perso la sana abitudine di mangiare tutti insieme. Le buone maniere si imparano a casa, dai genitori uniti che vogliono piacere al Signore anche nelle piccole cose.
L’educazione dei figli comincia a casa. Comincia con decisioni che mamma e papà prendono insieme e portano avanti con costanza e coerenza. È una responsabilità ricevuta dal Signore. Non svolgere bene questo compito sarà la loro vergogna. “La verga e la riprensione danno saggezza; ma il ragazzo lasciato a se stesso, fa vergogna a sua madre” (Proverbi 29:15).


Non volevo creare rigetto...

Maria parlava con Carla che l’ascoltava stupita. Diceva che non forzava i suoi ad andare a scuola. Marco, il più piccolo, ci andava ancora con piacere tutti i giorni. Ivano, che adesso faceva la prima media, era pronto ad andarci per gli amichetti, ma non faceva mai i compiti e non studiava perché non ne vedeva il valore. Preferiva i videogiochi. Luca, invece, da tempo non frequentava più la scuola. Non gli andava, punto e basta.
Maria spiegava che non voleva forzare i figli. Studiare è qualcosa di personale, ad alcuni va, ad altri no. Costringerli poteva solo renderli ribelli e creare un rigetto. Quando sarebbero stati più grandi avrebbero deciso da soli se studiare o meno, ma solo se ne avessero sentita l’esigenza. Certo, avrebbe preferito che studiassero, ma temeva il rigetto.

Una storia inverosimile che però si ripete regolarmente in un altro campo: andare in chiesa. Discorsi di questo tipo li sento continuamente. La paura di promuovere ribellione se si forzano i figli ad andare in chiesa. Ma la realtà è che, secondo la Bibbia, i bambini, come tutti i non credenti, sono già ribelli! Forzarli ad andare in chiesa non crea ribellione, assecondarli, invece, promuove la loro ribellione innata. L’unica speranza è che il Signore parli ai loro cuori. Solo ascoltando la Parola di Dio il messaggio del Vangelo può penetrare i cuori. “Così la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo” (Romani 10:17).

Obbligare i figli ad andare in chiesa non crea più danno di quanto lo crei forzarli a lavarsi i denti o andare a scuola. Forse abbiamo perso di vista le nostre responsabilità o abbiamo permesso che il mondo ci crei delle paure infondate.
Ogni genitore credente deve pregare per i propri figli e deve esporre loro al Vangelo con coerenza e con costanza. Non c’è messaggio più importante che un genitore possa dare loro.

Davide Standridge

 

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