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La Voce del Vangelo


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La VOCE marzo 2019

Condividere tutta la verità con amore

Come ti sentiresti se scoprissi che a un tuo caro, colpito da una grave malattia, fosse somministrato solo un placebo? Immagino la tua rabbia. Faresti di tutto per assicurargli la più efficace e appropriata terapia. 

Il placebo è una sostanza farmacologica senza alcun principio attivo. L’unico “effetto” che può avere è tranquillizzare, mentalmente, pazienti ipocondriaci, malati immaginari che non necessitano di alcuna cura reale.

Eppure, tante volte, come credenti  rischiamo di offrire alle persone un placebo al posto della verità.    

Il peccato è come una malattia mortale. Ha effetti devastanti nella vita, ma nell’eternità si vedono chiaramente le sue inesorabili conseguenze. 

Hai mai pensato che il tuo modo di parlare della fede potrebbe essere nocivo? 

Non c’è posto per il placebo nell’evangelizzazione. Credere alla verità porta risultati eterni meravigliosi. Ma un messaggio non pienamente conforme al vangelo è un inganno che ha effetti disastrosi.

Dobbiamo seguire l’esempio di Gesù. Lui non ha ammorbidito, né falsato il messaggio per non turbare la gente. Non cercava seguaci, ma discepoli!

IL VANGELO È UNA BUONA NOTIZIA 

La salvezza non costa nulla, ma seguire Gesù costa tutto. Anche se pare una contraddizione, è una verità biblica. 

Spesso si evita di parlare del costo di seguire Gesù, per non scoraggiare persone dal convertirsi. Il problema è che entrambi gli aspetti, il dono gratuito della salvezza e il costo del discepolato, sono indispensabili per una presentazione corretta e completa del messaggio di salvezza.

La buona notizia del vangelo sta nel fatto che Dio ha risolto il nostro problema del peccato e del conseguente giusto ed eterno giudizio su esso, cioè la morte. La salvezza non costa nulla, perché Gesù ha pagato tutto. 

“Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti” (Efesini 2:8,9). 

Dal momento che la salvezza è totalmente gratuita, qualunque pensiero, o azione, che insinui l’idea di dover fare qualcosa, o comportarsi in un certo modo per essere salvati, ne perverte il messaggio, rendendolo un vangelo falso, che non salva, bensì maledice.

Ogni tentativo per meritarsi la salvezza è un affronto alla persona e all’opera di Cristo. Sarebbe come dire che Gesù abbia fallito e che la Parola di Dio sia falsa, quando afferma che Gesù, “reso perfetto, divenne per tutti quelli che gli ubbidiscono autore di salvezza eterna… Perciò egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro… Infatti con un’unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che sono santificati” (Ebrei 5:9; 7:25; 10:14). 

IL VANGELO È ESCLUSIVO

Gesù ha affermato: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giovanni 14:6). E l’apostolo Paolo ribadisce: “Infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo” (1 Timoteo 2:5).

Non ci sono altre vie per arrivare a Dio. Non ci sono altri mediatori. Credere in un’entità, una forza superiore, in un dio diverso da quello biblico, affidarsi ai santi, vivi o morti, è un falso vangelo che non salva affatto. 

“Credo in Dio a modo mio” è un’affermazione presuntuosa e pericolosa, perché non trova fondamento in quello che Dio dice nella sua Parola.

IL VANGELO RIVELA LA VERITÀ SUL TUO PECCATO

Fin qui, le persone che frequentano le nostre chiese e si considerano credenti, per la maggior parte, sono d’accordo con tutto quello che abbiamo detto. 

Ma c’è ancora un aspetto di cui dobbiamo parlare, senza il quale la presentazione del vangelo non sarebbe completa: seguire Cristo ha un costo alto. 

Alcuni lo tralasciano pensando che, casomai, sarebbe meglio parlarne dopo che l’altro avrà accettato il nostro discorso. 

Gesù, Dio incarnato, ha fatto tutto perfettamente. Studiando il suo modo di evangelizzare, sembra quasi che volesse scoraggiare le persone a seguirlo. 

Il suo messaggio consisteva in alcuni elementi fondamentali costanti. Non ha presentato la buona novella prima di aver sollecitato una consapevolezza profonda del peccato e delle sue conseguenze. 

Anche Giovanni Battista, che era stato l’apripista del Salvatore, ha predicato contro il peccato, denunciando le opere malvagie delle persone che venivano da lui. La chiamata al battesimo di ravvedimento era la preparazione perfetta per la buona notizia che Gesù avrebbe portato loro. 

Giovanni ha perso la testa a causa del suo parlare chiaro e diretto. A nessuno piace essere rimproverato per quello che fa, tantomeno essere definito un peccatore, e mai e poi mai sentirsi condannato eternamente all’inferno.

Oggi rischieremmo molto meno di Giovanni, ma saremmo sicuramente additati come fondamentalisti radicali, senza amore. È più facile parlare di soluzioni ai problemi, consigliare su matrimoni difficili, o proporre nuove amicizie piuttosto che proclamare quella fede che richiede un dietro front totale allo stile di vita e alle credenze che si avevano prima.

Invece avvertire le persone delle conseguenze del loro peccato è un vero atto di amore. Le loro coscienze potrebbero essere sollecitate dallo Spirito Santo e portate al ravvedimento. Altro che placebo!

IL VANGELO NON TEME DI ALIENARE LA GENTE

Quando Gesù era sulla terra, i suoi fratelli si stupivano che lui non volesse rendersi noto a tutto il mondo (Giovanni 7:2-7). Le folle lo seguivano già. Sarebbe bastato poco per tenersele buone: parole dolci e promesse di felicità. 

Lui invece, alzava la posta in gioco esigendo una separazione netta dal peccato e dal mondo e una resa totale alla sua autorità. 

Era perentorio anche nel definire cosa vuol dire credere in lui.

Ha detto: “Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io riconoscerò lui davanti al Padre mio che è nei cieli. Ma chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io rinnegherò lui davanti al Padre mio che è nei cieli. Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a metter pace, ma spada. Perché sono venuto a dividere il figlio da suo padre, la figlia da sua madre, la nuora dalla suocera; e i nemici dell’uomo saranno quelli stessi di casa sua. Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me. Chi non prende la sua croce e non viene dietro a me, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita la perderà; e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà” (Matteo 10:32-39).

Seguire Gesù non è un hobby. Vuol dire vivere una vita santa, moralmente pura e onesta. Questo può creare frizione e divisione con la famiglia, con gli amici. 

Essere cristiani significa morire a se stessi. Significa anche essere pronti a morire fisicamente per amore di Gesù. 

La croce che dobbiamo portare non sono le difficoltà della vita (quelle ce l’hanno anche i non credenti), ma sono le ostilità e le persecuzioni nei nostri confronti, in quanto seguaci di Cristo. 

“Ricordatevi della parola che vi ho detta: «Il servo non è più grande del suo signore». Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutto questo ve lo faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato” (Giovanni 15:20,21).

L’amore perfetto di Dio fa parte del vangelo, ma la buona notizia diventa molto più bella quando si è pienamente consci della propria condizione di peccatori perduti.

IN TUTTO QUESTO, quando presentiamo il vangelo biblicamente, abbiamo un perfetto alleato nello Spirito Santo: “Quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. Quanto al peccato, perché non credono in me; quanto alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato” (Giovanni 16:9-11).

È compito nostro parlare di Gesù, ma non vogliamo essere colpevoli di portare un messaggio poco chiaro, o incompleto.

Preghiamo che Dio usi l’opuscolo preparato anche quest’anno (vedi qui sotto) per toccare le vite delle migliaia di persone, che sono malati terminali intorno a noi. 

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