La VOCE settembre 2026
Chi ben comincia
Come stanno, davvero, le nostre famiglie?
Bene? Male…? Così così…?
Come possiamo valutarlo? Quali sono gli elementi che ci fanno comprendere se tutto va bene e se Dio ci sta benedicendo?
Oggi, le librerie e Internet sono piene di guide e manuali su come costruire una vita famigliare di successo e soddisfacente, ma siamo certi di saper distinguere i pensieri puramente umani da quelli di Dio, colui che si è rivelato nella sua Parola?
Quando Dio creò l’uomo e la donna, li fece a sua immagine e somiglianza, li creò maschio e femmina, e stabilì il suo piano per loro. Quel piano prevede che l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, ed essi diventeranno una sola carne. Lo scopo di questa unione è quello di glorificare Dio, di completarsi a vicenda con i ruoli che egli ha stabilito, di procreare e riempire la terra.
Fin qui non ho detto nulla che già non sapevi. Ma forse non hai mai considerato che è in corso una vera e propria guerra che coinvolge anche i tuoi cari.
La società, spinta e influenzata dal diavolo e dai suoi emissari, mira a pervertire e distruggere i piani di Dio in ogni ambito, anche nella famiglia.
Il capitolo uno della lettera ai Romani descrive come l’umanità empia sopprima la verità con l’ingiustizia, e come l’uomo, diventato stolto senza Dio, si sia sostituito a lui commettendo e approvando ogni sorta di malvagità. Spiega come si sia abbandonato a rapporti peccaminosi, donne con donne e uomini con uomini, fino ad abolire il concetto di coppia come Dio l’aveva stabilito, arrivando così a rendere impossibile la procreazione.
È un’istantanea terrificante dei nostri tempi. Ci sono ideologie anti-bibliche e correnti di pensiero diaboliche all’opera, che cercano di influenzare ogni nostra scelta e le nostre azioni, che si insinuano sia nelle istituzioni e, purtroppo, anche nelle chiese. Lo scopo è quello di farci violare il piano perfetto che Dio ha previsto per benedire i suoi.
Naturalmente i credenti desiderano piacere a Dio in ogni cosa. E siccome gran parte della nostra vita è legata alla famiglia, qualunque sia il nostro ruolo (figli, genitori, nonni, parenti), sorgono inevitabilmente problemi e preoccupazioni che dobbiamo gestire mirando alla benedizione e alla protezione di Dio. Ma farlo non è sempre facile e comporta grandi responsabilità.
Salomone, l’uomo più saggio della terra, aveva tanto da dire sulla famiglia. Il Salmo 127, scritto da lui, benché breve è pieno di verità importanti che ci aiutano a difenderci contro i falsi insegnamenti sulla famiglia.
1 Canto dei pellegrinaggi. Di Salomone.
Se il SIGNORE non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori; se il SIGNORE non protegge la città, invano vegliano le guardie.
2 Invano vi alzate di buon mattino e tardi andate a riposare e mangiate pane tribolato; egli dà altrettanto a quelli che ama, mentre essi dormono.
3 Ecco, i figli sono un dono che viene dal SIGNORE; il frutto del grembo materno è un premio.
4 Come frecce nelle mani di un prode, così sono i figli della giovinezza.
5 Beati coloro che ne hanno piena la faretra! Non saranno confusi quando discuteranno con i loro nemici alla porta.
Quello che emerge con forza da queste parole ispirate da Dio è il contrasto tra gli inutili sforzi umani e il ruolo del Signore (YHWH) nella conduzione della famiglia.
Chi sarebbe disposto a faticare tanto duramente e con sacrificio per poi rendersi conto che è stato tutto invano, avendo iniziato con i presupposti sbagliati?!
Nel libro dell’Ecclesiaste, sempre di Salomone, è scritto: “«Vanità delle vanità», dice l’Ecclesiaste, «vanità delle vanità, tutto è vanità». Che profitto ha l’uomo di tutta la fatica che sostiene sotto il sole?” (Ecclesiaste 1:2,3).
In effetti, generalizzando ma neanche troppo, tutto ciò che l’uomo fa è una fatica. Eppure, siamo pronti a spingerci oltre ogni limite se c’è da ricavarne un profitto, o qualcosa che abbia valore per noi.
Il matrimonio e i figli, si sa, richiedono impegno e lavoro, e spesso producono dolori e lacrime, tanto che la nostra società sembra aver per lo più deciso che sia una fatica da rimandare nel tempo, se non da evitare del tutto.
Ai tempi di Salomone era normale per una giovane donna entrare nel matrimonio a 13 -17 anni, mentre un giovane poteva sposarsi anche a 20 anni.
Oggi in Italia, secondo le ultime statistiche ISTAT, l’età media degli sposi alle prime nozze è di circa 33 anni per le donne e 36 anni per l’uomo.
Emerge che il motivo per cui ci si sposa tardi è perché si studia più a lungo e si fa più fatica a trovare lavoro. Senza un buon reddito non si possono affrontare le spese del matrimonio e acquistare la casa che si desidera avere.
Una soluzione alternativa per molti ormai è la convivenza che non desta più scandalo, anzi è considerata spesso una “fortuna” e un “beneficio”. Infatti, in Italia secondo l’ISTAT l’80% delle coppie convive prima di sposarsi.
Allora, come si fa a proteggere i nostri figli e i giovani delle nostre chiese contro le persuasioni anti-bibliche della società? Ecco tre principi da seguire, tratti dal Salmo 127.
Dio deve costruire la casa
Se Dio non è coinvolto, ogni sforzo umano è vano.
Il segreto per una vita vittoriosa e appagata, in qualunque contesto, ce lo svela Dio stesso, sempre per la penna di Salomone: “Il principio della saggezza è il timore del SIGNORE, e conoscere il Santo è l’intelligenza” (Proverbi 9:10). “Confida nel SIGNORE con tutto il cuore e non ti appoggiare sul tuo discernimento. Riconoscilo in tutte le tue vie ed egli appianerà i tuoi sentieri” (Proverbi 3:5,6).
Se vuoi andare sul sicuro e costruire la tua famiglia sulle premesse migliori, temi Dio e riconosci che egli deve essere il fulcro di ogni tua decisione. Basa la tua vita sui principi biblici, e non sui pensieri umani. Conoscere le Scritture diventerà per te e per la tua famiglia una protezione efficace contro le idee e i ragionamenti deleteri del mondo.
Ma non ti fermare solo al conoscere bene le Scritture, devi metterle anche in pratica. Infatti, Salomone è molto chiaro quando scrive “Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo è il tutto per l’uomo” (Ecclesiaste 12:15).
Se vogliamo che Dio sia il costruttore della nostra casa, allora dobbiamo chiederci come deve essere questa casa, e come dobbiamo comportarci in essa. È possibile che abbiamo subìto influenze sbagliate già nel posare la prima pietra, cioè nel modo in cui abbiamo scelto il nostro partner.
Il ruolo che Dio ha previsto per il marito è solenne: “Tu amerai dunque il SIGNORE, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze. Questi comandamenti, che oggi ti do, ti staranno nel cuore; li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, te li metterai sulla fronte in mezzo agli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle porte della tua città” (Deuteronomio 6:5-9).
In un uomo, prima di ogni caratteristica attraente, deve esserci il suo amore innegabile per Dio.
Il marito deve essere conosciuto per la sua totale dedizione a Dio, per la sua capacità e prontezza nel guidare la famiglia ad amare il Signore e servirlo senza riserve. Temo però che troppo spesso non sia questo ciò che una ragazza innamorata cerchi in un uomo.
L’uomo da parte sua deve ricercare in una donna l’amore per Dio e il desiderio di essere trasformata da lui.
Una donna con queste caratteristiche sarà disposta ad essere guidata dal marito nella sua vita spirituale, e lei stessa sarà un aiuto per i piani e le mete del marito. È ciò che Dio ha stabilito dal principio: “Poi Dio il SIGNORE disse: «Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui»” (Genesi 2:18).
Questa dinamica all’interno della coppia è ribadita anche nel Nuovo Testamento. Paolo scrive: “Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della chiesa, lui, che è il Salvatore del corpo. Ora come la chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli devono essere sottomesse ai loro mariti in ogni cosa” (Efesini 5:22-24).
Sono parole che suscitano critiche e proteste, ma non possono essere ignorate se si vuole che Dio sia il costruttore della nostra famiglia! Ignorarle significa costruire su fondamenta fragili.
Un altro punto vitale: se vuoi che Dio costruisca la tua casa, non sfidarlo scegliendoti un compagno o una compagna non credente! E prima che mi rispondi che lui o lei giura di non interferire né ostacolare il tuo rapporto con Dio, dimmi: come potrebbe una persona che non ama Dio guidare spiritualmente una famiglia ad amarlo? Quale moglie non credente s’interessa a essere santificata per servire Cristo?
Quando il marito e la moglie sono tutti e due figli di Dio e il Signore è il costruttore della loro casa, ogni sforzo e sacrificio porteranno vera soddisfazione: “Beato chiunque teme il SIGNORE e cammina nelle sue vie! Allora mangerai della fatica delle tue mani, sarai felice e prospererai” (Salmo 128:1,2).
I pericoli e le difficoltà sono inevitabili e reali per tutti. Costruire senza Dio è correre dietro al vento.
Dio è il protettore della famiglia
Il ruolo del marito è quello di provvedere alla famiglia e proteggerla, ed essere la sua guida, anche nella sfera spirituale, insegnandole ad amare e temere Dio.
Quelle paure che frenano molte coppie dallo sposarsi dovrebbero spingere l’uomo e la donna credenti a fidarsi di Dio, e a cercare la sua guida.
“La donna che sto per sposare sarà veramente per me quel dono e quell’aiuto di cui Dio parla nel libro dei Proverbi?”
“Quest’uomo mi sarà fedele e provvederà per me e per i nostri bambini come Dio dice?”
I non credenti scelgono di convivere per scoprire “se sono compatibili” e se possono fidarsi e contare l’uno sull’altra senza rischiare troppo. Per la coppia credente, invece, la sicurezza sta nel fatto che l’“altra metà” ama Dio e vuole veramente piacergli in ogni cosa.
Nella Bibbia, l’ansia finanziaria è tipica di chi non conosce Dio, non di coloro che si fidano della sua provvidenza.
“Non siate in ansia per la vostra vita, di che cosa mangerete o di che cosa berrete; né per il vostro corpo, di che vi vestirete. Non è la vita più del nutrimento e il corpo più del vestito?
Non siate dunque in ansia, dicendo: “Che mangeremo? Che berremo? Di che ci vestiremo?” Perché sono i pagani che ricercano tutte queste cose; il Padre vostro celeste, infatti, sa che avete bisogno di tutte queste cose.
Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in più. Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di sé stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno” (Matteo 6:25,31-34).
Il Signore non vuole che siano le paure e le ansie a dettare le nostre scelte (tantomeno le cose che il mondo vorrebbe farci credere indispensabili!), ma vuole che ci fidiamo di lui.
Abbiamo davvero bisogno di una casa di proprietà, di una bella macchina e di vacanze costose prima di sposarci?
Se abbiamo permesso al mondo di definire ciò che è necessario per noi e la famiglia, l’insoddisfazione sarà il fattore determinante delle nostre decisioni e roderà la felicità del nostro matrimonio.
La protezione e la provvidenza di Dio, invece, si basano su quello che lui effettivamente ritiene necessario per noi. Per questo egli dice di cercare prima il suo regno e la sua giustizia, e tutte le altre cose ci saranno date in più (Matteo 5:25-34).
“Se dunque siete stati risuscitati con Cristo, cercate le cose di lassù, dove Cristo è seduto alla destra di Dio. Aspirate alle cose di lassù, non a quelle che sono sulla terra; poiché voi moriste e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio. Quando Cristo, la vita vostra, sarà manifestato, allora anche voi sarete con lui manifestati in gloria” (Colossesi 3:1-4).
È chiaro che con l’arrivo dei figli i bisogni si moltiplicano, e a volte si avverte una certa apprensione nell’introdurre i figli in un mondo tanto corrotto e depravato come il nostro. Salomone si riferisce proprio a questo quando parla delle guardie nel Salmo 127.
Le sentinelle devono stare in allerta giorno e notte vigilando contro i pericoli. È un impegno faticoso e indispensabile, ma senza Dio ogni precauzione sarebbe inutile perché è lui il vero protettore della casa e della città. In ultima analisi la nostra sicurezza è nelle mani di Dio.
Quante mamme perdono il sonno, quanti mariti vivono nell’ansia! È quello che Dio vuole veramente?
Dio è la fonte di ogni bene
Quant’è brutto alzarsi presto la mattina, come dice il salmo, affaticarsi oltremodo fino a tardi, e non riuscire poi a riposare per le paure e le ansie che non ci permettono di prendere sonno!
La deprivazione del sonno aumenta il rischio di malattie al cuore, di diabete e di obesità. Indebolisce le difese immunitarie, accelera l’invecchiamento e riduce l’energia. Rende anche più difficile pensare, concentrarsi e ricordare le cose. Inoltre, attiva il sistema nervoso e produce ormoni dello stress, impedendo il rilassamento necessario per addormentarsi. Questo crea un circolo vizioso: più sei ansioso, meno dormi, e l’incapacità di riposare non fa che accrescere l’ansia.
Che combinazione letale!
Il Signore non vuole che i suoi vivano male “mangiando il pane tribolato” (v. 2). Ecco perché Salomone aggiunge: “egli dà altrettanto a quelli che ama, mentre essi dormono.”
Chi si fida di Dio può dormire tranquillo sapendo che il Padre celeste conosce i nostri bisogni e sa bene come prendersi cura e benedire la nostra famiglia.
A volte il problema è che abbiamo un’idea sbagliata su che cosa sia la vera benedizione di Dio, che ci è stata trasmessa dal “vano modo di vivere dei nostri padri.” Noi dovremmo riallineare i nostri ragionamenti e le aspettative alle Scritture. Potremmo addirittura essere sorpresi nello scoprire come Dio definisce la benedizione nella famiglia cristiana.
Secondo il Salmo 127 uno dei segni della benedizione di Dio sono proprio i figli.
In Italia si abortiscono circa 65,000 bambini all’anno. Siamo il fanalino di coda in Europa per le nuove nascite, e il paese dove il primo figlio arriva più tardi. Il 43% dei figli nasce da coppie non sposate.
Le famiglie dei credenti, poi, non sono molto diverse da quelle “pagane”, nel senso che anche i credenti si sposano in tarda età, e prima di voler fare figli si vuole essere sicuri di avere una buona posizione lavorativa, una casa adatta e una stabilità finanziaria sufficiente per affrontare i costi, l’impegno e lo sforzo, tutte cose destinate ad aumentare con ogni figlio che nasce.
Fa riflettere che dei cinque versetti di cui è composto il Salmo 127, due descrivono Dio come il costruttore, il protettore e il dispensatore di benedizioni della famiglia, e tre esaltano la particolare benedizione di avere figli.
I figli, prima di tutto, sono un dono di Dio, una benedizione speciale per la coppia, dapprima genitori e poi nonni. I figli sono l’eredità che la coppia lascia dietro di sé. Uno dei privilegi più grandi che Dio affida alla coppia è trasmettere ai propri figli l’amore per lui.
I figli sono anche il modo in cui Dio permette alla coppia di estendere la benedizione oltre le mura domestiche. Non abbiamo le garanzie che i nostri figli si convertiranno, ma il Signore ci ha lasciato chiare istruzioni nella Bibbia su come educarli nella giustizia e nel timore di Dio, per condurli alla conoscenza del Salvatore Gesù.
È da notare che nel versetto 4 il Salmo 127 afferma che i figli sono una benedizione particolarmente per una coppia giovane. Non invita ad aspettare che tutto sia perfetto secondo i criteri del mondo prima di accoglierli.
Nel piano di Dio i figli sono un premio e una protezione per quando si diventa anziani. Una protezione contro i nemici.
Allora, come stanno, davvero, le nostre famiglie?
La risposta non dipende dalle dimensioni della casa, dal conto in banca o da quanto tutto sembri andare per il verso giusto. La vera domanda è un’altra: chi la sta costruendo?
Se il SIGNORE è il fondamento della nostra casa, se ci fidiamo della sua protezione e riconosciamo che ogni bene viene da lui, allora siamo sulla strada delle sue benedizioni, anche quando non mancano prove, sacrifici e fatiche.
Il mondo continuerà a proporci idee diverse sulla famiglia, sul matrimonio e sulla felicità. Continuerà a suggerirci di aspettare il momento perfetto, di cercare prima la sicurezza economica o la realizzazione personale. Ma il Salmo 127 ci ricorda una verità semplice: senza Dio ogni costruzione, prima o poi, rivela la sua fragilità.
Per questo, qualunque sia la nostra stagione di vita, figli, genitori, nonni, coniugi o single, scegliamo di fidarci del progetto di Dio. È una strada controcorrente, ma è anche quella che conduce alla vera gioia.
Dopotutto, il Dio che ha inventato la famiglia è anche l’unico che sa davvero come farla fiorire.
—Davide Standridge
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