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La Voce del Vangelo


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La VOCE ottobre 2015

“Mario, non entrare nell’acqua!” “Mario, t’ho detto di non entrare nell’acqua!”
“Mario!! Hai capito che devi stare lontano dall’acqua?”
“Che devo fare per farti obbedire?”
“È possibile che ogni giorno sia la stessa storia?!”
“Ora che sei entrato in acqua, resta vicino alla riva!”

Tutti i giorni, scene come queste, sono sotto gli occhi di tutti. Si ripetono ovunque: nei negozi, per strada, a scuola e in casa. I genitori sembrano ormai aver perso l’abilità – e anche la volontà! – di educare i figli. Certe volte, osservando scene del genere, mi viene voglia di dare un paio di sculacciate. Non ai figli. Ai genitori!
È penoso vedere la totale incapacità dei genitori, credenti inclusi, di controllare i propri figli. E quel che è ancor più triste è che spesso lo si vede proprio in chiesa.
A volte si ha la sensazione che i genitori siano più preoccupati per la “brutta figura” che fanno a causa del comportamento dei figli in pubblico, che per il danno che arrecano ai propri bambini  per non saperli disciplinare.
Il problema è che l’educazione dei figli non può essere relegata ai momenti in cui si comportano male in pubblico. Deve cominciare a casa.

Continua a leggere: troverai insegnamenti importanti!


IN PUBBLICO COME A CASA

Dio ha detto chiaramente che i genitori sono responsabili dell’educazione dei loro figli. Ma molti genitori,  soprattutto neo papà e mamme, pensano di poterlo fare senza dover pianificare il buon uso del tempo a casa. E poi si stupiscono degli scarsi risultati. Le seguenti 9 false speranze sono alcune delle stolte aspettative che i genitori pensano di ottenere senza un granché da parte loro. Non sono in ordine d’importanza, ma dovrebbero farci riflettere.

1    Che i figli sappiano come comportarsi senza essere educati dai genitori.
Per alcuni genitori ricorrere al baratto sembra l’unico modo per ottenere l’obbedienza. “Stai buono adesso e poi la mamma ti dà…” “Se la smetti di fare capricci andremo a prendere il gelato.” Il problema è che lo scambio deve diventare sempre più vantaggioso per i figli. Ma la lezione che imparano più in fretta è che il gelato, prima o poi, arriva lo stesso.
 “Ascolta, figlio mio, l’istruzione di tuo padre e non rifiutare l’insegnamento di tua madre” (Proverbi 1:8). I figli devono imparare ad ascoltare e seguire le istruzioni senza baratti e ricatti. Lo faranno, se i genitori si esprimono con loro in modo chiaro e coerente.

2    Che i figli si comportino in pubblico in modo diverso da come fanno a casa.
Sembra scontato? Ma pensaci: se aspetti che sia l’imbarazzo per un comportamento scorretto di tuo figlio in pubblico a farti interessare della sua educazione, hai perso in partenza!
Dio ha comandato ai genitori, specialmente ai padri di essere coinvolti nell’istruzione dei figli. “Questi sono i comandamenti, le leggi e le prescrizioni che il SIGNORE, il vostro Dio, ha ordinato di insegnarvi, perché li mettiate in pratica […] così che tu tema il tuo Dio, il SIGNORE, osservando, tutti i giorni della tua vita, tu, tuo figlio e il figlio di tuo figlio, tutte le sue leggi e tutti i suoi comandamenti che io ti do, affinché i tuoi giorni siano prolungati” (Deuteronomio 6:1,2).
Se i figli non imparano ad obbedire a casa, non lo faranno in pubblico. Se a casa non ci sono regole a cui devono sottostare, sarà difficile convincerli che ce ne siano fuori casa. Se la parola dei genitori non ha peso a casa, tanto meno ne avrà quando si esce di casa.

3    Che i figli conoscano Dio senza essere istruiti a casa.
Far conoscere Dio ai figli è un compito che Lui stesso ha affidato specialmente ai genitori! Sentirsi inadeguati o impreparati in questo, non dà il diritto di relegare l’insegnamento biblico ad altri, alla chiesa o alla scuola domenicale. La cura spirituale di tuo figlio è compito tuo. Prima cominci a farlo, migliore sarà il risultato.
“Tu amerai dunque il SIGNORE, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze. Questi comandamenti, che oggi ti do, ti staranno nel cuore; li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai” (Deuteronomio 6:5-7).
È sottinteso che i genitori stessi amino il Signore con tutto il cuore e vivano in piena dipendenza da questo amore che trasforma le loro priorità e guida ogni comportamento quotidiano. Sperare che i figli imparino ad amare Dio senza una cura attenta e costante da parte dei genitori è da stolti.

4    Che i figli amino la chiesa se i genitori non la frequentano regolarmente.
Molti genitori sono sorpresi quando i figli, arrivati a una certa età, perdono l’interesse per la chiesa e smettono di andarci. Ma in tutti questi anni, cosa avranno trasmesso ai figli, non tanto a parole, ma con i loro comportamenti? Che è più importante riposare che andare in chiesa? Che la casa, lo svago, lo sport ha la precedenza? Che la frequenza regolare è un’opzione? E che è normale criticare il messaggio, le guide, la musica e le persone al ritorno a casa?
“Facciamo attenzione gli uni agli altri per incitarci all’amore e alle buone opere, non abbandonando la nostra comune adunanza come alcuni sono soliti fare, ma esortandoci a vicenda; tanto più che vedete avvicinarsi il giorno” (Ebrei 10:24,25). Come fai a dimostrare il tuo amore per la Parola e per gli altri credenti, se non li frequenti?

5    Che i figli abbiano le giuste priorità se i genitori non le hanno.
Se chiedessi ai tuoi figli quali sono le tue priorità nella vita, cosa direbbero? Amarsi a vicenda? Rispettarsi? Per il marito sacrificarsi per la moglie? Per la moglie sottomettersi al marito? Amare il Signore? Crescere spiritualmente? La santificazione?
L’ipocrisia dei genitori, insieme alla incoerenza, è il deterrente numero uno nell’istruzione dei figli. Salomone attesta: “Insegna al ragazzo la condotta che deve tenere; anche quando sarà vecchio non se ne allontanerà” (Proverbi 22:6). Ogni genitore spera che nel tempo gli sforzi e le lacrime portino frutto. Le nostre azioni fanno parte dell’insegnamento quanto le nostre parole.

6    Che i figli adolescenti trovino piacere a parlare con i genitori se non l’hanno mai fatto prima.
In molte famiglie tutti e due i genitori lavorano. Trovare il tempo insieme in famiglia, ricavarsi spazi nella vita dei figli diventa difficile. I bambini oggi interagiscono molto di più con la TV, l’ipad e il cellulare di quanto lo facciano con i genitori. Non permettere che altri abbiano più influenza di te sui tuoi figli! Fermati e chiediti quanto sono influenzati dalla scuola, da ore e ore di TV e dagli amici. Alla luce di queste realtà, puoi fidarti a occhi chiusi di quello che stanno imparando?
Sii presente nella vita di tuo figlio e dimostragli che sei interessato a quello che lui pensa. Dio lo fa amorevolmente con noi: “Io ti istruirò e ti insegnerò la via per la quale devi camminare; io ti consiglierò e avrò gli occhi su di te” (Salmo 32:8).

7    Che i figli ubbidiscano se non ci sono conseguenze alla disobbedienza.
“Chi risparmia la verga odia suo figlio, ma chi lo ama, lo corregge per tempo” (Proverbi 13:24). Due aspetti fondamentali sono evidenti in questo testo: il primo è che la disobbedienza senza le dovute conseguenze non solo è grave, ma è in realtà un modo di odiare il figlio. Il secondo è che la disciplina va applicata per tempo. Minacciare i figli disobbedienti con una punizione che non si intende infliggere non serve a niente. I figli hanno bisogno di imparare che tutte le loro azioni hanno delle conseguenze. Questo è amore: istruire, mettere paletti, fissare limiti e insegnare le conseguenze chiare e immediate della disobbedienza.
Dare regole ai figli, esigere l’obbedienza e punire le disobbedienze sono elementi importanti per rendere il terreno fertile per la presentazione del Vangelo. Al contrario, vivere in una famiglia dove non si hanno regole chiare e dove la ribellione non ha conseguenze, non prepara il cuore del bambino alla verità del peccato, del castigo e della salvezza.

8     Che i figli non diventino ribelli se sono educati male.
Le persone più frustrate dal cattivo comportamento dei figli sono proprio i genitori. Dopo ripetuti ordini caduti su orecchi sordi, anzi, seguiti da ostinata disobbedienza, i genitori cedono e danno libero sfogo a reazioni spropositate: grida, schiaffi e minacce fuori posto. “E voi, padri, non irritate i vostri figli, ma allevateli nella disciplina e nell’istruzione del Signore” (Efesini 6:4).
Parole dettate dalla frustrazione, minacce esagerate e punizioni inflitte perché si è in collera non producono i risultati desiderati. Dio dice che allevare i figli è qualcosa che si fa giornalmente nell’istruzione e disciplina attenta.

9    Che i figli sappiano le buone maniere a tavola se a casa non si mangia insieme.
Una volta ero seduto a tavola accanto a due famiglie con quattro figli tra i due e i sei anni. Il pranzo è stato lento, ma i figli sono stati seduti tutto il tempo ed hanno mangiato senza gridare o creare trambusto. Sembra irreale? Come ci sono riusciti i genitori? Tutti e due erano coinvolti nel tenerli buoni e si erano preparati con giochini per i tempi d’attesa tra una portata e l’altra.
Molte famiglie hanno perso la sana abitudine di mangiare tutti insieme. Le buone maniere si imparano a casa, dai genitori uniti che vogliono piacere al Signore anche nelle piccole cose.
L’educazione dei figli comincia a casa. Comincia con decisioni che mamma e papà prendono insieme e portano avanti con costanza e coerenza. È una responsabilità ricevuta dal Signore. Non svolgere bene questo compito sarà la loro vergogna. “La verga e la riprensione danno saggezza; ma il ragazzo lasciato a se stesso, fa vergogna a sua madre” (Proverbi 29:15).


Non volevo creare rigetto...

Maria parlava con Carla che l’ascoltava stupita. Diceva che non forzava i suoi ad andare a scuola. Marco, il più piccolo, ci andava ancora con piacere tutti i giorni. Ivano, che adesso faceva la prima media, era pronto ad andarci per gli amichetti, ma non faceva mai i compiti e non studiava perché non ne vedeva il valore. Preferiva i videogiochi. Luca, invece, da tempo non frequentava più la scuola. Non gli andava, punto e basta.
Maria spiegava che non voleva forzare i figli. Studiare è qualcosa di personale, ad alcuni va, ad altri no. Costringerli poteva solo renderli ribelli e creare un rigetto. Quando sarebbero stati più grandi avrebbero deciso da soli se studiare o meno, ma solo se ne avessero sentita l’esigenza. Certo, avrebbe preferito che studiassero, ma temeva il rigetto.

Una storia inverosimile che però si ripete regolarmente in un altro campo: andare in chiesa. Discorsi di questo tipo li sento continuamente. La paura di promuovere ribellione se si forzano i figli ad andare in chiesa. Ma la realtà è che, secondo la Bibbia, i bambini, come tutti i non credenti, sono già ribelli! Forzarli ad andare in chiesa non crea ribellione, assecondarli, invece, promuove la loro ribellione innata. L’unica speranza è che il Signore parli ai loro cuori. Solo ascoltando la Parola di Dio il messaggio del Vangelo può penetrare i cuori. “Così la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo” (Romani 10:17).

Obbligare i figli ad andare in chiesa non crea più danno di quanto lo crei forzarli a lavarsi i denti o andare a scuola. Forse abbiamo perso di vista le nostre responsabilità o abbiamo permesso che il mondo ci crei delle paure infondate.
Ogni genitore credente deve pregare per i propri figli e deve esporre loro al Vangelo con coerenza e con costanza. Non c’è messaggio più importante che un genitore possa dare loro.

Davide Standridge